Commandos che sbaglianoLa sinistra malata di terzomondismo sconfina nel cinismo antiebraico

Ci sono due sinistre, da una parte i difensori dei valori universali della democrazia e della libertà e dall’altra le ambiguità e le connivenze degli odiatori seriali dell’Occidente

La manifestazione della Cgil a Roma sabato 7 ottobre
Cecilia Fabiano /LaPresse

Puntualmente, dinanzi al terrorismo ritornano le due sinistre: da una parte i difensori dei valori universali della democrazia e dell’umanità, dall’altra gli hater medievali dell’Occidente non lontanissimi dagli intelligentoni dai pronunciamenti opachi e burocratici, biascicamenti ambigui e silenzi vigliacchi.

E dunque dinanzi all’assalto barbarico di Hamas in territorio israeliano si riaffaccia la pelosa comprensione delle “ragioni” dei terroristi (i Tomaso Montanari, i Moni Ovadia, gli Stefano Fassina, gli Alessandro Orsini, Potere al Popolo, pazzi vari che sicuramente occuperanno i talk show: fanno ascolti), un viscido distinguere e melmosi giustificazionismi nei casi più abili ammantati di parole d’ordine retoricamente nobili (l’autodeterminazione dei popoli), quei concetti in sé giusti ma che fuori contesto non sono altro che propaganda da mercato rionale.

Così da questo punto di vista la grande manifestazione della Cgil è stata un’occasione mancata: avrebbe potuto e dovuto essere la prima risposta di popolo all’infamia dei terroristi, invece niente, giusto una frasetta frettolosa di condanna (e meno male!) pronunciata da Maurizio Landini in un torrenziale comizio che sembrava di dieci anni fa – ma questo è un altro discorso.

La manifestazione era su altro, certo, la «difesa della Costituzione», ma quante volte sotto la pressione degli eventi si è data a un corteo una torsione diversa? Parliamoci chiaro: se fosse stata Israele a invadere la Striscia non avremmo sentito in piazza roboanti slogan anti-israeliani e antiamericani?

Semmai va detto che non ci voleva molto a far parlare dal palco un rappresentante della Comunità ebraica di Roma né a organizzare, alla fine della manifestazione, un presidio simbolico sotto l’ambasciata israeliana.

La verità è la Cgil sa che esiste nel «popolo di sinistra», tra certi intellò formato gauche che popolano Rete, giornali e tv con spocchia e vittimismo, un orientamento non minoritario di questo tipo: certo, l’attacco di Hamas va condannato ma la responsabilità reale, storica, è di Israele, tanto più che al governo c’è Bibi Netanyahu, e dell’Occidente (leggi, Stati Uniti) che non hanno mai voluto risolvere la questione palestinese.

L’equidistanza, o qualcosa di abbastanza simile, tra tagliagole e uno Stato democratico ancora alberga, magari non espressa, come ai tempi dei «compagni che sbagliano». D’altronde vale anche per Putin, «in fondo l’Ucraina era russa, no»?

Sono fantasmi che risorgono nella notte della ragione, viscere che buttano odio sul Nemico nel rigurgito di ideologie fallite e nel koestleriano buio a mezzogiorno: gli anni passano e le teste si incanutiscono e non c’è nulla di peggio per incancrenire fissazioni giovanili e dunque c’è un pezzo della sinistra che proprio non ce la fa ad approdare sui lidi della libertà e, diciamolo, a slegarsi dal nodo più o meno robusto dell’odio contro Israele in quanto Stato ebraico.

Perché in questi momenti contano i toni, e i toni di certa sinistra sono spesso dimessi, sussurrati a mezza bocca e non urlati con l’impeto morale che sarebbe consono a una situazione agghiacciante che non ha paragoni se non con gli anni del dominio hitleriano. Ed ecco che da partiti (ini) come Sinistra italiana e i Verdi arriva ben poca voce. Giuseppe Conte è sparito (questo era presidente del Consiglio!) impicciato com’è nelle sue trame pseudopolitiche alla caccia di un zero virgola in più.

Ma anche nel Pd è pieno di gente che, mentre Hamas tortura i disabili e macella i cadaveri di cittadini israeliani, spacca il capello in quattro facendo finta di non capire che questo è il momento dell’indignazione e della protesta; e questo vale anche per certi cattolici di sinistra tipo don Luigi Ciotti che sul palco della Cgil ha tenuto un comizio senza neppure accennare alla tragedia di queste ore, e vale per i pacifisti con le bandiere arcobaleno, vedremo se torneranno dal mare per fare qualcosa.

Non è questa la sede per entrare nel merito dell’atteggiamento, diciamo così, estremamente prudente, del Vaticano: ma da papa Bergoglio, che una certa sinistra vede come leader morale e che verrà certamente strumentalizzato, francamente ci si attendeva qualcosa di diverso da una sostanziale equiparazione tra terrorismo e guerra.

Ma per fortuna, per la seconda volta in tre giorni, giovedì sull’Ucraina e ieri su Israele, Elly Schlein ha tenuto la posizione con parole inequivocabili, e non solo lei ma anche moltissimi esponenti del Pd, il che fa dire che sulla politica estera, e quindi sui valori di fondo che muovono la lotta politica, le posizioni ambigue, stanche e reticenti sul terrorismo di Putin e di Hamas nel Pd sono in forte minoranza: ma ora si tratterebbe di metterle davvero ai margini di quel partito con un’azione definitiva di chiarimento.

Resta il problema più di fondo di una sinistra che in parti importanti del suo popolo si conferma malata di un terzomondismo antioccidentale che sconfina nel cinismo antiebraico: e questo dell’esistenza di due sinistre è un problema da risolvere, in un modo o nell’altro.

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