Pornografia del doloreL’indicibile crudeltà, e la giustificazione del male nel mondo occidentale

In un lungo articolo pubblicato su Quillette, Pascal Bruckner ripercorre il pensiero di de Sade per spiegare azioni e reazioni assurde di fronte alle atrocità commesse da Hamas, dittatori e criminali internazionali

AP/Lapresse

I crimini commessi dai terroristi di Hamas somigliano a un videogioco sparatutto, con omicidi trasmessi su Instagram, Twitter o Facebook a migliaia di follower. È così che la nuova generazione di jihadisti è riuscita a perforare l’apatia di un pubblico stanco trasportandolo in un nuovo stato di eccitazione. Una reazione singolare e anomala descritta in ogni dettaglio da Pascal Bruckner, scrittore e saggista francese, in un lungo articolo pubblicato su Quillette la settimana scorsa. «È stato l’Isis, seguito da Hamas, a innovare le decapitazioni e gli omicidi di massa in alta definizione ad uso dei voyeuristi e degli incauti, dilettandosi nell’esibizione delle atrocità in tempo reale».

Bruckner è un attento osservatore della società contemporanea, con un occhio ai cambiamenti delle sue tendenze culturali, filosofiche e sociologiche. Nel 1983 introdusse il concetto di «razzismo antibianco» nel suo saggio “Le Sanglot de l’homme blanc”, e ha teorizzato un ritorno – in quest’epoca – del pensiero magico affiancato alla conoscenza scientifica: una specie di re-incanto romantico dopo il disincanto portato dalla secolarizzazione e dalla diffusione del metodo scientifico in epoca illuministica e nel corso di tutto l’Ottocento.

Il primo riferimento concettuale che si ha leggendo le parole di Buckner sono inevitabilmente le immagini del massacro del 7 ottobre da parte di Hamas nei kibbutz israeliani: alcune tra le scene reali più atroci e cruente che si possano vedere. La crudeltà di quei momenti è paragonabile – pur con tutte le dovute differenze – a quelle che arrivano dal fronte ucraino, alle malefatte dell’esercito russo sul territorio di uno Stato sovrano. Brutalità a cui solo la diffusione degli omicidi dell’Isis nell’ultimo decennio poteva abituarci.

È vero che con i progressi tecnologici di fotocamere e videocamere, uniti alla connessione perenne dell’epoca di internet, uno spettatore può vedere ogni giorno, in tv, sul suo smartphone o su qualunque altro dispositivo ogni genere di immagini che arrivano da tutto il pianeta, comprese queste atrocità. Il problema è che l’abitudine non necessariamente crea una maggior empatia: la bulimia di video può diventare soporifera e mutare le emozioni e le reazioni che generano.

Perché, come spiega Bruckner, la sovraesposizione crea in qualche modo dipendenza e allora anche lo shock per le immagini dei terremoti in Siria e Turchia, delle riesumazioni delle fosse comuni in Ucraina, della guerra civile in Sudan o della pulizia etnica in Armenia, non fanno in tempo a far sedimentare un’emozione che subito questa viene sostituita da altre immagini, quindi altre emozioni usa-e-getta: «La disumanità che ci ha scosso ieri viene immediatamente sostituita e cancellata da altre più nuove, e ogni nuovo dramma è soggetto alla legge del logoramento».

Bruckner apre la sua argomentazione con un paragone profondo e dettagliato con l’opera di Donatien Alphonse François de Sade, scrittore, filosofo, politico francese, aristocratico del Settecento, noto soprattutto per le idee libertine – dell’ala più estremista del libertinismo – espresse in una letteratura a base di violenza (stupri, orge, omicidi, crudeltà) e sessualità solitamente deviata, dai tratti a volte grotteschi e surreali. Il nome di Sade è infatti all’origine del termine sadismo, cioè il piacere di causare dolore e sofferenza.

