Minaccia imperialistaL’Estonia militarizza il confine con la Russia e aumenta gli investimenti per la difesa

I rischi rappresentati dall’espansionismo di Mosca sono sempre più evidenti e urgenti e così, anche per le Repubbliche baltiche, diventano necessari maggiori investimenti in ambito bellico

AP/LaPresse

La Russia intende raddoppiare il numero delle sue truppe di stanza lungo il confine con gli Stati baltici e si prepara a un potenziale conflitto con la Nato entro il prossimo decennio. È la notizia più importante contenuta nel rapporto annuale dei servizi segreti esteri estoni diramato a febbraio. Per Kaupo Rosin, direttore generale del servizio estone, spetta ora agli alleati scoraggiare la Russia da questo intento aumentando le spese militari.

In tale contesto, Tallinn è pronta a fare un ulteriore balzo in avanti in termini di investimenti, con l’intenzione di spendere nel 2024 il tre per cento del proprio Pil per la difesa (in aumento rispetto al 2,85 per cento del 2023). Nel complesso, la distribuzione finanziaria dei costi militari per il periodo 2023-2026 prevede che il cinquantaquattro per cento sarà speso per gli approvvigionamenti. Inoltre, si intende anche aumentare le dimensioni delle forze armate entro la fine dell’anno.

Per far fronte a un possibile rischio di escalation con la Russia, i presidenti di Estonia e Lettonia hanno invitato a fine marzo gli altri paesi europei a fare di più sul lato della difesa, a partire dalla coscrizione. Secondo loro infatti si dovrebbe discutere seriamente il ritorno a un più diffuso servizio militare obbligatorio, così da aumentare la portata della difesa e venire incontro allo stesso tempo alle difficoltà crescenti di reclutamento. La proposta, che mira a scoraggiare Mosca da un attacco grazie a nuove forze di riserva, solleva tuttavia questioni complesse che richiedono un’attenta valutazione delle implicazioni politiche, sociali ed economiche a lungo termine.

Nei prossimi due anni l’Estonia intensificherà gli sforzi per potenziare le sue capacità di difesa attraverso una serie di acquisizioni di armamenti e sistemi all’avanguardia. Uno degli elementi chiave di questa espansione riguarda l’aggiunta di nuove capacità anticarro, tra cui il missile Spike, prodotto da Rafael e distribuito in Europa da Eurospike GmbH.

Per quanto riguarda la Marina estone, è previsto l’impiego dei missili antinave Blue Spear per la difesa costiera forniti da Proteus Advanced Systems, una joint venture tra Israel Aerospace Industries (Iai) e ST Engineering Land Systems di Singapore, per aumentare la capacità dissuasione e difesa. A febbraio i missili antinave Blue Spear 5G SSM (dalla portata massima di duecentonovanta chilometri) si sono così aggiunti all’arsenale estone. Se visti come integrati in un contesto più ampio, influenzato quindi anche dalle capacità di Finlandia, Lettonia, Polonia e Svezia, le nuove armi pongono davanti al Cremlino un possibile dilemma strategico.

Il potenziamento delle capacità estoni non si limita alla Marina, ma coinvolge anche l’esercito, che riceverà un numero significativo di obici semoventi K-9 da 155 mm, forniti dal produttore sudcoreano Hanwha Defense, per migliorare la potenza di fuoco delle unità terrestri.

Tallinn prevede inoltre di integrare lanciagranate leggeri prodotti dalla spagnola Instalaza e nuovi veicoli corazzati per il personale della seconda Brigata di Fanteria. I veicoli sostituiranno i camion attualmente in uso e forniranno maggiore mobilità e protezione alle truppe estoni sul campo di battaglia.

La modernizzazione delle forze armate estoni include anche un’imponente accelerazione dell’acquisto di veicoli blindati su ruote, con un investimento significativo volto a garantire la sicurezza e la capacità di risposta del Paese.

Nel settore aereo, l’Estonia si concentrerà invece sul miglioramento dei sistemi di sorveglianza e comunicazione, con la sostituzione dei radar di difesa aerea prevista entro il 2027, che consentirà una migliore individuazione di potenziali minacce.

A settembre scorso, è stato siglato da Estonia e Lettonia un accordo per l’acquisizione dei sistemi di difesa aerea a medio raggio IRIS-T SLM della società tedesca Diehl Defense, che aumenteranno la sicurezza dello spazio aereo estone e lettone. L’appalto da quasi quattrocento milioni di euro rappresenta il più grande contratto per la difesa nella storia del Paese.

Per garantire una maggiore prontezza operativa in caso di conflitto, da fine agosto a inizio settembre 2023 la difesa estone ha inoltre addestrato diecimila dei suoi riservisti nell’ambito dell’esercitazione Parseltongue (Ussisõnad). La maggior parte delle forze di difesa dello Stato in Estonia, infatti è costituita da unità di riserva. In totale, nel registro della mobilitazione sono presenti circa duecentotrentamila persone con obblighi militari, che rappresentano quasi il venti percento della popolazione estone.

