Stallo alla messicanaNel triello della politica, Meloni è la pistola più veloce, Schlein e Conte sparano a salve

Come in un film di Sergio Leone, i tre leader politici si attaccano ogni giorno. Ma se la premier sembra avere le sue convinzioni, almeno con prospettiva sulle europee, gli altri due non si capisce in che direzione vogliano andare

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Qui sta diventando come il “triello” tra Clint Eastwood, Eli Wallach e Lee Van Cleef nel celebre film di Sergio Leone, grande suspense prima di vedere chi sparerà per primo e come finirà. Nella pazzotica politica italiana i tre sono Giorgia Meloni, Elly Schlein e Giuseppe Conte (ognuno stabilisca da sé chi siano il Buono, il Brutto e il Cattivo). Non passa giorno senza che si attacchino tra di loro in un doppio livello di lotta nel fango: il primo è tra la presidente del Consiglio (sempre più capopartito e sempre meno guida del Paese) e il rivale dell’opposizione; il secondo è appunto su chi sarà questo rivale, cioè il competitor di Meloni.

In questa duplice sfida infernale diciamo che ognuno le prende dagli altri due ma con un’eccezione, quella di Conte che è abbastanza attaccato dalla presidente del Consiglio, che in Parlamento sventola fax e getta discredito beccandosi un giurì d’onore chiesto dall’avvocato. Ma questi, ecco l’eccezione, è sostanzialmente risparmiato dalla segretaria del Partito democratico – che invece è da lui costantemente bersagliata.

Non è dato sapere perché Schlein abbozzi o replichi a Conte in toni sempre garbati mentre quello picchia come un fabbro, e forse sarebbe anche ora di smetterla con le buone maniere con un personaggio che ogni due per tre ti rifila una stoccata alle spalle.

È anche vero che la leader del Partito democratico, uscita rinfrancata dalla conferenza sull’Europa con la benedizione di Romano Prodi, oggi è più forte ed è decisa a replicare colpo su colpo alla premier, così che alla fine tutto questo è soprattutto una gara mediatica a chi strilla di più. La qual cosa – va detto – suona leggermente intimidatoria quando a urlare come un ossesso è addirittura la capa del governo.

Ma, tornando all’avvocato del popolo, risulta chiarissimo che per farsi notare lui è costretto ad alzare i toni contro le due ladies della politica italiana. Già stizzito con Meloni per la sgangherata accusa di aver agito sul Mes «col favore delle tenebre», Conte già che c’era ha risposto molto male, e personalmente, a Elly Schlein, probabilmente geloso del fatto che da qualche tempo i giornali evocano il match Meloni-Schlein con lui magari a fare il guardialinee.

Così prima ha irriso l’ipotesi prodiana della leader dem come possibile federatrice – «prime federi le correnti del Partito democratico», battutona – e poi ha sparacchiato alla cieca insinuando qualcosa sulla questione morale senza chiarire cosa volesse dire, a cosa alludesse. Forse il redivivo Rocco Casalino si era scordato di fargli ripassare la parte. Così come non è sfuggita al Nazareno la bordata casalinesca, poi mezzo smentita, tesa a denigrare l’immagine di Schlein – «Giuseppe puoi dormire tranquillo».

È evidente che con questo primo vaffa di Giuseppi a Elly nell’Era della Federazione si intuisce anche che il sogno “neo-ulivista” per ora è poco meno di un miraggio, e sarà così fino allo “spareggio” delle elezioni europee che deciderà chi sarà l’anti-Meloni. Mentre lei, Giorgia dalla postura molto almirantiana esibita alla festa di Atreju, vorrebbe dilagare alle elezioni facendone una specie di plebiscito, dal quale è certa di uscire alla grande. Per ora in questo “triello” la pistola più veloce sembra la sua.