Senza strategia La stanchezza politica di Schlein e il rischio irrilevanza del Pd

La segretaria democratica non ha ancora ottenuto grandi risultati e non riesce a incidere nell’opinione pubblica, ma la ricetta per uscirne non c’è

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Sbaglia Elly Schlein a dire «sono stata eletta per quattro anni». Possibile che lo dica ma non lo pensi sapendo benissimo ciò che sanno tutti: un partito politico non è come il Parlamento che ha una legislatura davanti a sé (a parte che può sempre essere sciolto anticipatamente), ma è un organismo che ha una sua vita propria costantemente sub judice. Sicché Schlein non ha una scadenza precisa: più semplicemente, la sua tenuta dipende dalle cose, cioè dai risultati concreti che riuscirà a portare a casa. 

Finora da questo punto di vista il carniere della leader del Pd non è certo stracolmo. Conquiste legislative, risultati elettorali, smalto organizzativo: non c’è da stare allegri. Adesso l’immagine di Elly è buona – battagliera martedì sera da Giovanni Floris e ieri sera da Bruno Vespa – ma soprattutto se non esclusivamente per i suoi sostenitori, mentre quella dei dirigenti esiste poco o nulla. Persino sul terreno su cui si è mostrata più solida, la politica estera, Schlein sta dando segni di «stanchezza», per usare il termine di Giorgia Meloni al telefono con i comici russi, e di mancanza di incisività. Dopo il Sabato nero il Partito democratico non ha aderito a nessun tipo di manifestazione né ha pensato di organizzarne una autonomamente mentre all’iniziale appoggio a Israele è seguito uno slittamento tuttora in corso che lascia nell’aria un che di vago. 

Sul piano generale è vero che ottenere risultati concreti anche parziali avendo a che fare con un governo tetragono rispetto al dialogo con l’opposizione è quasi impossibile ma solo in un caso, il salario minimo, il Pd è stato capace di costruire un’alleanza politica, a incastrare il governo nel merito, a mobilitare un pochino l’opinione pubblica (a proposito, la raccolta di firme si è fermata mentre avrebbe potuto essere un strumento di ulteriore pressione dopo che la legge è finita nelle sabbie mobile del Parlamento). Sul resto, zero spaccato. Sulle alleanze una vera strategia non c’è. A livello locale è un caos tale da ammettere, a quanto si è letto, persino l’ipotesi di candidare a Firenze un estremista-populista come Tomaso Montanari: ma deve stare attenta Elly, che se il Pd perde Firenze può essere l’inizio della fine.

Infine, sul piano interno, a parte i reduci bersaniani, cioè ceto politico, il nuovo corso non ha portato nel partito nessun esterno, non ha attratto forze, personalità, cultura – in questo è ugualmente deficitaria la cosiddetta area riformista così che il Nazareno è rimasto la fortezza Bastiani che era prima. 

Schlein ha fatto diverse proposte, sulla casa, sulla scuola, sulla sanità: ma non hanno lasciato alcun segno. Perché? Come mai il Pd non incide? Questo dovrebbe chiedersi un gruppo dirigente serio, Vincenzo De Luca non ha tutti i torti. Di fronte all’assenza di risultati, Elly Schlein ha scelto di salire sulle barricate, opponendosi alle scelte del governo Meloni senza peraltro contrapporvi proprie proposte: il caso del premierato da questo punto di vista è emblematico, si dice di no al Melonum e stop. Barricate politiche, e piazza. 

Se si immagina che una manifestazione tra l’altro un po’ generica essendo su tutto lo scibile umano possa sopperire all’assenza di risultati ci si sbaglia di grosso. Sabato 11 novembre la segretaria avrà la sua piazza piena– pochi dubbi sul fatto che piazza del Popolo sarà gremita, sperabilmente senza incursioni estranee dei «Free Palestine» – e questo sarà senz’altro tonificante anche per un recupero di immagine per lei e per il suo partito è per dimostrare che il partito è vivo e lotta insieme a noi. 

Ma da lunedì si ricomincerà sempre nello stesso clima di quasi irrilevanza di un Pd che a nove mesi dal nuovo corso schleiniano resta nei sondaggi inchiodato a un venti per cento che è davvero troppo poco non solo per lanciare una credibile sfida a Giorgia Meloni ma anche per guardare con serenità alle elezioni europee, dove quella cifra – venti – può far tracollare tutto. Anche lei, soprattutto lei.