Mare NostrumIl Mediterraneo è la cassaforte della sicurezza energetica europea

Infrastrutture valide, vicinanza geografica e abbondanti riserve di gas rendono Algeria, Libia ed Egitto dei partner economici ricercati dagli Stati europei

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Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul numero 57 di We – World Energy, il magazine di Eni

L’invasione dell’Ucraina sta producendo ingenti trasformazioni ai mercati del gas: a causa della guerra e del conseguente armamento delle forniture energetiche, gli Stati membri dell’UE hanno cercato delle alternative onde evitare che l’approvvigionamento subisse delle interruzioni. La ricerca di forniture di gas non russe ha dato il via alla riconfigurazione dei flussi sia in Europa sia a livello globale, influenzando il commercio di gas naturale liquefatto (GNL) e di gas convogliato via gasdotto. Il piano REPowerUE prevede un aumento delle importazioni di GNL da Stati Uniti, Qatar, Egitto e, in misura più limitata, da gasdotti quali quelli di Norvegia, Azerbaigian e Algeria.

Diversi Paesi e regioni produttori hanno quindi acquisito una nuova rilevanza politica ed energetica; naturalmente l’area del Mediterraneo rappresenta una delle zone più promettenti per l’architettura della sicurezza energetica europea, poiché offre molti aspetti positivi quali le infrastrutture di esportazione esistenti, i legami politici di lungo corso, la vicinanza geografica e le abbondanti riserve di gas. Il ripristino della sicurezza energetica ha portato a considerare l’espansione di progetti infrastrutturali tra le due sponde, tra cui nuovi gasdotti e nuovi terminali GNL. Nonostante lo scenario promettente, ogni paese esportatore di gas del Mediterraneo deve affrontare e superare molteplici sfide, tanto nel breve quanto nel lungo periodo, per rafforzare ulteriormente il proprio ruolo nei mercati europei del gas.

I flussi dal Nord Africa e il ruolo dell’Italia
Prima del 2011, i paesi del Mediterraneo avevano svolto un ruolo cruciale per i mercati europei del gas, fungendo da importanti fornitori: i paesi del Nord Africa, ad esempio, fornivano la metà del gas italiano grazie ai gasdotti provenienti dalla Libia e soprattutto dall’Algeria. Tuttavia, i flussi dall’Algeria e dalla Libia sono diminuiti a causa dell’aumento della domanda interna, unito al calo della produzione e, in alcuni casi, all’instabilità politica conseguente alla cosiddetta “primavera araba”: in Libia e in Egitto, per esempio, l’instabilità politica post-2011 ha gravemente compromesso la produzione e l’esportazione.

L’Egitto è divenuto infatti un importatore netto negli anni a seguire (2015-2019), poiché non è stato in grado di condurr e attività di esplorazione per sostenere la produzione a fronte dell’aumento del consumo interno. Di conseguenza, la Russia ha rinsaldato il proprio ruolo dominante nel mercato europeo, aggiudicandosi il quaranta per cento del gas importato dall’UE.

In questo periodo, lo sviluppo di progetti infrastrutturali nuovi e alternativi è stato fortemente ostacolato dai bassi prezzi del gas e dalle crescenti ambizioni climatiche che hanno inasprito l’eccessiva dipendenza dell’Europa dal gas russo.

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, i paesi del Mediterraneo hanno contribuito principalmente alla sicurezza energetica dell’Italia e tuttavia potrebbero esportare più gas verso l’Europa – soprattutto verso l’Europa centrale e orientale- attraverso  l’Italia stessa. Di fatto, grazie alla sua posizione e a diversi fattori, lo Stivale può trarre un potenziale vantaggio dalla riconfigurazione generale dei flussi energetici verso l’Europa e all’interno della stessa. La posizione geografica ren del’Italia un potenziale hub di transito e un ponte tra le importazioni di energia dal Mediterraneo e la domanda energetica dell’Europa, cosa che piazzerebbe il Belpaese al vertice della filiera rispetto all’ordine precedente. Per raggiungere questo obiettivo, l’Italia dovrebbe ampliare la propria infrastruttura del gas in modo da consentire il flusso di maggiori volumi da sud a nord e raggiungere così i mercati continentali.

