Acque agitateLa vittoria dell’Ucraina passa anche dal mare

Molti dei recenti successi militari di Kyjiv sono arrivati grazie alla marina e in particolare con l’uso di barchini drone. Una superiorità marittima, da sola, non basterà, ma porta molti benefici a Kyjiv

AP/Lapresse

Le recenti vittorie militari dell’Ucraina arrivano quasi tutte dal mare. Le operazioni russe nel Mar Nero sono diventate «molto complicate, se non addirittura paralizzate», secondo la marina ucraina, e per Kyjiv è un successo non solo militare, ma riguarda anche il commercio, come dimostra la ripresa delle esportazioni marittime che avevamo raccontato qualche giorno fa. Non è da sottovalutare l’impatto psicologico: sconfiggere la flotta russa in mare solleva il morale dei civili e delle forze militari.

Mosca ha perso venticinque delle ottanta navi militari – tra navi da guerra, mezzi da sbarco e un sottomarino – schierate nelle prime fasi del conflitto, e altre quindici non sono operative al momento a causa dei danni subiti. Secondo i calcoli del Centro per gli studi strategici e internazionali, la Russia ha già salutato circa il quaranta per cento del suo tonnellaggio totale nel Mar Nero.

La campagna di attacchi con missili, droni aerei e droni marini ha permesso all’Ucraina di minare un dominio navale russo che sembrava strutturale e inevitabile. «I risultati marittimi di Kyjiv non le faranno vincere la guerra, ma aiuteranno il Paese in molti modi», scrive Mark Cancian su Foreign Affairs. «Vincere in mare ha permesso di prendere le truppe di stanza lungo la costa e di inviarle al fronte, ha reso sicure le rotte marittime cruciali per l’esportazione di grano e ha complicato gli sforzi russi per rifornire e rafforzare la Crimea».

Al momento dell’invasione del 24 febbraio 2022, l’Ucraina aveva solo di un piccolo numero di navi ereditato dall’epoca sovietica e c’era buona ragione di pensare che su quel fronte le operazioni di aggressione del Cremlino avrebbero avuto gioco facile. Appena due settimane dopo l’inizio della guerra, i comandanti ucraini erano costretti ad affondare la loro ammiraglia per evitare che cadesse nelle mani di Mosca, mentre le navi più piccole ucraine erano state affondate in breve tempo. Addirittura, per impedire uno sbarco vicino a Odessa, l’Ucraina aveva dovuto posizionare una brigata di fanteria e una brigata corazzata lungo la costa, con tutti i rischi di dover spostare dal fronte orientale cinquemila soldati e diverse decine di carri armati. Flash forward al 2024: la settimana scorsa Kijiv ha rivendicato l’affondamento della nave portamissili russa Ivanovets, colpita con alcuni droni nel lago Donuzlav, una baia sul lato occidentale della Crimea occupata, infliggendo l’ennesimo brutto colpo per la flotta russa sul Mar Nero.

Nell’ultimo anno e mezzo si ritrovano decine di aneddoti di piccole o grandi vittorie marittime ucraine. Molti soldati ucraini ricordano come un grande momento i due missili antinave lanciati dalla costa contro la Moskva nell’aprile 2022: la marina russa aveva cercato di rimorchiare la nave danneggiata, ma è affondata durante il viaggio. È stata la più grande nave da guerra affondata in battaglia da quando gli inglesi hanno silurato l’incrociatore argentino Belgrano nel 1982 durante la guerra delle Falkland. E poi c’era stato quell’episodio sull’Isola dei Serpenti – un piccolissimo pezzo di terra di meno di 0,7 chilometri quadrati, nel mare a sud-ovest di Odessa –, diventata un simbolo nazionale perché una delle sentinelle che era di guardia aveva rifiutato di arrendersi alla stessa Moskva che sarebbe affondata due mesi dopo, e aveva risposto alle minacce dicendo: «Nave da guerra russa, vaffanculo».

