FoxtrotLa Svezia si scopre ostaggio dei cartelli della droga

Una faida interna alle organizzazioni criminali, vittime innocenti e un governo inerte. Stoccolma conta i morti, in un caos che coinvolge anche la Turchia

Un poliziotto a Uppsala
Un poliziotto a Uppsala (Anders Wiklund/Tt via Ap)

Marmara è una perla turistica affacciata sul Dodecaneso, meravigliosa meta balneare in Turchia. Fullerö è un anonima area rurale a pochi chilometri a nord di Uppsala. Fra Marmara e Fullerö vi sono circa duemilasettecento chilometri, l’equivalente morale della distanza fra un criminale latitante e una maestra neolaureata.

Il criminale latitante si fa chiamare «La volpe curda», è noto all’anagrafe come Rawa Majid e dal 2018 vive in Turchia. Inizialmente lo faceva alla luce del sole, con il nome di Otman, in una villa che successivamente è stata razziata dalle forze dell’ordine turche dopo il casuale ritrovamento di una valigia contenente oltre dodicimila dollari che il poco oculato Rawa/Otman si era premurato di recuperare presso la centrale di polizia.

La maestra neolaureata si chiamava Soha Saad, viveva a Fullerö con la famiglia ed è morta in un’esplosione che ha colpito la sua palazzina. Ventiquattro anni, di origine palestinese, era la vicina di casa del vero obiettivo dell’attentato che ha fatto precipitare una delle pareti della sua casa. L’ennesima vittima innocente di un conflitto che inizia a ricordare, per numeri e dinamiche, una delle diverse faide mafiose o camorristiche a cui a lungo abbiamo assistito in Italia.

Rawa Majid è il leader dell’organizzazione criminale Foxtrot, coinvolta nel traffico di droga della capitale svedese. Majid si è trasferito in Turchia dopo la sua detenzione in Svezia, ottenendo la cittadinanza grazie ai suoi investimenti, una discutibile pratica legalizzata in diversi altri Paesi.

Pur controllando le attività criminali di Foxtrot a distanza, la sua assenza ha generato un conflitto interno al gruppo stesso, caratterizzato da una serie di omicidi che hanno coinvolto vittime giovanissime, talvolta innocenti e talvolta minorenni, reclutate dai signori della droga proprio per non rischiare lunghe pene detentive.

Oltre a Soha Saad, pochi giorni fa un altro giovane di origine straniera è caduto vittima senza avere nulla a che fare con la criminalità organizzata: il venticinquenne Mogos Tesfemariam è stato assassinato per uno scambio di persona mentre si stava recando al lavoro. Secondo la tv di stato svedese Svt, sarebbero almeno sette le vittime innocenti da inizio anno.

Anche l’italianista Ida Andersen, traduttrice in svedese di alcuni libri di Roberto Saviano, ha fatto i conti con l’ondata di violenza: l’ingresso della sua abitazione di Malmö è stato sventrato da un’esplosione che aveva come obiettivo una pizzeria situata al piano terra.

La prima ondata di attentati e sparatorie si era già verificata a gennaio: la causa sembrerebbe essere stata un vuoto di potere nella gestione del traffico di droga in alcune aree meridionali di Stoccolma, ma le operazioni sarebbero state dirette da Sundsvall dove, a inizio anno, si è verificata una serie di arresti che ha interrotto temporaneamente la violenza. La responsabilità, in quella circostanza, potrebbe essere legata a ciò che rimane della rete criminale di Vårby, decimata già in precedenza dalle incarcerazioni.

Da inizio settembre, le vittime totali sono state undici: la prima è stata la madre di Ismail Abdo, rivale di Majid nella lotta interna a Foxtrot. La donna, di circa sessant’anni, è stata uccisa nella sua abitazione di Uppsala. Da quel momento, la faida si è acutizzata ed è costata la vita anche a ragazzini di tredici e quindici anni, assoldati dalle organizzazioni criminali.

Lo stesso giorno dell’attentato di Fullerö, si è verificata una sparatoria a Fruängen, nei pressi di un campo sportivo dove si stavano allenando dei bambini: sono morti due malviventi fra cui il rapper diciottenne Adouli.

Il primo ministro svedese Ulf Kristersson
Il primo ministro svedese Ulf Kristersson (Anders Wiklund/Tt via AP)

La questione cade in mezzo a due situazioni politiche di difficile risoluzione e che richiederà uno sforzo considerevole da parte del debole governo di centro-destra, sostenuto esternamente dagli Sverigedemokraterna (Sd), partito populista con radici neonaziste alleato in Europa di Giorgia Meloni.

Il primo ministro svedese Ulf Kristersson, del Partito moderato, ha utilizzato in campagna elettorale la crescente violenza nelle periferie del Paese per attaccare il governo socialdemocratico, rimasto in carica fino alle elezioni del settembre 2022.

Kristersson aveva proposto di introdurre maggiori poteri per la polizia, ad esempio nell’ambito delle intercettazioni e delle perquisizioni, sulla falsariga di quanto avvenuto in Danimarca, tuttavia le riforme stanno arrivando al capolinea solamente adesso.

Nel frattempo, la fiducia al governo è precipitata, anche perchè l’ex premier Magdalena Andersson, leader dell’opposizione e del Partito socialdemocratico, ha rinnegato del tutto la precedente gestione di Stefan Lofvèn, portando il suo partito a sostenere una dura lotta alla criminalità organizzata, spesso composta da persone di origine straniera, in un discorso più ampio legato all’integrazione e all’immigrazione.

L’altra patata bollente sono i rapporti con la Turchia, che già negli scorsi mesi rifiutò l’estradizione di Majid e che può risultare decisiva nel mettere in difficoltà Foxtrot: il governo di Stoccolma ha ereditato la questione dell’accesso alla Nato proprio da Magdalena Andersson, ma ha finito per gestirla malissimo, consentendo una serie di proteste di natura islamofoba, spesso di fronte alle sedi diplomatiche turche, che Recep Tayyip Erdogan ha ampiamente utilizzato come scusa per opporre il veto turco all’accesso svedese nell’alleanza Atlantica.

Oltre all’ampliamento della Nato, è in gioco anche la sicurezza nazionale e Kristersson rischia di finire schiacciato fra l’intransigenza degli Sd, contrari alla repressione delle proteste anti-turche, e le dinamiche del suo fragile governo di minoranza in materia di approvazione delle riforme necessarie per intervenire nella lotta contro il crimine organizzato.

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