L’assistenza fornita dall’Estonia all’Ucraina da febbraio 2022 e pianificata per il periodo 2024-2027, ammonta a un miliardo e due di euro, di cui novecento milioni destinati ad aiuti militari. Tali cifre pongono il Paese, in proporzione alla popolazione, tra i maggiori sostenitori militari dell’Ucraina.

Tallinn ha fornito a Kyjiv armi (obici, vari tipi di equipaggiamento anticarro, mortai e armi per i soldati di fanteria), attrezzature (veicoli, uniformi, forniture mediche, apparecchiature di comunicazione) e diversi tipi di munizioni in grandi quantità, con il più recente pacchetto di aiuti militari approvato lo scorso dicembre.

Negli ultimi mesi, politici e funzionari estoni hanno ripetutamente affermato che ciò di cui l’Ucraina ha bisogno per vincere la guerra è che i suoi alleati occidentali investano lo 0,25 percento del loro Pil (per un ammontare di circa centoventi miliardi all’anno) in aiuti militari a Kyjiv, sulla base della strategia elaborata dal ministero della difesa estone “Setting Transatlantic Defence up for Success: A Military Strategy for Ukraine’s Victory and Russia’s Defeat”.

Lettonia, Lituania ed Estonia, un tempo parte dell’Unione Sovietica, fanno ora parte di Unione europea e Nato e sono alleate dell’Ucraina. Il cambiamento nel sistema di alleanze e l’essere confinanti con la Russia – due elementi a volte dati per scontati e sottovalutati in Europa occidentale – instaura nei Paesi baltici un senso di urgenza diverso, rispetto ai Paesi mediterranei, nei confronti delle mire espansionistiche di Mosca.

A gennaio i tre Paesi hanno firmato un accordo per la creazione di una linea di difesa comune per rafforzare il confine orientale della Nato, sia con la Russia che con la Bielorussia, tramite la costruzione di installazioni difensive. I ministri della Difesa dei tre Paesi hanno inoltre concordato lo sviluppo di una cooperazione più stretta nei settori missilistico e di artiglieria. Come parte della «linea di difesa del Baltico», l’Estonia mira pertanto a costruire circa seicento bunker (ognuno capace di ospitare circa dieci soldati) lungo il confine di duecentonovantaquattro chilometri con la Russia, a partire da un budget iniziale di sessanta milioni di euro.

I contributi della Lituania e della Lettonia alla zona di difesa comune devono ancora essere resi noti ma, nel frattempo, il ministro della Difesa lituano Arvydas Anušauskas ha sottolineato come la collaborazione in corso con gli Stati Uniti nello sviluppo delle capacità missilistiche HIMARS rappresenti un aspetto cruciale della loro strategia di difesa; mentre il ministro della Difesa lettone Andris Sprūds ha parlato del completamento del piano militare della Lettonia, che prevede diverse misure di rafforzamento delle frontiere.

I Paesi baltici stanno dunque intensificando gli investimenti nella Difesa e nella sicurezza, ma resta fondamentale una risposta coordinata da parte di tutti gli alleati di Nato e Unione europea.

Nel quadro generale del riarmo che riguarda diversi Paesi europei, è importante ricordare che proprio a gennaio il progetto Euroguard, finanziato dal Fondo europeo per la difesa (European Defence Fund, Edf), ha preso ufficialmente il via in Estonia. Con un investimento per quasi cento milioni di euro, il progetto prevede la collaborazione di ventitré imprese e dieci Stati membri dell’Ue sotto la guida di un consorzio capitanato dalla società estone Baltic Workboats, il cui obiettivo è rafforzare la difesa marittima europea attraverso lo sviluppo di una piattaforma modulare e semi-autonoma per navi di superficie dotata di un sistema di controllo remoto.

Per quanto riguarda nello specifico il dominio cyber, su impulso dell’Estonia e altri sei Paesi, è nato a Tallinn nel 2008 il Nato Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence (Ccdcoe). Oggi il centro conta ventotto Paesi membri e ha visto una notevole crescita e riconoscimento internazionale, oltre ad aver assunto la responsabilità della coordinazione della formazione sulla difesa informatica per gli organismi Nato. L’edizione 2023 dell’esercitazione Cyber Coalition (l’esercitazione informatica di punta della Nato, oltre che una delle più grandi al mondo) si è svolta proprio a Tallinn e ha riunito più di milletrecento addetti provenienti da ventotto alleati della Nato e sette paesi partner.

Gaia Ravazzolo è ricercatrice junior per il programma Difesa dell’Istituto Affari Internazionali (IAI)

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