La desensibilizzazione portata dai media ha abituato miliardi di persone a sopportare l’idea di vedere nel mondo immagini di una crudeltà inedita, sviluppando una pornografia del dolore con pochi precedenti nella storia umana. È per questo che le idee di Sade sulla libertà, il desiderio e la violenza sono una testa di ponte perfetta tra il passato e il presente.

Sade ovviamente non ha legami diretti con i massacri dell’Isis, di al-Qaeda, di Hamas, dei Fratelli Musulmani o di Hezbollah – «Leggere Sade all’ombra degli orrori del ventesimo e ventunesimo secolo significa necessariamente commettere il peccato dell’anacronismo», dice Bruckner – ma questi movimenti moderni e le loro dottrine premoderne hanno molto a che fare con lui. Bruckner spiega come il piacere di Sade derivasse dal dolore e dall’annientamento degli altri, un parallelo inquietante con le azioni dei gruppi terroristici moderni che utilizzano rapimenti, stupri e omicidi come strumenti di terrore: «Sade sottopone la libertà del desiderio umano a una critica feroce, mostrando che questo desiderio, inteso alla lettera, porta all’annientamento degli altri: il piacere deriva dall’uccidere l’oggetto del piacere stesso. In fondo, non è quello che hanno fatto i terroristi di Hamas selezionando, tra le donne dei kibbutz, quelle che volevano violentare e poi uccidere e quelle che portavano in prigionia a Gaza? Per Sade, il desiderio che un essere umano – maschio o femmina – suscita in un altro è un debito che contrae immediatamente e che deve ripagare fino all’estremo sacrificio. Giovinezza, bellezza e verginità sono i criteri che designano una vittima adatta al rapimento, allo stupro e alla tortura».

In quella che Bruckner definisce «l’era del massacro felice» c’è anche un punto di contatto tra le opere di Sade e le dittature totalitarie del Novecento. «Nei romanzi di Sade – si legge nell’articolo – i valori contemporanei sono invertiti: la sessualità, ormai comunemente sinonimo di piacere o fertilità, è posta al servizio del nulla e dell’inflizione del dolore. Ma quando la sessualità si raffredda si pietrifica in un’apatia immanente, quella beata indifferenza in cui deve vivere il libertino se vuole godere dell’immolazione delle sue vittime con completa equanimità. L’omicidio, quindi, non è l’eliminazione di una vita, ma la semplice sottomissione alla legge naturale della metamorfosi, secondo cui le cose scompaiono per poi rinascere diversamente. Tutta la natura prospera grazie a tali purghe, le quali non sono altro che il dominio del forte sui deboli».

Per il nazismo, infatti, l’eliminazione delle razze inferiori era necessaria per garantire la sopravvivenza della razza ariana; per il comunismo, la cancellazione dei nemici del popolo doveva essere compiuta per la salvezza dell’umanità. Allo stesso modo, per Vladimir Putin l’invasione dell’Ucraina è necessaria per punire quel Paese che vuole abbandonare il seno di Mosca. E per il jihadismo islamico si uccide in nome di un Dio furioso e onnipotente, secondo una lettura del Corano che lo vuole affamato di tortura e vendetta. Tra le altre cose, nel suo articolo Bruckner spiega come le ideologie politiche e religiose possano essere usate per giustificare la violenza e il terrore, sottolineando il pericolo di un’interpretazione letterale e dogmatica di testi e principi che possono portare a giustificare atti di estremo fanatismo.

Per certi versi è incredibile come le idee di Sade, sebbene vecchie di oltre due secoli, possano essere ancora attuali, o comunque avere una tale aderenza logica e concettuale anche in un completamente diverso da quello in cui sono state formulate. Per questo Bruckner nel suo articolo ne esplora ogni meandro.