Inoltre, dovrebbe far fronte a diverse sfide e a molteplici vincoli, come l’incertezza sulla futura domanda europea di gas, nonché progettare i futuri rapporti e progetti energetici in linea con gli obiettivi climatici europei.

Sfide e opportunità per l’Algeria
Uno dei maggiori vincitori nel nuovo panorama energetico potrebbe essere l’Algeria. All’indomani della guerra contro la Russia, il paese produttore nord africano ha rafforzato le proprie relazioni con uno dei suoi partner energetici chiave e di lunga data: l’Italia. L’Algeria è divenuta una componente chiave degli sforzi dell’Italia per svincolarsi dal gas russo grazie alla sua vicinanza geografica ai mercati europei, alle interconnessioni esistenti e alle vaste riserve di gas. Pertanto, l’Italia e l’Algeria hanno concordato di aumentare i volumi di gas sfruttando la capacità inutilizzata del gasdotto TransMed da trentaquattro  miliardi di metri cubi (pari a tredici miliardi di metri cubi nel 2021), approccio che risulta essere anche l’opzione meno costosa in quanto non richiede investimenti infrastrutturali. Nel 2022, l’Algeria ha riconquistato la corona di principale fornitore all’Italia, esportando 23,6 miliardi di metri cubi di gas.

Il nuovo contesto politico ha anche indotto il governo algerino a riconsiderare la fattibilità del gasdotto GALSI verso la Sardegna, che inizialmente dovrebbe trasportare il surplus di gas e successivamente idrogeno. Tali sviluppi mettono in luce due aspetti fondamentali delle relazioni tra Algeria e UE nel settore del gas: in primo luogo, l’Algeria si concentra principalmente sulle esportazioni tramite gasdotti.

Il paese ha esportato circa l’ottanta per cento del proprio gas in Europa, la maggior parte del quale verso i mercati di Italia e Spagna. L’Algeria dispone di due terminali GNL con una capacità complessiva di 38 bcm/anno che tuttavia sono fortemente sottoutilizzati. L’ampia capacità sottoutilizzata di tali impianti consente di esportare ulteriori quantità senza dover ricorrere ad altri investimenti infrastrutturali e tuttavia le esportazioni di GNL dell’Algeria sono scese a circa tredici miliardi di metri cubi rispetto ai diciassette miliardi di metri cubi del 2021, a dimostrazione delle sfide che il paese deve affrontare per aumentare i volumi in uscita.

Infatti, ad oggi i volumi esportati dall’Algeria si sono quindi rivelati determinanti per l’Italia. Nonostante l’incremento delle quantità verso l’Italia nel 2022, le esportazioni totali di gas dall’Algeria sono diminuite a causa del crollo dei volumi verso la Spagna e delle esportazioni di GNL. Di fatto, le esportazioni algerine verso l’Italia hanno toccato i massimi livelli da dodici anni a questa parte, ma ciò a fronte di una diminuzione del gas tramite gasdotto verso la Spagna e di un calo delle esportazioni di GNL, con una conseguente riduzione complessiva del gas in uscita rispetto ai livelli del 2021 (i più elevati nell’arco di undici anni). Il crollo dei volumi verso la Spagna è dovuto alla chiusura della linea GME via Marocco: nel 2022 l’Algeria ha esportato 9 bcm (da meno di 8 bcm nel 2021) attraverso il gasdotto Medgaz, ma il volume totale di gas è diminuito di oltre il trentacinque per cento nel 2022 rispetto al 2021; al contempo, la Spagna ha aumentato le proprie importazioni di GNL, detenendo circa un terzo della capacità di rigassificazione dell’UE.

