
«Sorella d’Albania, fratello d’Italia». È il calembour del primo ministro albanese Edi Rama, nonché la didascalia della foto con la premier Giorga Meloni, che alla fine ha risposto al suo invito e l’ha raggiunto, prima di tornare, in traghetto, alle vacanze in Puglia. Un ritorno, dopo i sorrisi e la barca, anche ai guai della maggioranza.
Su tutti il rincaro dei carburanti, nonostante la misura bandiera voluta dal governo di esporre i cartelli con i prezzi fuori dai benzinai. Scrive la Stampa che il costo medio del pieno è aumentato di dieci euro nell’ultimo trimestre (stima di Assoutenti), siamo al sedicesimo rialzo consecutivo. Sull’importo al litro incidono per il 56,6 per cento le accise, ma tagliarle – come ha fatto Mario Draghi tra marzo a novembre dell’anno scorso, con uno sconto di trenta centesimi – si tradurrebbe in un mancato introito per lo Stato di circa un miliardo al mese.
Meloni sa che l’attende «un autunno impegnativo», come ha detto intervistata dal Quotidiano di Puglia. Si trova di nuovo a gestire le scintille tra gli alleati, Forza Italia e Lega, con vista sulle elezioni Europee. Matteo Salvini ha commentato l’elezione, in Spagna, di una presidente della Camera socialista, grazie a un compromesso dell’ultimo minuto con i catalani di Junts: «Ecco cosa succede quando nel centrodestra si mettono veti e ci si divide, vince la sinistra nonostante abbia meno voti».
Il riferimento è alla spaccatura tra Vox e il Pp: l’ultradestra non ha votato la candidata dei Popolari perché questi si sono rifiutati di aiutarla a ottenere almeno una vicepresidenza del Parlamento. E ora è in forse anche il patto per un’eventuale investitura di Alberto Núñez Feijóo, a cui Santiago Abascal vuole prima chiedere «spiegazioni», a beneficio delle ambizioni del Psoe di Pedro Sánchez di restare al governo.
Le parole del leader del Carroccio rispondono a distanza, di un giorno, ad Antonio Tajani, che alla Versiliana aveva detto «l’Afd mi fa schifo». Due giorni prima, rinsavito in un’intervista al Corriere, il ministro degli Esteri affermava: «Preferisco Macron a Le Pen, per la visione dell’Europa». Marine è alleata storica, amica personale di Salvini e compagna di gruppo a Strasburgo dei leghisti.
I meloniani sono concentrati sul rafforzamento di Ecr. La linea, ribadita da Carlo Fidanza (FdI), è ragionare di alleanze dal giorno successivo alle urne. Ma la battaglia, e la concorrenza, tra i due vicepremier rischia di danneggiare l’azionista di maggioranza della coalizione che esiste già. Le rimostranze azzurre sulla tassa sugli extraprofitti, secondo un retroscena di Repubblica, sarebbero arrivate dopo un confronto con la famiglia Berlusconi.
A riguardo, è attesa a giorni una lettera della Bce. «Un paio di settimane al massimo», riporta il Corriere. L’Eurotower ritiene dannoso il provvedimento annunciato l’8 agosto, peraltro senza essere notificato alla Banca d’Italia e, quindi, neppure a Francoforte, che invece andrebbe consultata, stabiliscono i trattati. Oltre al danno d’immagine dell’imposta, anche se il parere non sarà vincolante, potrebbe aprirsi un nuovo fronte di scontro con la Bce, accusata a ogni piè sospinto da Meloni e Salvini di aver creato il problema di fondo con «ingiustificati» aumenti dei tassi d’interesse.