Reinventare l’EuropaChe cosa c’è nel manifesto del Partito democratico europeo

Alla convention del partito (alla Stazione Leopolda di Firenze) saranno approvati il programma politico, la piattaforma “Renew Europe Now” e il nuovo rappresentante del Pde nel “Team Europe” che guiderà Renew alle prossime elezioni

AP Photo/Alastair Grant, FILE

«Il 2024 sarà un anno cruciale. Per la prima volta, ci avviciniamo alle elezioni europee non sulla difensiva, ma con la certezza che nessuno può presentarsi davanti ai popoli europei senza riconoscere l’urgenza e la necessità di un’Unione europea che difenda la parte più preziosa di ciò che siamo». François Bayrou, presidente del Partito democratico europeo (Pde), spiega in poche parole il senso di urgenza che si respira in Europa in un mondo che cambia, si trasforma e richiede all’Ue di aggiornarsi per poter mantenere i suoi valori. Scrive queste parole nella lettera di apertura del manifesto del Pde che verrà presentato venerdì 8 marzo, alle 14.30 a Firenze, alla Leopolda, durante la convention del partito – la formazione politica europea che insieme ad Alde ed altri partiti indipendenti forma il gruppo Renew Europe al Parlamento europeo, guidata proprio dal francese Bayrou nelle vesti di presidente e da Sandro Gozi (segretario generale).

Nella prima parte statutaria della convention, riservata ai soli delegati, saranno approvati il manifesto per le elezioni europee del Pde e la piattaforma comune ai partiti centristi, democratici e liberali che formano l’alleanza “Renew Europe Now”, che verrà lanciata a Bruxelles il prossimo 20 marzo. Inoltre, sarà anche nominato il rappresentante del Pde che, insieme a quelli di Alde e Renaissance, andrà a formare il “Team Europe” che guiderà l’alleanza “Renew Europe Now” alle prossime elezioni europee.

Nella seconda parte della convention, che invece sarà aperta al pubblico, si alterneranno quattro panel su “Europa sovrana”, “Europa sicura”, “Europa inclusiva” e “Europa verde”. Tra un panel e l’altro, inoltre, ci saranno anche gli interventi del ministro francese per l’Europa, Jean-Noël Barrot, e di Sviatlana Tsihanouskaya, candidata bielorussa alla presidenza contro Lukashenko nelle elezioni del 2020. Infine, chiuderanno la giornata il saluto dell’Alde e i discorsi conclusivi di Sandro Gozi, Valerie Hayer (capogruppo Renew Europe a Bruxelles) e François Bayrou.

Che cosa c’è nel manifesto del Pde
Il manifesto presenta proposte su ventuno settori e un elenco dettagliato di trecento azioni prioritarie. Ha un’impronta fortemente europeista – propone, tra le altre cose, l’abolizione del diritto di veto, l’introduzione dell’elezione diretta del presidente dell’Ue con liste elettorali transnazionali e il rafforzamento dei poteri del Parlamento. E nel capitolo “Europa, una potenza mondiale” si chiede lo sviluppo di una forza militare europea accanto alla Nato e la creazione di un’alleanza globale per la democrazia.

Un’attenzione particolare è rivolta alle sfide che l’Unione europea ha di fronte nei prossimi anni: dalla leadership verde e blu all’intelligenza artificiale («dedicare risorse significative alla ricerca, allo sviluppo e alla diffusione dell’IA», ma anche «sviluppare un quadro normativo chiaro»); dalle migrazioni («l’Europa deve gestire i flussi migratori in modo umano, garantendo al contempo sicurezza e integrazione») alla diversità e all’inclusione; dalla tutela dei consumatori al futuro dei giovani, fino all’istruzione e alla cultura (per entrambe si chiede di decuplicare i relativi bilanci ma anche la proposta “1 euro in sicurezza, 1 euro in cultura”), e infine c’è uno sguardo sulle politiche territoriali e d’oltremare.

«Tutte le azioni proposte iniziano con un verbo d’azione per instillare nella mente del lettore l’idea che siamo in movimento e abbiamo la volontà di andare avanti», scrive il segretario generale Sandro Gozi nella sua introduzione al Manifesto. «Trecento azioni prioritarie possono sembrare un numero impressionante, ma abbiamo sviluppato un processo rigoroso per raggiungere questo risultato, con l’obiettivo di strutturare il nostro discorso e garantire che tutti abbiano lo stesso linguaggio».

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