L’Algeria non si è però dimostrata in grado di trarre vantaggi dal nuovo scenario: nonostante abbia riconquistato il ruolo di principale fornitore di gas per l’Italia, il paese nordafricano deve far fronte ai ben noti problemi cronici prima di beneficiare veramente dell’attuale contesto, sia a breve sia a lungo termine. L’aumento del consumo interno, i vincoli normativi che ostacolano gli investimenti nelle attività di esplorazione e produzione e le questioni ambientali rimangono in effetti degli ostacoli fondamentali per l’aumento delle esportazioni di gas algerino, come evidenziato dal persistere della capacità inutilizzata delle infrastrutture di esportazione del paese.

L’Algeria ha bisogno di attirare le compagnie energetiche internazionali affinché investano nel suo upstream, che tradizionalmente è stato limitato da un rigido quadro normativo. Una possibile svolta per la produzione di gas algerina consiste nella valorizzazione delle enormi riserve di shale gas del paese, stimate in ventimila miliardi di metri cubi, con la collaborazione di principali compagnie petrolifere statunitensi quali Chevron ed ExxonMobil.

La Libia a un punto di svolta
L’altro stato del Mediterraneo collegato ai mercati europei del gas è la Libia. Il Paese nordafricano ha una sola via di esportazione possibile (il gasdotto Greenstream da dodici miliardi di metri cubi), poiché il suo unico terminale GNL a Marsa el-Brega è inattivo dal 2011: con lo scoppio della guerra civile in quell’anno, il paese è caduto in un caos politico e di sicurezza che ha pesantemente compromesso la capacità di esportare costantemente gas. Nonostante le condizioni favorevoli (infrastrutture sottoutilizzate, vicinanza geografica e vaste risorse), la Libia è rimasta ai margini della strategia di diversificazione dell’Europa.

La produzione di gas è diminuita nell’ultimo decennio, passando da 17 bcm nel 2013 a 14 bcm nel 2022. Oltre all’instabilità politica, la Libia ha registrato un aumento della domanda interna, soprattutto nel settore energetico, erodendo i volumi di esportazione del gas: nel 2022, l’Italia ha importato dalla Libia solo 2,6 miliardi di metri cubi, contro i 3,2 miliardi del 2021. La Libia non potrà accrescere la propria rilevanza per l’Italia e per l’Europa se non entrerà in funzione una nuova produzione di gas.

Nel gennaio 2023, la firma dell’accordo da otto miliardi di dollari tra Italia e Libia volto a rivitalizzare il settore energetico libico ha segnato una possibile svolta: se attuato, l’accordo rappresenterà un enorme passo avanti per il Paese, in quanto aumenterà la produzione nazionale di gas sia per il crescente mercato interno sia per i mercati europei. Tuttavia, gli investimenti energetici (e quindi le esportazioni libiche) sono profondamente intrecciati con il contesto politico e di sicurezza del paese.

Mediterraneo sud-orientale
La necessità di diversificare le fonti e le rotte ha riportato sotto i riflettori l’area del Mediterraneo orientale, che potrebbe contribuire a un aumento della sicurezza energetica europea e fornire volumi di gas alternativi. Per oltre un decennio, l’area del Mediterraneo orientale è stata fonte di grandi speranze e ambizioni in relazione alla possibilità di diventare in un hub per l’esportazione di gas. Tuttavia, le sfide economiche e (geo)politiche hanno rappresentato una sostanziale minaccia.

Nell’aprile del 2022, la compagnia energetica italiana Eni ha firmato un accordo con la compagnia egiziana EGAS per un massimo di 3 bcm di GNL nel 2022 per l’Italia e l’Europa. Nella stessa ottica, nel giugno 2022, la Commissione europea, l’Egitto e Israele hanno firmato un memorandum d’intesa trilaterale volto ad aumentare le importazioni di energia da questi paesi verso l’UE, in particolare utilizzando il gas israeliano attraverso l’infrastruttura di esportazione di GNL dell’Egitto. Tali accordi evidenziano la rilevanza di due attori dell’area per quanto riguarda le esportazioni di gas: Egitto e Israele.

