Corsi e ricorsi storiciIl valore della resistenza ucraina per l’Europa e la lezione del ’38

Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, l’Occidente ignorò il pericolo tedesco e concesse a Hitler i Sudeti, come quelli che oggi vorrebbero dare a Putin i territori occupati nel 2022. Oggi sappiamo che se Kyjiv dovesse cadere, a noi non rimarrebbe molto tempo per affrontare una guerra certa contro la Russia

AP/Lapresse

«Il nuovo Churchill è Emmanuel Macron, il presidente francese che, come il premier inglese nell’ora più buia del nazifascismo, ieri sera ha deciso di prendersi carico dell’Ucraina, dell’Europa e del mondo libero». È l’incipit dell’articolo in cui Christian Rocca getta il cuore oltre l’ostacolo per andarselo a riprendere. Tuttavia, pur condividendo il «ragionevole dubbio» di Francesco Cundari sull’effettiva disponibilità e possibilità del presidente francese di fare seguire alle parole i fatti, trovo sempre interessanti i riferimenti tra la situazione attuale e quella precedente lo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Capisco che le mie sono forzature perché la storia non si ripete, ma io mi sono convinto che un nuovo Plutarco inserirebbe nelle sue “Vite parallele” i profili di Adolf Hitler e di Vladimir Putin. Non è un caso che nell’intervista a Tucker Carlson, lo zar abbia affermato che sarebbe bastato consegnare al führer la Polonia per evitare la Seconda Guerra mondiale, ridefinita dal Cremlino la “grande guerra patriottica” che nei riti del regime ha sfrattato la sfilata del 7 novembre quando l’Urss celebrava sulla Piazza Rossa l’anniversario della Rivoluzione di ottobre alla presenza degli stati maggiori di tutti i partiti comunisti del pianeta, messi in fila col criterio della loro importanza. Ovviamente le differenze sono abissali.

Tuttavia, il nazismo arriva al potere sull’onda lunga della sconfitta della Germania nella Grande Guerra e delle condizioni imposte nel trattato di Versailles. Putin fa leva sul crollo dell’Urss (dove il Pcus ha fatto tutto da solo) e sul passaggio al campo avverso degli ex Paesi satelliti che sono usciti a precipizio dall’area di influenza non solo del dopo-Yalta, ma persino di quella imperiale. Non a caso Putin ha criticato più volte la pace separata di Brest-Litovsk sottoscritta dal governo rivoluzionario con gli imperi centrali, in forza della quale la Russia perdeva circa un quarto dei territori europei.

Anche le rivendicazioni relative alla città di Danzica (i pacifisti di allora gridavano nelle piazze che non sarebbero mai morti per Danzica), se valutate col metro di Putin non erano infondate. In Prussia orientale i tedeschi ci potevano arrivare solo via mare, perché nel mezzo c’era la Polonia (nata come Stato sovrano in base al trattato di Versailles). Anche l’analogo contenzioso con la Cecoslovacchia somiglia molto alle rivendicazioni di Putin.

Nei Sudeti vi erano alcuni milioni di cittadini di lingua tedesca, sobillati da un partito pangermanista. Era anche una conseguenza di come erano stati tracciati i confini nel trattato di pace. Ma a pensarci bene anche Putin si fa scudo non solo in Ucraina, ma anche in Moldavia e nei Paesi baltici, delle minoranze russofone.

La Germania di Hitler era poi era tutt’altro che un Paese isolato. In tutte le nazioni europee vi erano formazioni politiche che si ispiravano al nazifascismo in sedicesimo un po’ come i putiniani di oggi, agguerriti e in crescita, mentre la causa ucraina non gode del favore delle masse.

Negli Stati Uniti era operante e attiva una forza politica isolazionista che si chiamava America First (Trump non ha inventato nulla). Ma anche i governi democratici portavano avanti una politica di appeasement nei confronti del führer, che ebbe il suo picco nel patto di Monaco nel 1938, a spese della Cecoslovacchia che venne abbandonata a se stessa con l’invito a non rompere le scatole. Un po’ come tanti avrebbero voluto e vorrebbero fare con l’Ucraina.

Nel 1939 anche la Repubblica spagnola venne abbandonata a se stessa, non solo dalla Francia – l’unico Paese che ai tempi del Fronte popolare le aveva assicurato un minimo di appoggio, ma che almeno aprì i confini ai profughi e li ospitò in condizioni molto precarie –, ma anche Stalin in vista del patto di non aggressione con la Germania ritirò il sostegno dell’Urss.

Come sostenne in un contesto di grande impopolarità Winston Churchill («per evitare la guerra avete scelto il disonore; avrete il disonore e la guerra»), nel 1938 il führer era in condizioni di maggiore difficoltà, ma Francia e Regno Unito gli concessero del tempo per completare i suoi programmi di armamento.

Tutto ciò premesso dove sta la differenza tra quell’epoca e quella attuale? L’Ucraina ha deciso di resistere, la Cecoslovacchia si arrese. Questo Paese aveva le condizioni per difendersi. Disponeva di ventiquattro divisioni in servizio e di quindici di riserva; aveva una serie di fortificazioni ed un’industria bellica collaudata. Con modi più urbani, l’Occidente non si sarebbe particolarmente stupito se Volodymyr Zelensky avesse accettato il passaggio verso la salvezza che Joe Biden offriva a lui e alla sua famiglia.

In questi giorni Emmanuel Macron e Olaf Scholz, nell’incontro con il leader polacco Donald Tusk, hanno ricordato le tante missioni di pace che li avevano condotti al Cremlino per giurare che l’Occidente non avrebbe mosso un dito per portare l’Ucraina in Europa e tanto meno nella Nato.

Sappiamo come è stata travagliata e difficile la decisione di adottare delle sanzioni e di armare l’esercito ucraino. Per molti mesi la reazione di Kyjiv è sembrata come quella di un pugile costretto a combattere con un braccio legato dietro la schiena, tanto estesi erano i vincoli imposti dagli alleati nel reagire con le armi disponibili. In questi due anni, grazie al sacrificio e all’eroismo degli ucraini, l’Europa si sta rendendo conto che – in caso di vittoria di Putin – rimarrebbe poco tempo per mettersi in condizione di difendersi con le proprie forze, se e quando dovesse mancare la protezione del fratello maggiore di Oltre Atlantico. Sostenere il più a lungo possibile la resistenza ucraina è un’azione indispensabile per guadagnare tempo.

Se nel 1938 i cecoslovacchi avessero mandato a quel paese Neville Chamberlain e Édouard Daladier e scelto di vendere cara la pelle, la storia della Seconda guerra mondiale sarebbe stata diversa. Con un minor numero di vittime, militari e civili, meno crimini contro l’umanità e devastazioni in tutto il Continente. La guerra è una cosa orribile, ma gli esseri umani dispongono soltanto dei diritti che sono disposti a difendere.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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