Italia secolarizzataDal nord al sud si fanno meno figli, aumentano celibi e divorziati (ma le metropoli resistono)

Sempre più quarantenni, cinquantenni e sessantenni risultano non sposati. Una tendenza nuova rispetto al passato ma omogeneo nelle varie aree interne del nostro Paese

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La società italiana cambia in continuazione, lo ha fatto anche negli ultimi anni, nonostante mai come in questo periodo appaia immobile, attanagliata dal declino demografico e da una staticità che pochi altri Paesi sperimentano. Non si tratta solo dell’età media o della proporzione di stranieri nella popolazione. A mutare sono anche le condizioni e gli stili di vita, le famiglie, i rapporti tra le persone. L’Italia è sempre più secolarizzata: crescono i celibi e le nubili (+ 1,18 per cento tra 2019 e 2023) tra i quali naturalmente vi sono tanti conviventi non sposati. Aumentano i divorziati, che nello stesso periodo sono saliti dal 2,93 al 3,54 per cento e allo stesso tempo diminuiscono, dell’1,81 per cento, i coniugati. 

Dati Istat

I cambiamenti sono più ampi di quanto appaiono, perché vengono in parte nascosti dall’evoluzione demografica: in una società che invecchia è normale che la proporzione di sposati cresca nel tempo solo per il fatto che vi sono più ultra-quarantenni. Considerando i dati per fascia di età i mutamenti emergono in modo ancora più evidente e si nota come coinvolgano anche quelle aree del Paese che sono sempre state più tradizionaliste. 

La proporzione di celibi e nubili cresce ovunque di circa cinque punti anche tra gli under trentacinque, nonostante fossero già la stragrande maggioranza. Quella presente tra chi ha fra trentacinque e quarantaquattro anni, poi, vede un incremento maggiore al Centro, di circa il sei per cento, e al Sud, del 5,45 per cento, che al Nord. A non essere sposati però sono sempre più anche quarantenni, cinquantenni e sessantenni. Solo i più anziani, quelli con più di sessantacinque anni, sembrano per ora poco interessati dal fenomeno. Nel Nord-Est un italiano tra i cinquantacinque e i sessantaquattro anni su sei ormai non è coniugato.

Dati Istat

È proprio in questa fascia di età che si trova il maggiore aumento di divorziati. Al Nord sono ormai uno su dieci, ma crescono quasi nella stessa misura, tra un punto e un punto e mezzo, anche nel Mezzogiorno, pur partendo da una base inferiore. A differenza di quanto accadeva decenni fa oggi i cambiamenti sociali nel Nord e nel Mezzogiorno sono molto simili.

Dati Istat

La percentuale di coniugati scende soprattutto tra i trentacinquenni-quarantaquattenni, e cala quasi allo stesso modo, di più di cinque punti in soli quattro anni, un po’ ovunque, ma soprattutto al Centro e al Sud. Al Centro ormai gli sposati sono minoranza, il 49,67 per cento.

Dati Istat

Questa omogeneità nazionale nei cambiamenti ci dice qualcosa che in fondo sapevamo già: lItalia ormai non si può dividere solo e tanto nel solito gradiente Nord-Sud. Contano sempre più i divari tra città e provincia, tra grandi centri, periferia e medi e piccoli comuni.  Lo vediamo nell’ambito della famiglia. In dieci anni, tra 2012 e 2022, le coppie con figli sono diminuite mentre sono aumentate quelle senza. Da un punto di vista geografico il cambiamento è stato più forte al Sud e soprattutto nelle Isole, ma ha interessato tutte le aree.

Il panorama appare più variegato se guardiamo ciò che è accaduto distinguendo i luoghi in base al numero di abitanti. I mutamenti più importanti sono stati quelli che hanno riguardato i comuni tra i due e i diecimila abitanti, è qui che è cresciuta di più la quota di coppie senza figli, mentre è nei centri con meno di duemila che è scesa maggiormente la percentuale di coppie che ne hanno, dal 53,3 al 48,1 per cento.

In totale controtendenza sono invece quelli che sono definiti dall’Istat come i centri delle aree metropolitane, ovvero le città più popolose d’Italia, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Catania e Cagliari. Qui la quota di coppie senza figli addirittura diminuisce e quella di quelle che hanno prole scende di pochissimo.

Dati Istat

Come in altre aree d’Europa è qui che si sta concentrando l’economia, in particolare quella dei servizi, è qui che giungono molti giovani alla ricerca di lavoro, soprattutto è in queste città che la presenza degli stranieri è maggiore. Sono ora l’unica parte viva e dinamica del Paese, in cui le persone si muovono, si trasferiscono, cambiano casa e impiego. Ed è in queste città, che comunque storicamente contengono più single e non sposati del resto d’Italia, che sembra esserci una frenata alla tendenza di avere sempre meno figli. Ora sono le altre aree del Paese, la provincia e i piccoli comuni, ad assomigliare sempre di più a quello che una volta era l’immaginario della grande metropoli da un punto di vista sociale.

La conferma del fatto che questi grandi centri in futuro potrebbero muoversi ulteriormente in controtendenza rispetto al declino demografico è il fatto che, nonostante rimangano quelli con i nuclei familiari più piccoli, sono però anche quelli in cui è minore ed è cresciuta meno la quota di figli celibi e nubili tra i diciotto e i trent’anni. Sono il 74,8 per cento, e sono aumentati in dieci anni solo del 2,5 per cento, mentre nei comuni tra i diecimila e i cinquantamila abitanti sono arrivati all’83,2 per cento, il dieci per cento in più che nel 2012.

Dati Istat

Quella che potremmo definire come l’Italia più europea, contraddistinta allo stesso tempo da una popolazione meno anziana, ma anche meno tradizionale, è però ancora minoritaria. Corrisponde per molti versi a quella in cui, per esempio, sono minori della media sia la percentuale di coniugati tra i trentacinque e cinquantaquattro anni sia l’indice di dipendenza degli anziani, che misura il rapporto tra gli over sessantaquattrenni e gli italiani in età lavorativa. In questo pezzo di Italia vi sono le province di Roma, Milano, Bolzano, Modena, Bologna, Padova, Reggio Emilia, insomma, quelle in cui non solo la popolazione, ma anche i redditi e l’occupazione hanno avuto le migliori performance negli ultimi anni. Le stesse in cui è anche maggiore la presenza di immigrati.

Sono aree distinte da quelle che sono storicamente meno tradizionaliste, più secolarizzate e moderne, ma in cui la popolazione invecchia di più, come le province di Torino, Genova, Trieste, Udine, Venezia, Firenze, Livorno. Si tratta di quello che potremmo definire come il Centro-Nord più vecchio, una volta per alcuni aspetti all’avanguardia e ora parzialmente ai margini delle aree più dinamiche. Ma sono differenti anche dalle zone che, all’opposto, vedono una percentuale di giovani ancora rilevante assieme ad abitudini ancora tradizionali, ovvero soprattutto quelle del Sud.

Dati Istat

Ci sono tanti tipi di Italia e in continuo cambiamento. I mutamenti che sembrano interessarci appaiono non molto diversi da quelli che hanno riguardato prima di noi altri Paesi occidentali, per esempio la concentrazione della popolazione nelle città, a loro volta divise tra una periferia spesso abbandonata e quartieri bohémien e privilegiati, o lo svuotamento della provincia. Abbiamo il vantaggio di poter osservare quello che è accaduto ai nostri vicini per imparare la lezione, copiare le buone pratiche, evitare gli errori. Sapremo farlo?