Parole e ingredienti Un amore letterario e goloso tra le pagine dei romanzi

Per tutti gli innamorati, ma soprattutto per quelli che non rinunciano a sognare con un libro in mano, abbiamo preparato una piccola selezione di sapori nascosti nei classici della letteratura: da “Orgoglio e pregiudizio” a “Per chi suona la campana”, con amore

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Ci sono libri che raccontano l’amore. Romanzi in cui il filo della narrazione è racchiuso, al di là di mille vicissitudini, nella semplicità del sentimento che lega due cuori. Storie diversissime tra loro, personaggi, epoche lontane, ambientazioni che vanno dalla leggerezza di una commedia ai toni cupi di un dramma: chi ha sospirato leggendo le battute irriverenti della impertinente Lizzy in “Orgoglio e pregiudizio”, chi non può fare a meno di rileggere periodicamente i “Promessi Sposi”, chi si perde tra le sierras spagnole di “Per chi suona la campana”. Tutti si trovano comunque tra le mani un libro che parla d’amore. Il resto lo fanno la scrittura, l’atmosfera, il carattere dei protagonisti, il paesaggio che li circonda, gli abiti che indossano, le loro storie e il cibo che mangiano. Perché l’amore raccontato, come quello vissuto, passa anche attraverso il cibo. E per San Valentino abbiamo scelto di raccontare di nuovo queste storie d’amore ma dal punto di vista del piatto e del bicchiere.

Cacciagione per il signor Darcy
«È una verità universalmente riconosciuta, che uno scapolo in possesso di un’ampia fortuna debba essere in cerca di una moglie». Così inizia il romanzo e da questo assioma prende il via tutta la narrazione di “Orgoglio e pregiudizio”. Jane Austen conduce il lettore nella campagna inglese, tra balli e gite, tè e inviti a pranzo. Un bicchiere di vino non manca mai, e il profumo burroso del tè pervade l’aria: la tavola apparecchiata nel romanzo descrive le situazioni, racconta lo status delle famiglie, l’umore dei protagonisti.

Si può incontrare l’eleganza di una zuppa bianca, preparata con mandorle, panna e albumi d’uovo, considerata una ricercatezza, o la semplicità di una torta di mele, ma soprattutto si può entrare in una casa e sentirsi avvolgere dal profumo della cacciagione: «Il cervo era cotto al punto giusto, e tutti hanno detto di non avere mai visto un cosciotto così grosso. La zuppa era cinquanta volte meglio di quella che abbiamo mangiato dai Lucas la settimana scorsa; persino il signor Darcy ha riconosciuto che le pernici erano cucinate particolarmente bene, e immagino che abbia almeno due o tre cuoche francesi».

Se non avete un paio di cuoche francesi al vostro servizio ma volete proporre al vostro amato (o all’amata) una cena in perfetto stile Jane Austen, ci sono libri che vi possono guidare. Oppure preparate una torta di mele e perdetevi insieme tra le pagine di un romanzo.

Finalmente un risotto per Renzo e Lucia
Non ci si pensa quasi mai, ma il capolavoro di Alessandro Manzoni altro non è che un romanzo d’amore. Certo, c’è la storia che entra nelle vite dei protagonisti e le travolge, ci sono i grandi personaggi, c’è la mano della provvidenza. Ma sotto a tutto, a muovere la narrazione dei “Promessi Sposi” è l’amore tra due ragazzi cresciuti sulla sponda del lago di Lecco.

Nel romanzo il cibo compare a descrivere un mondo fatto di contrasti, di divisione profonda tra poveri che non hanno neanche il pane e ricchi che siedono, come don Rodrigo, a tavole riccamente imbandite. Ci sono i pani sparsi per Milano durante la rivolta, ci sono stufati e polpette consumate in semplici osterie, c’è quella «piccola polenta bigia, di gran saraceno» servita in casa di Tonio. Ma, possiamo immaginare, se l’amore di Renzo e Lucia trovasse coronamento oggi, forse festeggerebbero con un bel piatto di risotto con il pesce persico: e chi vuole un San Valentino manzoniano può regalarsi questo piatto tipicamente laghée.

Un tè con Jane Eyre
Un amore tormentato, una donna forte e indipendente, un uomo misterioso, che custodisce un segreto oscuro. Ci sono tutti gli elementi del romanticismo nel capolavoro di Charlotte Brontë, in una tempesta continua di sentimenti e contraddizioni. Ma nel vorticare delle passioni ci sono piccoli momenti di pace, come delle oasi. Il rituale tè del pomeriggio è una di queste. «Ella invitò Elena e me ad avvicinarci alla tavola, collocò dinanzi a noi le tazze e i crostini, poi tolse da un cassetto un maestoso pan pepato, ravvolto con cura, e la sua mano generosa ce ne tagliò delle fette grosse. Quella sera ci parve di nutrirci di nettare e di ambrosia. Il sorriso di soddisfazione col quale la signorina Temple ci guardava mangiare con voracità i cibi delicati che ci dava, aumentava la nostra contentezza». Seguono chiacchiere davanti al fuoco, in un’atmosfera dolce e rilassante.

