I nuovi protocolli L’antisemitismo di oggi è alimentato da decenni di falsità su Israele

La retorica del «Mai più» contro gli orrori del nazifascismo non ha cancellato l'uso sistematico di menzogne e informazioni contraffatte che alimentano l'odio e giustificano le violenze contro gli ebrei

AP/Lapresse

Almeno ottant’anni di letteratura sull’eziologia della discriminazione e violenza antisemita spiegano che a determinare non solo il tenore ordinario ma anche le impennate di quell’andazzo sono in misura praticamente trascurabile le idee e le propalazioni ideologiche antiebraiche: e in misura preponderante, se non esclusiva, i sedimenti e la reiterazione di notizie e rappresentazioni false, ovviamente sulla scorta e con il sussidio di riprove scientifico-statistiche poste a certificare l’inoppugnabile verità di quella spazzatura.

I risultati di quegli studi, compilati a documentazione fredda della temperie sociologica e di banale psicologia sociale che tanta tragedia ha causato, potrebbero utilmente essere considerati oggi: per evitare che le pagine e i dibattiti dedicati al pogrom del 7 ottobre (pochini, in effetti) e quelli emozionalmente rivolti a raccontare i crimini di chi ne fu vittima si riempissero, come invece si riempiono, di menzogne e falsi che più di qualsiasi teoria aggressiva ed esplicitamente discriminatoria si pongono a innesco delle violenze cui stiamo assistendo. 

C’è infatti anche la firma dell’editorialista che spara notizie e numeri a caso circa gli obiettivi e le vittime di un bombardamento, c’è anche la sua firma sotto le stelle disegnate a Berlino, a Bologna e a Roma sulle case degli ebrei. C’è anche il video dell’influencer secondo cui «gli israeliani vogliono sterminare tutti i palestinesi» ad accompagnare i cortei in stile kristallnacht per le vie della Repubblica democratica fondata sulla resistenza. Ci sono anche le requisitorie televisive contro i responsabili del «genocidio» in corso a mobilitare i cacciatori di ebrei negli aeroporti e negli alberghi. 

È anche il fuoco dei comizi su Israele «cane da guardia» del Satana statunitense a incendiare i cimiteri ebraici e le pietre d’inciampo. Ci sono anche gli appelli dell’accademia malvissuta che straparla della «più grande prigione a cielo aperto del mondo, occupata militarmente da cinquantasei anni», ci sono anche questi immondi spropositi a eccitare le ambizioni di giustizia per il popolo oppresso riassunte nelle svastiche disegnate sulle sinagoghe.

E proprio il fatto che non ci si renda conto – perché si vuole sperare che quel comportamento sia, almeno per i più, incalcolato – dell’effettivo e grave rapporto tra quelle menzogne e le violenze conseguenti, proprio il fatto che non si senta l’urgenza di non alimentare l’incendio con il ricorso alla menzogna, allo spaccio di notizie false e contraffattorie secondo un sistema che storicamente, documentatamente ha prodotto le violenze più indicibili, significa che tutto questo tempo è davvero passato invano. 

Decenni e decenni di retorica rigonfia di «Mai più», mentre dall’Onu in procinto di essere affidata alle cure umanitarie della polizia morale si spiegava che Treblinka non viene dal nulla. E il giorno dopo, oplà, dalla fogna social al quotidiano coi fiocchi la difesa degli oppressi per il tramite del 7 ottobre perché «lo dicono anche le Nazioni Unite».

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