Art against bombsLa ricostruzione dell’Ucraina è un’opera d’arte, grazie a Banksy e C215

Alessandro Cini, fondatore e restauratore di Rea (Reastauro e arte), racconta a Linkiesta il progetto di conservazione dei lavori dei due street-artist a Borodyanka, città ucraina bombardata dai russi a marzo 2022

Una delle opere di Banksy a Borodyanka (LaPresse)

Le truppe russe in ritirata da Borodyanka si sono lasciate alle spalle macerie e distruzione. A marzo 2022, la città – tredicimila abitanti, a sessanta chilometri da Kyjiv – è stata colpita dall’attacco russo: il massacro è stato peggiore di quello avvenuto a Bucha. Borodyanka, però, non ha ricevuto la stessa attenzione mediatica.

Il silenzio dei giornali – e quello causato dal coprifuoco – ha richiamato l’artista Banksy, celebre per il suo anonimato e per gli stencil di denuncia politica. A novembre del 2022, sulle pareti degli edifici bombardati ha realizzato due opere: la Ginnasta e Davide e Golia. Come lui, un altro street artist ha voluto lasciare il segno a Borodyanka: Il francese C215 ha dipinto l’interno di alcuni palazzi semidistrutti.

Nel dramma della guerra l’arte è una forma di attenzione corsara. Difenderla vale quanto crearla. È quello che sta provando a fare un gruppo di restauratori e restauratrici italiane dell’azienda Rea (Restauro e arte). Alessandro Cini, Paola Ciaccia e Maria Colonna sono al lavoro per la messa in sicurezza delle opere d’arte di Banksy e di C215.

Alessandro Cini, fondatore e restauratore di Rea (Reastauro e arte) ha raccontato a Linkiesta l’intero progetto.

Come è cominciato il progetto a Borodyanka?
«Dunque, Rea è un’azienda che da quasi vent’anni opera nel campo della manutenzione, della conservazione e del restauro dei beni artistico-architettonici. Tutto è iniziato con il restauro della Casa della Cultura di Irpin, altra città ucraina bombardata. A febbraio 2023 Rea ha partecipato a Varsavia al forum internazionale Rebuild Ukraine, dedicato alla ricostruzione dell’Ucraina. è lì che venuta fuori l’occasione di lavorare con la comunità di Borodyanka alle opere che Banksy e C215».

Cosa prevede il progetto?
«Da luglio 2023, insieme alle colleghe Paola Ciaccia e Maria Colonna, abbiamo iniziato le prime operazioni: abbiamo rimosso le opere di C215 che si trovano sulle pareti interne di edifici pericolanti che andavano demoliti e per la Ginnasta e il Davide e Golia di Banksy abbiamo fatto interventi come il consolidamento della pellicola pittorica e la pulitura con spugne termiche. Il progetto prevede poi la conservazione di queste opere e quindi stiamo lavorando per cercare di realizzare un museo».

Quali sono le difficoltà di lavorare in un Paese in guerra?
«Queste comunità non hanno le risorse economiche per finanziare progetti di questo tipo. Rea ha finora svolto tutti i lavori di messa in sicurezza delle opere a sue spese. Ora, insieme alla Camera di commercio italiana per l’Ucraina abbiamo lanciato un crowd-funding, una campagna di raccolta fondi dal titolo “Art against bombs”».

A proposito di bombe, quanto è sicuro lavorare a Borodyanka?
«La situazione non è più quella della primavera del 2022. A un anno e mezzo di distanza dal massacro russo, la città è molto più sicura, non ci sono scontri via terra tra gli eserciti. Diciamo che la sicurezza è al novanta per cento: il rischio di un attacco russo con i droni non è ancora nullo».

In un contesto di guerra e di conflitto cosa può fare l’arte?
«L’arte non può risolvere i danni della guerra, ma ha un suo ruolo nella società. Denuncia, speranza, normalità e può aiutare anche economicamente la ricostruzione. Gli artisti hanno già fatto strada, sono stati chiari. Le loro opere sono state un regalo preziosissimo per la comunità ucraina. Loro l’hanno capito, l’interesse è fortissimo».

Non crede che la conservazione delle opere e la creazione del polo museale sia in contrasto con il pensiero artistico di Banksy che vuole allontanarsi il più possibile dal mercato dell’arte?
«Dall’inizio della guerra, Banksy ha realizzato sette opere in diverse città dell’Ucraina. Aver distribuito questi lavori, e averne fatti così tanti, è secondo me un modo che l’artista ha usato, oltre che per denunciare l’invasione russa, anche contribuire economicamente alla ricostruzione del Paese. Le sue opere valgono almeno venti milioni di euro».

Quale è il prossimo passo per l’apertura del museo?
«Abbiamo individuato un’area che potrebbe essere idonea alla costruzione di un edificio che possa ospitare il polo museale. Si trova accanto alla Casa della Cultura di Borodyanka, che è già un luogo molto frequentato. Con l’arrivo dell’inverno i lavori di restauro si fermano. Nel frattempo cerchiamo di raccogliere i fondi necessari e in primavera ripartiamo».

Qui per finanziare il progetto Art against bombs. 

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