I sommersi e i restauratiIl pacifismo delle facciate che vergava fatture false durante l’assassinio dell’Ucraina

La levatura immorale dei lestofanti bardati d’arcobaleno che di fronte alla guerra hanno urlato accuse di collaborazionismo bellico e preoccupazione per i poveri, ma che poi hanno passato mesi a concentrarsi sul sacrosanto diritto di scegliere il colore della ringhiera

Se riguardato dopo tutto questo tempo, suscita un supplemento di raccapriccio il pacifismo di piazza, di opposizione e di governo che immediatamente, senza bisogno di procura e sulla scorta di un appassionato spontaneismo, ha lavorato senza sosta nell’interesse dei macellai dell’operazione speciale.

Perché quel sistematico intralcio agli aiuti non era nemmeno il frutto dell’egoismo isolazionista che per parsimonia e ordine dei conti lascia massacrare un popolo invaso; non era la neutralità della ridotta montanara che si fa gli interessi suoi spendendo soldi per un’amministrazione che funziona e per i davanzali fioriti: era invece la vergogna insieme mafiosa e stracciona del Paese che fa ripartire l’economia con le ringhiere pinciute virdi pagate non si sa da chi e con i controsoffitti democratici in luogo del mezzo chilo di pasta nell’eterna Repubblica votoscambista. La pace del Superbonus e del reddito da sofà contro l’irresponsabilità guerrafondaia di chi provoca l’escalation non capendo che i bambini vivono felici anche da deportati.

L’evocazione gaglioffa e bastarda delle miserie degli italiani, insultate dal bellicismo che le ha intollerabilmente aggravate nella misura di un cappuccino ogni otto mesi, non veniva da amministratori parsimoniosi che curano l’orto elettorale facendo almeno funzionare la baracca: veniva dai responsabili diretti e dai complici sostanziali della più devastante dilapidazione di pubblici denari mai registrata in questo Paese, una specie di Stato-canaglia light la cui effettività democratica si riafferma nella contesa dei possedimenti Rai, nel 25 aprile presidiato dall’Anpi e nel giornalismo di inchiesta sull’evasione dell’Imu da parte del prozio di Volodymyr Zelensky mentre la soldataglia russa allestisce i lager nei villaggi ucraini denazificati.

Il popolo lasciato senza difese sotto i bombardamenti, preda dei macellai che ne giustiziano, torturano e stuprano i superstiti, non è più abbandonato se a condannarlo al sacrificio è un’inqualificata noncuranza anziché ciò di cui abbiamo dato prova, vale a dire il collaborazionismo che gli imputa di non essersi arreso oltraggiando in tal modo il sacrosanto diritto della brava gente di pensare al colore giusto per la facciata.

Ma, se quelli muoiono ugualmente, rispetto a un ordinato menefreghista è moralmente diverso, e peggiore, il lestofante bardato d’arcobaleno che affetta preoccupazioni sociali e attenzioni per i bisogni nazionali dopo aver scritto il più ampio capitolo della storia di malversazione parassitaria di questo Paese. Perché questo va detto: salvo un precario inizio onorevole, mentre l’Ucraina era assassinata l’Italia non stava semplicemente girata dall’altra parte. Stava a fare fatture false

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