Se il vostro amore è fatto di passione come quello di Jane e del signor Rochester, e volete creare un’isola di serenità, lo stile british fa per voi: una tazza di tè inglese, magari un Earl Grey, già diffuso nelle upper class all’epoca del romanzo; dei crostini spalmati di burro freschissimo e una seed cake, sorta di plum cake ai semi di cumino. Apparecchiare la tavola con cura è di rigore: sono sempre i dettagli a fare la differenza.

Rossella O’Hara, patate, burro e focaccine
Chiunque voglia vantare una vena romantica ha pianto almeno una volta guardando “Via col vento”. Meno sono quelli che hanno sospirato tra le pagine del lungo romanzo di Margaret Mitchell, ma nel libro, forse ancora più che nel film, la storia d’amore, o meglio il grande amore di Rossella per il giovane (e insipido al confronto di Rhett) Ashley si perde nella vastità del tempo e degli eventi. La guerra, il totale cambiamento in corso, un intero mondo che sta morendo, nuovi orizzonti che si delineano.

Ma per Rossella quello che conta è sempre e solo Ashley. Fin da ragazzina ha sempre fatto di tutto per piacere al suo amato, fino a resistere alle tentazioni di una succulenta colazione. «Nelle grandi mani nere reggeva un vassoio su cui fumavano due grosse patate dolci coperte di burro, un piatto di focaccine di granturco imbevute di sciroppo e una grande fetta di prosciutto che nuotava nella salsa». Mammy, la governante nera di casa O’Hara, offre questo ben di Dio alla ragazza che sta per indossare l’abito in attesa di recarsi a una festa in casa di Ashley, ma rifiuta di mangiare: «Non mangio, piuttosto vieni qui a stringermi il busto che è tardi». Rossella teme non solo che il busto non possa essere stretto abbastanza dopo colazione, ma anche di non poter poi far onore alla merenda dal suo amato al quale, secondo lei, «piace vedere una ragazza di buon appetito».

Se volete riprodurre un risveglio in perfetto stile profondo Sud, procuratevi patate dolci, cucinate un buon cornbread e completate tutto con ottimo prosciutto e burro di altissima qualità. Vediamo chi, anche se per amore, rinuncia a una colazione così.

Anna Karenina, tra ostriche e champagne
«Levin mangiava anche lui le ostriche, sebbene il pane bianco col formaggio gli piacesse di più. Ma si beava a guardare Oblonskij. Perfino il tartaro che aveva stappato lo champagne e lo versava nelle larghe coppe sottili guardava Stepan Arkad’ic con un evidente sorriso di compiacimento, aggiustandosi la cravatta bianca». Un tessuto complesso di storie che si intrecciano, di personaggi le cui vicende si toccano e si intersecano, di amore e di amori: Tolstoj ci guida in un mondo dove l’eleganza (e l’amore) parlano francese. A cominciare dalla tavola, dove splende il binomio emblema della passione e della ricchezza. Ostriche e champagne: sembra banale, ma si può immaginare di meglio per una cena di San Valentino?

Uno stufato per Robert Jordan e Maria
«Ha una bella faccia – pensò Robert Jordan – sarebbe bella se non le avessero rapato i capelli». Maria è appena uscita dalla caverna con un grande tegame di ferro contenete il pranzo. È il primo incontro tra l’Ingles, volontario nella guerra civile spagnola, e la ragazza vittima dei franchisti che diventerà il suo grande amore. Un amore può nascere e sopravvivere anche nel mezzo di una guerra feroce.

Non servono ostriche e champagne per nutrirlo, bastano vino, prosciutto, caffè, formaggio e un buono stufato: «La pietanza era coniglio cotto con cipolla e peperoni verdi, e nella salsa al vino rosso nuotavano dei piselli. Era cucinata bene, la carne si staccava dalle ossa e la salsa aveva un sapore delizioso». La ragazza lo guardava mangiare, raccogliere fino all’ultima goccia di sugo e lo guardava sempre mentre affondava «la tazza nel bacile riempiendola di vino». L’incanto era compiuto.

La ricetta dello stufato di coniglio di “Per chi suona la campana” non è certo complicata da preparare, ricordate di abbinarla con un ottimo rosso spagnolo e di chiudere il pasto con un buon caffè. E sempre, ricordate di cogliere a pieno il profumo di tutto quello che assaporate, con il palato e non solo: «Quale odore preferiresti sentire? L’erba dolce che gl’indiani adoperano nei loro cesti? Il cuoio affumicato? L’odore della terra a primavera dopo la pioggia? L’odore del mare quando uno cammina in mezzo alle ginestre su un promontorio in Galizia? (…) O preferisci l’odore del prosciutto fritto, la mattina, quando hai fame? O quello del caffè del mattino?».

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