Labour WeeklyC’erano una volta i Co.co.pro

Ve li ricordate i contratti a progetto? Li aveva introdotti la Legge Biagi. Poi le aziende ne hanno abusato per mascherare rapporti di lavoro subordinati e il Jobs Act li ha aboliti. Ma la loro fine ha riportato in auge i Co.co.co

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I lavoratori sono generalmente divisi in due macro categorie: gli autonomi e i subordinati. Tra chi è libero di organizzare la propria giornata e chi deve sottostare alle direttive del proprio superiore gerarchico, esiste una vastissima scala di grigi che il legislatore ha più volte cercato di inquadrare da un punto di vista normativo. In questo contesto, il decreto legislativo numero 276 del 2003, noto al grande pubblico come “Legge Biagi”, aveva instituito la figura dei collaboratori a progetto conosciuti anche come co.co.pro.

Secondo quanto previsto dalla “Legge Biagi”, i rapporti di collaborazione aventi le caratteristiche della continuità e della personalità dovevano essere riconducibili a dei progetti specifici. Questi progetti non potevano essere così generici da coincidere con l’attività esercitata dall’impresa e non potevano comportare lo svolgimento di attività meramente esecutive e ripetitive. L’azienda era chiamata a coordinare il collaboratore a progetto senza pregiudicare l’autonomia operativa del lavoratore nello svolgimento delle sue attività.

Come è successo anche in altre occasioni, una forma contrattuale nata con le migliori intenzioni è finita per mascherare dei veri e propri rapporti di lavoro subordinato. Le aziende più spregiudicate, infatti, hanno fatto ricorso al contratto di collaborazione a progetto per assumere dei dipendenti senza garantire loro le tutele previste dalla legge. La naturale conseguenza degli abusi registrati nel corso del tempo è stata un aumento delle cause che riguardavano la conversione dei co.co.pro in contratti di lavoro subordinato.

Il tanto vituperato Jobs Act ha quindi abrogato i contratti di collaborazione a progetto a partire dal 25 giugno 2015. Abrogazione che ha soltanto aggirato il problema. La fine dei co.co.pro, infatti, ha riportato in auge i collaboratori coordinati e continuativi, abbreviati con il simpatico acronimo di co.co.co, con problemi di contenzioso analoghi a quelli registrati durante l’era dei collaboratori a progetto. Insomma, adattando il proverbio alle circostanze del caso, abrogata la legge trovato l’inganno.

*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni. Qui per iscriversi

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