Mi Fidesz di teRiuscirà Meloni a dimostrare di essere europeista mettendosi in casa il più antieuropeo di tutti?

Non è detto che sia una buona idea far entrare Orbán nei Conservatori e quindi dover rispondere delle sue mattane: chissà se la premier italiana ci ha pensato fino in fondo

AP/Lapresse

Adesso si è piegato e ha consentito ai ventisette dell’Unione europea di liberare cinquanta miliardi promessi all’Ucraina. Viktor Orbán però rimane un problema per il futuro di un’Unione che ha bisogno di rimuovere l’unanimità per decisioni sempre più impellenti su politica estera, difesa e concorrenza dei colossi mondiali. Giorgia Meloni ha avuto un ruolo importante nel convincere il collega magiaro ad arrendersi e ora si sente Miss Wolf, risolvo problemi. Scopriremo se la sua è una lucida lungimiranza o la pura illusione di poter gestire un amico sovranista sotto schiaffo di Bruxelles, perché l’Ungheria non brilla per Stato di diritto.

Lo vuole nel gruppo dei Conservatori solo dopo le elezioni europee, dopo che Fidesz è stato cacciato dal Partito Popolare. Ora Meloni se lo mette in casa, sapendo che Orbán è più sensibile a Mosca che a Bruxelles, di cui vuole solo i soldi senza i quali non potrebbe campare. E infatti si è arreso quando Ursula von der Leyen, Charles Michel, Emmanuel Macron e Olaf Scholz hanno minacciato di chiudergli i rubinetti e di mettere in moto l’articolo 7 del Trattato dell’Unione europea (che porterebbe alla sua sospensione).

La sera prima, mercoledì, in un faccia a faccia riservato in un hotel di Bruxelles, il magiaro aveva chiesto alla premier italiana se l’avrebbe difeso, come ha fatto altre volte, e lei ha risposto che non se ne parla proprio. Ma gli ha prospettato un patto per il futuro: di entrare, appunto, nel gruppo dei Conservatori per frenare al massimo il Green Deal, spostare a destra l’asse europeo, valorizzare gli interessi nazionali riducendo le competenze della Commissione.

A Meloni questa strategia, con gli eurodeputati ungheresi dentro Ecr, serve per avere un peso specifico, numerico e politico, maggiore. Per potersi sedere al tavolo del potere continentale con la forza necessaria a contrastare i Socialisti, a giustificare la convivenza con la sinistra. Per avere una voce più forte anche nei confronti dei Popolari e dare un sostegno sicuro alla rielezione dell’amica Ursula, che Orbán odia. Miss Wolf scommette tutto su questo suo ruolo di risolvi-problemi. Per sfatare l’immagine che il problema siano lei e i leghisti che si porta dietro.

Conoscendo le intemperanze sovraniste di Orbán, e pensando a quello che potrebbe accadere anche sul fronte ucraino se disgraziatamente dovesse vincere Trump, il vasto programma meloniano potrebbe essere fatto della materia dei sogni. Silvio Berlusconi avrebbe detto lucida follia. Comunque ci vuole un bel coraggio a mettersi dentro una rogna mostruosa come Orbán. Ma lei risponde che, come è stato dimostrato al vertice europeo di giovedì, isolare un Paese, un leader politico, una persona non è mai utile: «Sarà un problema per me, ma una possibile soluzione per i dossier europei».

Ecco, Miss Wolf è sempre più europeista, ma per farlo ha bisogno del meno europeista di tutti. Auguri. Se ogni volta devono chiamarla dalle varie cancellerie perché il Pierino ha messo di nuovo il veto, non avrà il tempo per le grane italiane. Ma poi i nodi diventeranno inestricabili quando le crisi internazionali, i rapporti con la Russia, lo stesso sovranismo europeo e la difesa dei diritti civili diventeranno dossier sempre più impellenti.