Principi biodinamici Il cibo serve per far evolvere il pensiero

Una intervista in tre puntate, per capire meglio quali sono i principi alla base della biodinamica, una pratica agricola che molte aziende vitivinicole hanno intrapreso e che spesso è demonizzata per scarsa conoscenza

Adriano Zago
Stregoneria o conquista? Magia non dimostrata o pratica che funziona alla prova dei fatti? Abbiamo aperto il vaso di Pandora della biodinamica, pratica di cui tutti parlano e di cui pochi capiscono qualcosa, dialogando con Adriano Zago, un pioniere in questo campo, che condivide la sua profonda connessione con la terra e un approccio contemporaneo all’agricoltura. Attraverso la sua esperienza, proviamo a capire come l’agricoltura biodinamica non sia solo un metodo di coltivazione, ma una filosofia di vita che risponde alle esigenze moderne, mantenendo radici profondamente ancorate nella tradizione.
Come si utilizza la biodinamica? Quanto c’è di leggenda e quanto c’è di vero? Zago parte subito all’attacco: «Trovo compiacente, dal punto di vista giornalistico, continuare a raccontare la favola del vaso di Pandora e dell’esoterismo, ma, in realtà, dopo vent’anni che se ne parla e che si sono avuti i risultati, sarebbe anche interessante partire da quelli. Se iniziamo parlando di stregoneria penso che ci mettiate già sul banco degli imputati, come se ci fosse qualcuno buono e qualcuno non buono. Quindi io partirei dal fatto che la biodinamica è una realtà concreta, che ha degli strumenti precisi e che si misura. Cos’è un diserbante? Perché si pensa che tutti lo sappiano, ma non lo sanno? Cos’è un vino convenzionale? Cos’è un vino industriale? Allora perché dobbiamo dare per scontato che la gente debba sapere cos’è la biodinamica e quindi è un problema se non lo sa? Perché il problema è un’ignoranza trasversale, non l’ignoranza sulla biodinamica».
E allora partiamo dai risultati per dimostrare che così non è, e partiamo dal dire che una delle aziende francesi più importanti e conosciute al mondo, Romanée-Conti, è in biodinamico dal 2006 e in biologico dall’82. Quanti lo sanno? Tantissime grandi aziende, senza sbandierarlo, si sono avvicinate alla biodinamica e l’hanno messa in atto, senza far diventare questo una leva di comunicazione: «Darei poca importanza al fatto di sbandierarlo o meno – prosegue Zago – perché non è che debba essere per forza una scelta palese. Quello è un timbro comunicativo e caratteriale di un’azienda. E perché lo scelgono? Perché evidentemente hanno risultati. Perché le aziende iconiche, e parlo di Ceretto, Avignonesi, Planeta, non sono aziende che hanno bisogno di notorietà, ma evidentemente stanno cercando qualcosa che le aiuti a esprimersi al meglio sia come terroir che come risultati enologici, che come funzionamento generale dell’azienda. E quindi la mia risposta è che guardano alla biodinamica come a un metodo che li supporti nel mantenere i grandi risultati che hanno già e li porti ad averne di nuovi.
Tantissimi investitori, oggi, quando comprano la terra, si guardano intorno e cercano metodi come quelli delle cooperative biodinamiche, per preservare il capitale sul quale hanno investito. Hanno capito che se io prendo duemila ettari da qualche parte nel mondo, perché nel mio asse di investimento del fondo c’è l’asset agricolo, se uso l’agricoltura convenzionale erodo il terreno, lo impoverisco, mi dà problemi di inquinamento, e alla lunga avrò dei problemi legali. Servono metodi che mantengano il capitale: è una scelta per chi vuole salvaguardare il reddito. La biodinamica ha una grandissima sostenibilità economica e finanziaria, quando è applicata bene: chi si interessa anche solamente ai soldi guarda la biodinamica come uno strumento che gli permetta di mantenere il capitale».
@Adriano Zago
Ma che cosa si intende esattamente per agricoltura biodinamica? La risposta è articolata, e oggi non è come dieci o venti anni fa, anche se i valori di riferimento non sono cambiati: «La biodinamica è un metodo agricolo, quindi metodicità e applicazione a tutte le colture e agli allevamenti del mondo intero. È un metodo che nasce per salvaguardare la fertilità del suolo, per creare la salute delle piante, degli animali e per gestire il funzionamento dei gruppi di lavoro. In questa ultima parte è forse il metodo più innovativo, perché cento anni fa Steiner aveva ben codificato che nell’azienda agricola ci deve essere anche l’uomo al centro e quindi la parte sociale è fondamentale. Motivo per cui negli ultimi anni io ho studiato da coach, perché trovo che sia l’applicazione contemporanea dell’organismo sociale: dobbiamo sviluppare l’intelligenza e l’intelligenza emotiva nelle aziende e accompagnarle con tutti gli strumenti classici del coaching, per mettere insieme cose di cento anni fa con cose di ora.
La biodinamica è un metodo estremamente innovativo, perché è nato cento anni fa per rispondere a dei bisogni moderni che gli agricoltori di allora hanno sottoposto a Steiner. Quindi è un’agricoltura on demand che si basa sui problemi di allora, che sono chiaramente anche quelli di oggi, soltanto amplificati. Lo scopo finale della biodinamica è quello di creare un cibo che permetta all’uomo la migliore evoluzione del pensiero: è un cibo che passa per l’intestino ma serve al cervello. È nella penultima pagina dell’ottava conferenza di Koberwitz del 24 giugno 1924 e l’ho sempre trovata una delle intuizioni più geniali di Steiner».

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