In mostra a LuganoIl seducente confronto tra antichi maestri e artisti contemporanei

Dal 10 settembre al 7 gennaio 2024, il Museo d’arte della Svizzera italiana offrirà la possibilità di ammirare più di trecento pezzi provenienti da una delle collezioni più ricche d’Europa, la Graphische Sammlung Eth Zürich. Dal dialogo tra opere di epoche diverse emergono temi estremamente attuali, come quello della rappresentazione del corpo

Francisco de Goya, Agilità e audacia di Juanito Apiñani nell’arena di Madrid. Da La Tauromaquia, prima edizione, 1816, acquaforte e acquatinta. Heinrich Schulthess-von Meiss, 1894/1898. Graphische Sammlung Eth Zürich

Il Museo d’arte della Svizzera italiana a Lugano offre, fino al prossimo 7 gennaio, l’accesso a una tra le più straordinarie collezioni europee di stampe e disegni. Si tratta di trecento opere selezionate tra le centosessantamila in possesso della collezione Graphische Sammlung Eth Zürich che, a differenza di altre ancorate a istituzioni museali, appartiene al Politecnico di Zurigo, università celebre per il suo rigido orientamento tecnico-scientifico.  

La collezione comprende opere che, a partire dalle xilografie del XV secolo, giungono sino alle attuali stampe analogiche o digitali. Lo spettro delle tecniche grafiche è vasto: xilografia e incisioni a bulino fino all’acquaforte e alla serigrafia, ma anche disegni, fotografie e multipli. 

Il percorso espositivo si apre con una grande parete dove, in “stile Pietroburgo”, sono appesi autoritratti o ritratti di artiste e artisti. Le sale successive seguono invece un criterio cronologico, ma dall’inevitabile confronto tra antichi maestri e creazioni più recenti emergono temi del tutto attuali, come il processo di creazione dell’opera, il rapporto tra copia e originale, la trasmissione di motivi e iconografie. 

Albrecht Dürer. Adamo ed Eva, 1504, Incisione a bulino, Graphische Sammlung Eth Zürich

È a partire dal XVI secolo che diviene evidente il vero scopo della “incisione di traduzione”, divenuto il mezzo di diffusione più consono per far conoscere capolavori o soggetti inconsueti a un ampio pubblico (la fotografia non era ancora stata inventata). In passato solo un ristretta cerchia di privilegiati aveva la possibilità di viaggiare e la riproduzione grafica – relativamente poco costosa e facilmente trasportabile – costituì lo strumento fondamentale per la creazione di una memoria visiva collettiva. 

In Europa la stampa assume così anche il ruolo di strumento per la rappresentazione scientifica e naturalistica, anche se a comporla è un gigante della storia dell’arte occidentale, come testimonia la xilografia Rhinocerus di Albrecht Dürer. L’artista che non aveva mai visto questo animale, lo raffigura in modo ritenuto a lungo realistico e quindi ristampato nel tempo in più edizioni.

Albrecht Dürer, Rhinocerus, 1515, xilografia e stampa tipografica, Graphische Sammlung Eth Zürich

Aspetto straordinario di questa esposizione è dunque la didattica museale proposta al pubblico. Un intento scientifico che passa però attraverso l’osservazione dei lavori di esponenti di spicco della storia dell’arte europea – da Dürer a Rembrandt, da Goya a Picasso e Munch -, presentati accanto ai lavori di artisti contemporanei come John M Armleder, Olivier Mosset, Candida Höfer, Fischli/Weiss, Sylvie Fleury o Baumgartner. 

La sequenza cronologica non impedisce infatti alla curatela di dare un valido esempio di concettualizzazione delle opere esposte. Come accade per la sezione dedicata alla rappresentazione del corpo, un tema che emerge particolarmente condensato al volgere del XX secolo negli espressionisti, nelle stampe di Edvard Munch e Käthe Kollwitz, e nei disegni in filigrana di Egon Schiele o Ferdinand Hodler.

Diversi esempi testimoniano poi la più recente evoluzione della stampa come grafica d’autore. Accade a partire dalla seconda metà del XIX secolo con l’invenzione di processi di stampa sempre più veloci, ma soprattutto con l’irruzione della fotografia. È allora che la distinzione tra opere d’arte e prodotti di serie comincia a farsi largo sino a definire il concetto di “edizione limitata”, dove l’artista numera e firma la propria opera, una strategia commerciale utilizzata per enfatizzare il valore di un’edizione. 

L’esposizione si conclude con in una serigrafia della nota, una serie realizzata da Warhol nel 1968. Come di rado accade (se c’è un nome inflazionato è quello del leader della pop art), la riflessione intorno alla lattina della zuppa più famosa della storia dell’arte è perfettamente allineata al tragitto indicato per questa mostra dalla curatrice Linda Schädler, a cui si deve anche il prezioso catalogo che l’accompagna. 

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