Sei sensi Bastano due giorni per rigenerare mente e corpo nel cuore di Roma

Siamo stati al Six Senses della capitale, il primo hotel della nota catena alberghiera in un contesto urbano. Tra test del sonno, lezioni di yoga e trattamenti personalizzati, ecco com’è andata

Il rooftop dell'hotel (courtesy of Six Senses)

Varcare la soglia del Six Senses di Roma è come entrare in un’altra dimensione. Siamo in piazza San Marcello, a pochi passi dalla Fontana di Trevi dove Anita Ekberg faceva il bagno con Marcello Mastroianni ne La dolce vita di Fellini. In questa piazza si trova anche la Chiesa di San Marcello al Corso, una delle prime chiese cristiane della città che con l’hotel condivide una vasca battesimale del IV secolo visibile da un oblò sul pavimento del ristorante. Chi viene al Six Senses di Roma per l’offerta benessere si troverà in un ambiente per certi aspetti sorprendente.

L’hotel – il primo in un contesto urbano – sorge infatti all’interno del settecentesco Palazzo Salviati Cesi Mellini che prende il nome dalle famiglie di cardinali che lo abitarono e che negli anni Cinquanta fu trasformato dall’architetto Ludovico Quaroni per ospitare la Banca di Roma. Perfettamente restaurato dall’architetta spagnola Patricia Urquiola, che ha mantenuto gli interventi di Quaroni replicandone la forma in alcuni arredi, il Six Senses è oggi un’oasi di verde e tranquillità. La spa, aperta anche a chi non soggiorna nell’hotel, si ispira alle antiche terme romane e attraverso il passaggio dal bagno tiepido al bagno caldo a quello freddo promette di riequilibrare mente e corpo e ridurre l’infiammazione.

«Six Senses è wellness integrato a trecentosessanta gradi», spiega la Spa Manager Elisabetta Trezzi. «Da quando entri, ma già in fase di prenotazione, fino a quando esci, sei seguito. Il check-in viene fatto con la scelta di una campana da suonare, che è il senso predominante del soggiorno. Non è un check-in come gli altri: ti siedi, vieni accolto con una bevanda fatta da noi». Anche le divise sono meno formali e accedendo alla hall al piano terra, con il giardino d’inverno e il ristorante-bar, ci si trova in un luogo confortevole e rilassato. Non sorprende, la filosofia di Six Senses, catena alberghiera nata nel 1995 a Bangkok, si basa su un profondo rispetto per la natura e gli ecosistemi.

courtesy of Six Senses

«Tutto ha un filo conduttore. Il nostro intento è darti dei suggerimenti che ti faranno vivere meglio la tua vita. In che modo? Attraverso il Wellness Screening, che è un’analisi delle tensioni del corpo e della mente che vorremmo che le persone che entrano qui facessero come prima cosa. Perché questo è il primo passo per ottenere miglioramenti duraturi». In effetti il Wellness Screening si basa su tecnologie intelligenti che permettono di misurare in dettaglio il proprio stato di salute. La sua lettura, insieme a una discussione approfondita sullo stile di vita, viene utilizzata per programmare uno o più trattamenti specifici, anche di più giorni. Con il programma Sleep With Six Senses invece è possibile conoscere la qualità del proprio sonno: lo sleep tracker registra infatti la frequenza cardiaca, i livelli di ossigeno nel sangue, il numero di movimenti e quello delle apnee.

«La nostra spa lavora su tre livelli: fisico, mentale e spirituale», spiega Olga Yankevych, Spa Supervisor con studi in medicina tradizionale cinese. «Se il fisico sta bene, lo spirito migliora e viceversa. Lavorando su questi tre livelli molto importanti, che sono connessi, facciamo sì che le persone stiano bene e portino gli strumenti appresi qui nella loro vita, per migliorarla». Anche l’attività fisica gioca un ruolo chiave e, come precisa Trezzi, è un altro dei pilastri benessere di Six Senses. «Proponiamo diversi tipi di fitness: oltre al funzionale, che insegna i corretti movimenti anche nella vita, ovvero come muoversi per non farsi male, siamo specializzati in HIIT, GAG e TRX. Abbiamo lo yoga e presto avremo anche il pilates; ci sono le sessioni di workout all’aperto che aiutano il de-stress, perché allenarsi nella bellezza di Roma fa bene all’anima e al fisico».

Spa, courtesy of Six Senses

Il Six Senses di Roma è un luogo dove ci si può disconnettere. In quarantott’ore qui si perde la cognizione del tempo. «Succede a quasi tutti gli ospiti», mi conferma Trezzi, «perché puoi fare tante attività. C’è per esempio il sound healing con le campane tibetane, ma anche i signature massage, che sono un’esclusiva di Six Senses, e i trattamenti viso con i brand Biologique Recherche – che sostiene la ricerca contro il cancro e attraverso la diagnosi skin instant è in grado di determinare l’esatto istante della pelle – Seed to Skin, Kloris, che ha all’interno il CBD, ovvero il cannabidiolo, e Subtle Energies.

Oppure c’è l’Alchemy Bar, dove si impara a creare cosmetici con ingredienti naturali». Ma c’è di più: Six Senses si affida a Local e Visiting Practitioner, persone cioè considerate delle eccellenze nel loro campo. «Nel 2024 abbiamo riconfermato Emma Diani che viene da Londra ed è specializzata in metodo Mezieres; ritorneranno We Are Sanctum, una coppia di Amsterdam specializzata in workout assistito con vocalist. Sarà un’esperienza unica su Roma, tre giorni dedicati durante i quali superare i propri limiti e riconnettersi come persone e come comunità».