Cresce l’export egiziano
L’Egitto è emerso come punto di riferimento delle esportazioni di gas del Mediterraneo orientale, detenendo le uniche infrastrutture di esportazione dell’area, vale a dire i due terminali di esportazione di GNL Idku (con una capacità di 10 bcm) e Damietta (con una capacità di 7 bcm). Negli ultimi due anni, l’Egitto ha aumentato le esportazioni verso l’Europa, incoraggiato dai prezzi record del gas: nel 2021 ha esportato nove miliardi di metri cubi, l’ottanta per cento dei quali in Europa, mentre nel 2022 ha esportato 11,2 miliardi di metri cubi, di cui il novanta per cento in Europa.

Considerando gli alti prezzi, il paese era fortemente determinato a vendere il proprio gas all’Europa e ha deciso, pertanto, di dare priorità alle esportazioni di GNL, con conseguente crescita del consumo di petrolio nel settore energetico nazionale. Al contrario, Israele non dispone delle infrastrutture per esportare il proprio gas al di fuori dalla regione; ciononostante, il paese è divenuto parte essenziale della strategia di esportazione dell’Egitto. Israele esporta infatti il proprio gas in Egitto dal 2020, contribuendo al ruolo di quest’ultimo come esportatore di gas nella regione, come indicato anche nel protocollo d’intesa trilaterale tra la Commissione, l’Egitto e Israele.

Israele si sta impegnando a monetizzare le proprie riserve di gas e a rimanere nell’architettura energetica regionale attraverso dei piani (attualmente in corso) per aumentare la capacità produttiva ed esplorare nuove rotte di esportazione. Nonostante il potenziale e il contributo, il ruolo del gas del Mediterraneo orientale all’interno dei relativi mercati europei rimane piuttosto modesto in termini di volume rispetto al proprio potenziale e agli altri fornitori.

I paesi del Mediterraneo orientale devono giungere a delle strategie comuni per potenziare le vecchie rotte di esportazione e crearne delle nuove, ma l’area è stata caratterizzata da tensioni geopolitiche, scarsa interconnettività e sfide economiche, tutti fattori che ne hanno svilito le ambizioni. Ciononostante, nel 2022 la regione ha registrato alcuni importanti sviluppi in ambito politico ed energetico, in particolare la risoluzione delle dispute di confine (Israele-Libano) e le nuove scoperte di gas al largo di Cipro, che potrebbero avere conseguenze positive sul ruolo futuro delle risorse energetiche e delle rotte di esportazione del Mediterraneo orientale.

La sfida dell’Eastmed
Potenzialmente, la regione potrebbe contribuire ulteriormente alla sicurezza energetica dell’UE attraverso il gasdotto EastMed, nonostante la sua complessità in termini di elevati costi di investimento, sfide ingegneristiche e tensioni geopolitiche. Tuttavia, il progetto garantirebbe 10 miliardi di metri cubi di gas all’Europa, assicurando la diversificazione delle rotte e delle forniture e contribuendo a superare la concorrenza con altri Paesi importatori sul mercato del GNL. Per essere conforme agli obiettivi climatici europei e alla futura domanda di gas, il progetto dovrebbe anche essere in grado di trasportare idrogeno a lungo termine.

In conclusione, l’area del Mediterraneo è stata determinante per la strategia di diversificazione dell’Italia e in futuro potrebbe contribuire ulteriormente a rendere sicuro il mercato europeo del gas grazie a molteplici fattori. A tal fine, ogni paese produttore dovrà affrontare sfide interne simili (aumento della domanda interna, vincoli di produzione e questioni ambientali) unitamente all’incertezza legata alla domanda di gas dell’Europa, considerando gli obiettivi climatici fissati.

Pierpaolo Raimondi è ricercatore nell’ambito del Programma Energia, Clima e Risorse dello IAI, dottorando presso l’Università Cattolica di Milano.

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