ShellmanLa controversa nomina di Wopke Hoekstra come nuovo commissario europeo per il Clima

Il suo passato nel mondo fossile e qualche vecchio neo – tra i Pandora papers e le critiche all’Italia durante la pandemia – stanno facendo storcere molti nasi a Bruxelles. Ma l’incarico dell’olandese classe 1975 non è scontato: si deciderà tutto all’inizio dell’autunno in una votazione che si preannuncia spinosa

AP Photo/LaPresse

Serviva un nome per colmare un vuoto e alla fine è arrivato. Dopo le dimissioni di Frans Timmermans per la decisione di candidarsi alle elezioni olandesi del prossimo novembre, la transizione green europea avrà un nuovo volto: quello di Wopke Hoekstra, attuale ministro degli Esteri dei Paesi Bassi. 

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha proposto il membro dell’uscente governo Rutte per il ruolo di commissario Ue per l’Azione per il clima. Se la sua candidatura sarà approvata dal Consiglio e dal Parlamento europeo a inizio autunno, Hoekstra erediterà la gestione del pacchetto di politiche climatiche dell’Unione. A quanto pare, la delega al Green deal resterà però nelle mani del vicepresidente Maros Sefcovic, che aveva assunto temporaneamente il portafoglio del clima subito dopo il ritiro di Timmermans (una mossa della Commissione che l’esperto di politiche climatiche Davide Panzeri, nel corso di un’intervista rilasciata a Linkiesta, aveva definito «attendista»).

Hoekstra ha dimostrato «una forte motivazione per l’incarico e un grande impegno nei confronti dell’Unione. La sua esperienza di governo sarà una forte risorsa, in particolare per la diplomazia europea sul clima in vista della Cop28 e per i finanziamenti per il clima, oltre che per l’attuazione degli strumenti legislativi relativi al clima», ha dichiarato Ursula von der Leyen subito dopo i colloqui con il collega.

Chi è Wopke Hoekstra
Quarantasette anni, nato a Bennekom – nella regione della Veluwe, la più grande area boschiva dei Paesi Bassi –  ed esponente di spicco del partito olandese Appello cristiano democratico (Cda), Hoekstra viene eletto nel 2011 alla Eerste Kamer, la camera alta del parlamento olandese. 

Da lì la sua scalata politica è inarrestabile. Nel dicembre 2020 il leader di Cda Hugo de Jonge annuncia le sue dimissioni e il consiglio del partito nomina all’unanimità Hoekstra come suo successore. Prima di diventare ministro degli Esteri guida anche il dicastero delle Finanze dal 2017 al 2021; termina l’incarico nello stesso anno in cui la pubblicazione dei Pandora papers mette in luce il suo coinvolgimento nell’acquisto di cinquecento azioni di una società offshore in un paradiso fiscale, la Candace management nelle Isole Vergini Britanniche.

Prima di buttarsi in politica, dopo una laurea in legge e alcuni corsi di diritto ed economia alla Luiss di Roma, diventa partner per la società di consulenza McKinsey. In seguito, fino al 2006, lavora per Shell – colosso britannico del petrolio, nona azienda al mondo per fatturato nel 2022 – tra Berlino, Amburgo e Rotterdam.

Ma Hoekstra è noto alle cronache italiane soprattutto per un’altra ragione. Nell’ottobre 2020, in piena pandemia, si è opposto al rilascio di finanziamenti a fondo perduto previsti dal Recovery fund. In quel periodo Paesi Bassi, Austria, Danimarca e Svezia avevano formato il blocco dei cosiddetti “Paesi frugali”, il versante parsimonioso dei Ventisette che preferiva misure più morigerate per far fronte alla crisi economica scatenata dal Covid. 

In quel contesto, Hoekstra aveva chiesto alla Commissione europea di indagare sul perché Italia e Spagna non disponessero dei margini di bilancio necessari per far fronte alla situazione. Un episodio considerato perlopiù offensivo da parte delle nostre istituzioni.

Le reazioni di Bruxelles
La notizia della nomina di Hoekstra è stata accolta negativamente da più parti. Diversi membri del Parlamento europeo hanno messo in dubbio l’idoneità del profilo olandese per questo ruolo: il suo partito appartiene infatti alla famiglia politica del Ppe, recentemente messa sotto accusa per i tentativi di rallentare o bloccare alcune delle misure più importanti del Green deal, ad esempio la Nature restoration law

La nomina di Hoekstra è particolarmente contestata perché per la prima volta la responsabilità delle politiche climatiche dell’Unione finirebbe nelle mani di un conservatore, dopo quattro anni di egemonia Timmermans (in area Pse). Inoltre, il suo biglietto da visita non può che far storcere più di un naso: tra i corridoi e sui social è iniziato a serpeggiare il soprannome “Shellman”, per via della passata esperienza professionale all’interno della compagnia petrolifera britannica.

Il gruppo della sinistra al Parlamento europeo ha criticato la scelta di Ursula von der Leyen, sottolineando come Hoekstra non possa prendere il posto di Timmermans e che «inclinare l’equilibrio politico a favore della destra è incomprensibile». 

«Alla luce delle recenti manovre ciniche e populiste del Ppe per annacquare il Green deal e far deragliare dossier legislativi chiave come la legge sul ripristino della natura, è fondamentale che il portafoglio per il clima rimanga nelle mani della nostra famiglia», ha dichiarato il gruppo dei Socialisti e democratici (S&D), che ha definito Hoekstra un candidato «controverso».

Al coro di protesta si è aggiunta l’eurodeputata olandese Anja Hazekamp: «Wopke Hoekstra è un ex dipendente di Shell e membro di un partito che ha sistematicamente cercato di sabotare parti importanti del Green deal europeo, come la Nature restoration law». La sua collega e connazionale, Sophie in ‘t Veld del partito Volt, in un post su X ha scritto che «il risultato europeo più importante di Hoekstra consiste nell’aver insultato intensamente gli italiani durante la crisi Covid» e che «non si tratta esattamente di un campione del clima».

La strada per l’assegnazione del portafoglio climatico, a ogni modo, è ancora lunga. Lo ha sottolineato Pascal Canfin di Renew europe, presidente della commissione Envi (che si occupa di ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare) al Parlamento europeo: «Wopke Hoekstra dovrà dimostrare di essere l’uomo giusto al posto giusto», ha scritto. La nomina dell’olandese dovrà infatti essere confermata da una maggioranza di due terzi dei coordinatori della commissione. La votazione, che con ogni probabilità si svolgerà a inizio autunno, si preannuncia spinosa.

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