Quesiti linguisticiCome usare bene «peraltro», spiegato dall’Accademia della Crusca

È una parola che porta in sé un valore di aggiunta ma non si limita all’aggiunta. Può contenere anche un’idea di opposizione o di limitazione, ma solo in usi particolari

(Unsplash)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Per quanto riguarda gli aspetti grafico e morfosintattico, la descrizione della parola peraltro o per altro è relativamente chiara. Dal punto di vista grafico, nell’italiano contemporaneo la forma più diffusa si dimostra essere quella univerbata, ma circola anche la forma staccata per altro (La grammatica italiana, Treccani, 2012); dal punto di vista morfosintattico, si tratta di un avverbiale che, nella frase che lo accoglie, può occupare la posizione iniziale, la posizione finale (nello scritto tipicamente marcata da una virgola) o una posizione intermedia (facoltativamente racchiuso da una coppia di virgole):

Peraltro, questo compito spetta alla direzione.

Questo compito spetta alla direzione, peraltro.

Questo compito spetta peraltro alla direzione/Questo compito spetta, peraltro, alla direzione.

Nell’ambito della linguistica del testo, guardando alla sua funzione comunicativa, l’avverbiale peraltro viene classificato come “connettivo” (“connettore”), o anche, con un’altra terminologia, come “congiunzione testuale” (Sabatini-Coletti). Con il termine “connettivo” vengono infatti indicate le forme linguistiche morfologicamente invariabili che offrono istruzioni su come legare le unità del testo attraverso relazioni logico-argomentative quali la causa, la consecuzione, la riformulazione, l’esemplificazione, l’opposizione ecc. Tali relazioni possono riguardare più precisamente il modo in cui gli eventi si collegano nel mondo narrato (causa, tempo ecc.) o la composizione del pensiero nei suoi aspetti concettuali e linguistici all’interno del testo (motivazione, conclusione, riformulazione, specificazione ecc.). In questa prospettiva, la relazione convocata da peraltro appartiene senz’altro al secondo tipo, poiché è subito chiaro che siamo nell’ambito della costruzione del messaggio, e non della descrizione del mondo, reale o supposto che sia.

Quando si passi dalla grafia, dalla categoria morfosintattica e dalla classificazione funzionale alla semantica, la descrizione di peraltro si fa nettamente più difficile. Non è cioè facile descrivere in modo preciso le istruzioni che il connettivo offre al destinatario riguardo all’interpretazione dei contenuti su cui agisce. Dai dizionari, e da sondaggi informali che ho condotto attorno a me, risulta che la sensazione è che ci si trovi nei campi concettuali dell’opposizione (uno dei nostri lettori parla di “senso leggermente avversativo”) e dell’aggiunta (viene accostato a inoltre); e in questa direzione va anche il Sabatini-Coletti – senz’altro il dizionario sull’italiano contemporaneo più attento alla trattazione delle congiunzioni testuali – che propone come sinonimi soprattutto dei connettivi appartenenti a campi concettuali affini/vicini all’opposizione, come i connettivi limitativi e concessivi: ma, però, ciò nonostante, nondimeno, tuttavia, eppure, del resto ecc. Se i campi concettuali in gioco sono effettivamente quelli che ho appena indicato, è facile tuttavia mostrare che c’è qualcosa in più e di diverso: infatti, solo poche volte il nostro connettivo è di fatto sostituibile con i connettivi di aggiunta prototipici (vedi inoltre) o con i connettivi di concessione/limitazione prototipici (vedi ma, nondimeno), e anche quando la sostituzione è possibile, cambia di fatto il senso del messaggio; si pensi alla sequenza: “No grazie, non mangio mozzarella. Peraltro/Inoltre/Nondimeno sono intollerante a tutti i formaggi”. Prima di proporre una definizione di peraltro, devo peraltro (!) sottolineare un dato importante. Dalla ricognizione veloce che ho fatto dei dizionari della lingua italiana che circolano attualmente emerge come fortemente probabile il fatto che ci siano variazioni diatopiche: per esempio, l’enunciato proposto nel Sabatini-Coletti “Anche se dovessi ricevere il suo invito, io peraltro non ci andrei” non fa parte del mio repertorio regionale lombardo. Senza entrare in queste questioni, io ragiono qui sui tipi d’uso più usuali, quelli per intenderci registrati da tutti i dizionari che ho visto; e mi focalizzo sullo scritto o comunque sul parlato controllato. Nel parlato conversazionale spontaneo – dove è in realtà poco diffuso – può subire varie desemantizzazioni e travisamenti d’uso (Frigerio 2020; Fiorentini-Giacalone Ramat ics).

Quali sono dunque le istruzioni che peraltro offre al destinatario riguardo all’interpretazione della sequenza in cui trova posto? Per rispondere, il primo dato da osservare è che l’enunciato in cui compare il connettivo è il risultato di un atto linguistico autonomo rispetto a quanto precede, una sorta di aggiunta a posteriori. Questo significa che il movimento comunicativo in corso si sarebbe potuto fermare prima dell’enunciazione di peraltro senza tradire l’intento comunicativo principale del locutore. In una sequenza come:

Non intendo prenotare quest’aula. È troppo cara. Peraltro non è che mi piaccia molto.

l’argomento che viene presentato come decisivo è il fatto che l’aula sia troppo cara; a quello successivo, il fatto che non piaccia molto al locutore, viene data un’importanza secondaria.

Detto questo, l’enunciato segnalato da peraltro non si limita ad aggiungere un’informazione ma conduce a tornare sull’enunciato precedente, realizzando diversi tipi di strategie discorsive (Luscher 1989, Ricci 2007) e mettendo in gioco reti di convergenze e divergenze con connettivi ogni volta diversi.

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