Buco nell’acquaIl Pnrr ridisegnato dal governo è pieno di problemi

Secondo la Corte dei Conti la rimodulazione del piano riduce significativamente gli investimenti in sanità. E ci sono dubbi anche anche per i poteri ispettivi affidati a Palazzo Chigi, che sarebbero incompatibili con la Costituzione

Mauro Scrobogna /LaPresse

Il governo ha provato a rimodulare il Piano nazionale di ripresa e resilienza a modo suo. In un certo senso ci è riuscito, lo ha effettivamente cambiato. Ma ha forzato la mano, ha esagerato e alla fine ha perfino superato i limiti previsti dalla Costituzione. Lo scrive la Corte dei Conti in un documento depositato in Parlamento con cui lancia l’allarme sulle ispezioni e i controlli che la Struttura di missione – emanazione della presidenza del Consiglio – potrà fare a campione nei confronti dei soggetti attuatori e delle amministrazioni locali sulle singole misure del Piano (quindi ministeri, enti locali, partecipate di Stato).

Con la Struttura di missione, Palazzo Chigi vorrebbe assicurarsi la possibilità di verificare che l’attuazione degli investimenti e delle riforme viaggi in parallelo alla programmazione concordata con l’Europa. Ma gli strumenti scelti sono illegittimi, o meglio, «non appare coerente con i compiti di mero coordinamento attribuiti dall’articolo 95 della Costituzione alla presidenza del Consiglio dei ministri, presso la quale la predetta Struttura è allocata».

Il Pnrr da 194,4 miliardi di euro è un progetto enorme, molto invitante per la maggioranza e un’amministrazione che non vedeva l’ora di mettere il cappello su tutti i piani resi possibili dall’iniezione di denaro in arrivo da Bruxelles. I metodi però non sarebbero quelli giusti: «Appare ancor più evidente in caso di esercizio del potere ispettivo nei confronti di Regioni o enti locali, in ragione del principio costituzionale di autonomia che governa i rapporti tra questi e le amministrazioni centrali», scrive ancora la magistratura contabile.

Anche le diramazioni del controllo sui territori presentano forti criticità, scrive Giuseppe Colombo su Repubblica: «L’istituzione di una cabina di regia presso ogni prefettura rischia di generare un ingorgo se non si definiranno meglio “compiti, ruoli, responsabilità e modalità di raccordo” con il “cervellone” centrale. Altro che velocizzazione dei progetti: così come è scritta, la norma mette a rischio il conseguimento dell’obiettivo di miglioramento dell’efficacia ed efficienza della gestione del Pnrr a livello territoriale»

E ci c’è poi tutta la parte che riguarda le coperture del decreto. A partire dai tagli pericolosissimi tagli alla sanità, che prendono di mira perfino investimenti già avviati dalle Regioni. «Un raffica di rilievi sulla relazione tecnica che, annotano i magistrati, si limita a fornire gli elementi di sintesi delle valutazioni condotte per pervenire alla stima delle risorse Pnrr da integrare», scrive ancora Repubblica. E il quadro finanziario è così confuso che in futuro potrebbero servire altre integrazioni di spesa, anche oltre i sedici miliardi che il governo ha già dovuto ricavare da tagli fatti qui e lì per finanziare i nuovi progetti e una parte di quelli che non potranno più contare sul finanziamento del Pnrr. Ovviamente il conto lo pagheranno ministeri, Regioni e Comuni.

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