Indebite guarentigieLa cupola della magistratura e le prepotenze del suo sistema di potere

Le storture di questo circolo corporato e auto-assolto, impassibile a qualsiasi controllo democratico, sembrano quasi immaginarie, ma sono purtroppo molto reali

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Si provi a immaginare un sistema immaginario in cui un potere amministrativo è costituito da membri che non rispondono a nessuno del proprio operato, neppure quando questo si segnala per le più evidenti soperchierie.

Un sistema immaginario in cui la carriera, l’ascesa professionale e burocratica degli affiliati a quel potere è governata da un meccanismo auto-conchiuso, con una cupola di controllo e salvaguardia disciplinare che nel novantanove per cento dei casi ritiene meritevole, specchiato e incensurabile il lavoro dei colleghi di casta.

Un sistema immaginario che, a dispetto della legge che si dice uguale per tutti, fa procedere spedite le cause nell’interesse dei membri di quel potere o nei confronti dei loro avversari, mentre quelle intentate da chiunque altro faticano contro tempi infiniti e inerzie defatiganti.

Un sistema immaginario in cui è puntuale la condanna di chi è contrapposto ai rappresentanti di quel potere, mentre questi sono puntualmente assolti da qualsiasi analoga imputazione.

Un sistema immaginario in cui un’articolazione del potere pubblico si costituisce in una centrale di contro-governo che ostacola ogni ipotesi di riforma che possa anche debolmente lambirne gli interessi, e occupa i giornali, le televisioni e ogni ambito del dibattito pubblico facendo le viste di rappresentare il popolo, la democrazia, gli interessi di tutti, ma non chiedendo il consenso né esponendosi alle avversità del sistema democratico-rappresentativo, bensì mantenendosi nei propri ranghi e indossando la propria uniforme.

Un sistema immaginario in cui governi, partiti politici, aziende, carriere, famiglie, patrimoni personali possono essere distrutti a causa delle iniziative disinvolte o colpevoli di quei funzionari intangibili. Un sistema immaginario in cui a pagare per quelle iniziative sono sempre e solo quelli che le subiscono e mai e in nessun caso quelli che con colpa o disinvoltura le hanno intraprese.

Un sistema immaginario in cui il potere di questo circolo corporato e auto-assolto, impassibile a qualsiasi controllo civile e democratico, rivendica autonomia e indipendenza non rispetto agli altri poteri, ma rispetto al diritto che dovrebbe subordinarli tutti, salvo quello che appunto è riluttante a subordinarvisi.

E ora si provi a immaginare che quel sistema non sia immaginario. Che esista davvero. Uno Stato così, con una sua escrescenza, denominata magistratura, che si comporta così e che gode di quella prepotente somma di indebite guarentigie. Che giudizio ne avremmo se fosse appunto esistente anziché essere, come è per fortuna, immaginario?

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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