L’Ucraina ha dimostrato di poter essere straordinariamente efficace grazie all’uso sapiente di due tipi di missili. «Il primo – scrive ancora Cancian su Foreign Affairs – è il missile antinave a lungo raggio. Kyjiv ne produce alcuni a livello nazionale e ne riceve altri dagli Stati Uniti. Hanno un raggio d’azione compreso tra cento e duecento miglia, sufficiente a mantenere le navi russe dustanti, per evitare che subiscano lo stesso destino della Moskva. Sebbene i missili siano stati originariamente progettati per essere posizionati sulle navi, l’esercito ucraino li ha adattati per i lanciatori terrestri per ridurre la loro vulnerabilità ai contrattacchi. La seconda varietà di missili, i missili da attacco terrestre a lungo raggio, integrano le capacità antinave dell’Ucraina. Sono prodotti quasi tutti tra Stati Uniti, Regno Unito, Francia e la stessa Ucraina. Mirando alle navi ferme nei porti, gli ucraini hanno usato questi missili da attacco terrestre per eliminare cinque delle nove principali navi che la Russia ha perso durante la guerra».

Ancora più importanti si sono rivelati i droni marittimi – barchini armati radiocomandati dai soldati ucraini. Sono uno sviluppo particolarmente nuovo nella guerra navale e sono ancora molto difficili da individuare a distanza, in più sono capaci di penetrare in profondità nello spazio marittimo nemico. Inoltre una volta lanciati è ancora possibile modificare la rotta, eludere le contromisure e persino cambiare bersaglio se il bersaglio iniziale non è più disponibile. Grazie alle connessioni satellitari, i piloti nella sala di comando utilizzano le console per guidare queste piccole imbarcazioni, generalmente in sciami di cinque, sei o sette, particolarmente utili nel penetrare le difese navali russe.

È chiaro che i droni non sostituiranno le grandi navi in tempi brevi e da soli non bastano a decretare la superiorità di una potenza militare su un’altra, ma nell’uso che ne fa l’Ucraina possono infastidire e danneggiare in modo significativo le navi russe, con costi – economici, militari, umani – relativamente molto bassi.

A dicembre il New York Times faceva notare che pur in un anno militarmente difficile per i conflitti sulla terraferma, l’uso dei droni marittimi aveva portato grandi soddisfazioni a Kyjiv. «Queste armi indicano un percorso da seguire per l’Ucraina nella sua lotta con la Russia, promosso dalla Casa Bianca e abbracciato dalla leadership ucraina. L’idea è quella di integrare gli armamenti forniti dai partner occidentali con armamenti prodotti internamente dall’Ucraina, compresi sistemi innovativi come la flotta di droni marittimi. L’obiettivo potrebbe essere quello di creare una minaccia abbastanza credibile con droni e missili a lungo raggio da offrire l’opportunità di negoziati significativi con la Russia alla fine del prossimo anno o nel 2025».

Ma nonostante questi buoni risultati nel Mar Nero l’Ucraina ha ancora bisogno dell’aiuto dei suoi alleati per consolidare i successi. «Sebbene la fornitura di missili antinave da parte di Kyjiv sia probabilmente sufficiente per ora, l’esercito ucraino avrà bisogno di più missili da Francia, Regno Unito e Stati Uniti», si legge su Foreign Affairs. E poi: «L’esercito ucraino deve anche imparare a condurre la guerra antisommergibile. I sottomarini russi nel Mar Nero sono la carta vincente della Russia nel combattimento navale e l’Ucraina deve capire come neutralizzare questa minaccia». E ancora: «Kyjiv dovrebbe costruire una modesta capacità anfibia in grado di minacciare le posizioni russe in Crimea e nelle retrovie russe lungo la costa del Mar Nero. Servirebbero anche per allontanare le truppe russe dalla linea del fronte e difendere la costa: la stessa tattica usata dalla Russia contro l’Ucraina all’inizio della guerra».

In definitiva, il successo navale dell’Ucraina è enorme e senza precedenti, ma l’ondata della vittoria potrebbe smorzarsi se gli Stati Uniti e altri partner ucraini dovessero ridurre il loro sostegno in tempi brevi. E senza munizioni e equipaggiamenti sufficienti, la Russia tornerebbe a rappresentare un pericolo serio anche via mare, vanificando tutto quel che è stato fatto negli ultimi mesi.