Fuoco amicoCosa sappiamo sullo schianto dell’aereo di Prigozhin

Il volo, caduto a trecento chilometri da Mosca, trasportava dieci persone, tutte morte. Tra loro, conferma l’agenzia russa Rosaviatsia, ci sarebbe il capo della Wagner: il suo nome, e quello del suo vice Utkin, sono sulla lista dei passeggeri. Biden: «Non mi stupirei se dietro ci fosse Putin»

Il luogo dello schianto (foto da Telegram)

L’unica certezza, a lungo, è il nome. Ma ogni informazione è di provenienza russa, mediata dalle autorità russe, dai media statali, con i loro tempi e le loro reticenze. C’è il nome di Yevgeniy Prigozhin (62 anni) sulla lista dell’aereo caduto ieri nella regione di Tver, vicino al villaggio di Kuzhenkinskoe, a trecento chilometri da Mosca, da dov’era partito diretto a San Pietroburgo. Sullo stesso elenco figura anche anche il suo vice Dimitri Utkin, il cofondatore della Wagner con simpatie politiche naziste.

A sentire i suoi, e cioè il gruppo Telegram Grey Zone, l’incidente è frutto di «fuoco amico»: della contraerea russa, o di un missile. Anche il presidente americano Joe Biden non ha escluso che si tratti di una vendetta di Vladimir Putin. Dai resti del jet sono stati estratti dieci corpi: tutte le persone a bordo (tre dell’equipaggio e sette passeggeri) del volo sono morte, per la convalida della loro identità, a causa delle ustioni, potrebbe servire il test del Dna. Dai video sul posto, si vedono le ultime quattro cifre del numero dell’aereo: «2795».

Collimano con la “targa” dell’aereo di Prigozhin: RA-02795. La stessa sigla identificativa è stata confermata dai media russi. Sarebbe decollato dall’aeroporto Sheremetyevo di Mosca alle sei locali (le 17 italiane). La sua ultima posizione nota, secondo il portale Flightradar24, è stata centosessanta chilometri a Nord della capitale, a otto chilometri e mezzo d’altezza da terra. 

Poi si sono perse le sue tracce. Un secondo aeromobile, affiliato al Gruppo mercenario, sarebbe poi arrivato a Mosca. Un reporter di Bellingcat ha sostenuto che Prigozhin fosse solito volare sempre con due aerei, scegliendo all’ultimo su quale salire. Solo lunedì, il capo della Wagner era comparso in un video in mimetica in cui asseriva di trovarsi in Africa, epicentro delle attività all’estero della milizia. Dopo la ribellione del 23 giugno, culmine di settimane di scontro con le gerarchie militari, era riparato in Bielorussia, dove lo avrebbero seguito fino a quattromila effettivi. 

L’agenzia federale russa del trasporto aereo (Rosaviatsia) ha confermato, riporta la Cnn, che Prigozhin era a bordo. Prima la notizia si era rincorsa su agenzie e televisioni russe. Nello stesso giorno, il generale Sergei Surovikin sarebbe stato silurato dalla guida dell’aeronautica. Surovikin era scomparso dai radar proprio dall’insurrezione: era finito, pare, agli arresti domiciliari perché sospettato d’intelligenza con il nemico, cioè Prigozhin. 

L’eliminazione di un rivale non sarebbe una sorpresa, ma in continuità con il “metodo” Putin: «i nemici non si cooptano, si distruggono», ha spiegato al Corriere l’ex consigliere di Obama, Charles Kupchan. Nessuna riabilitazione, insomma. Tra gli omicidi politici ordinati dal Cremlino: uno dei primi, l’ex spia Aleksandr Litvinenko, avvelenato con il polonio; poi la giornalista Anna Politkovskaja nel 2006, l’ex vicepremier Boris Nemcov nel 2015. Tra quelli tentati, l’oppositore Aleksej Navalny nel 2020.

Se confermata, la morte di Prigozhin difficilmente avrà un impatto sulla guerra in Ucraina. I suoi uomini avevano lasciato il fronte dopo essere stati tra i protagonisti della battaglia – della carneficina – di Bakhmut. Ora i wagneriti potrebbero venire cooptati nei ranghi dell’esercito regolare: possono tornare ancora utili al Cremlino, magari in Africa, la location, forse fittizia, dell’ultimo video. L’ultima spacconata. 

A San Pietroburgo, ieri, le luci sul quartier generale della Wagner sembravano esprimere il lutto. Putin, nel frattempo, si trovava a Kursk per l’ottantesimo anniversario della battaglia del 1943. Non ha parlato dell’incidente, ma ha elogiato i soldati «che stanno combattendo con coraggio e risolutezza in Ucraina».

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