Dal fronte ucraino negli ultimi due anni – o quasi – di guerra sono arrivate molte notizie di stupri da parte dell’esercito russo ai danni delle donne ucraine. La violenza sessuale come arma in guerra trova una connessione con le descrizioni dettagliate presenti nelle opere di Sade, ed è un elemento ricorrente nelle nefandezze commesse da numerosi eserciti di regimi totalitari nel corso dell’ultimo secolo. L’Armata Rossa, i nazionalisti serbi e i gruppi come Isis e Hamas ne hanno fatto ampiamente uso: «La violenza sessuale – puntualizza Bruckner – è sempre stata parte dei conflitti sul campo di battaglia, ma nel ventesimo secolo è diventata uno strumento di guerra totale. Con l’approvazione dello stato maggiore sovietico, l’Armata Rossa violentò quasi due milioni di donne tedesche. Per i soldati e i mercenari di Putin, lo stupro delle donne ucraine soddisfa una doppia strategia di umiliazione e appropriazione: l’Ucraina deve diventare di nuovo russa suo malgrado».

Il fatto che le opere di Sade si ritrovino, in misure e forme diverse, in qualche modo, nella storia del nazismo, dello stalinismo, del maoismo, del baathismo iracheno e siriano, del Ruanda, del genocidio armeno, del putinismo e infine dell’Islam radicale nelle sue varie forme e iterazioni è probabilmente l’elemento che più di tutti contribuisce a rendere ancora affascinanti e degne di studio le opere di Sade.

Ma la grande differenza tra Sade e i moderni carnefici – e autori di atrocità a vario titolo – è che lo scrittore francese razionalizza sistematicamente le azioni del suo carnefice in lunghe omelie, creando un velo di moralità per giustificare atti inimmaginabili. «I personaggi di Sade uccidono per un bene superiore, mentre i carnefici del Novecento e del Duemila parlano di un bene superiore per poter uccidere con la coscienza pulita», scrive Bruckner. «La maggior parte dei regimi dittatoriali combina un discorso di vittimismo con il bisogno di vendetta per porsi al di fuori della legge. Tutto questo è particolarmente evidente nel caso dell’Islam radicale, che avvolge le sue ambizioni globali e totalitarie nel linguaggio dell’oppressione: Hamas, come l’Isis, uccidono in nome di Dio. Dio ha fornito all’umanità la Sua rivelazione definitiva nella forma del Corano. Allora come possono le persone rimanere sorde a questa verità e continuare a pregare falsi dei? Così si giustifica il fatto che gli infedeli devono essere eliminati uno per uno».

In un altro passaggio del suo lungo articolo Bruckner cita il senso di colpa storico della civiltà occidentale nel ventunesimo secolo, che in qualche modo spinge molti movimenti a solidarizzare perfino con terroristi e dittatori. Sembra andare al di là dell’opera di Sade, ma questo poi spunta nuovamente. Perché, appunto, c’è del sadismo nel fare il tifo per tagliagole e criminali.

«Tenendo presente la sensibilità occidentale, Hamas gioca abilmente sia la carta del terrore che quella della pietà», riconosce Bruckner. «Da un lato, i suoi leader si vantano della loro ferocia mentre bruciano, smembrano, sventrano e distruggono il sud di Israele. Dall’altro, sfruttano la morte dei civili palestinesi, in particolare dei bambini, durante le inevitabili rappresaglie di Israele per far inorridire la comunità internazionale e invogliare la condanna dello Stato ebraico. Gli omicidi sono il risultato di un calcolo: aprono una finestra di opportunità, durante la quale la carneficina è aperta a tutti finché la leadership politica non pone fine all’orgia e gli ostaggi vengono scambiati. La cultura occidentale contemporanea combina un pervasivo discorso di vittimismo con un fascino senza precedenti per il sadismo che forse compensa l’addomesticamento delle passioni richiesto nelle società civilizzate».

È per questo che è sempre più evidente la necessità di una maggiore responsabilità morale e di una visione più critica e meno relativistica degli eventi di violenza e terrore nel mondo moderno. Bruckner, quindi, invita a una maggiore consapevolezza sulle implicazioni di azioni e reazioni della società di fronte a certi episodi di violenza.

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