Equivalenza immoraleDisprezzare la Corte dell’Aja non aiuta Israele (né la democrazia)

Chi sta dalla parte della libertà e del diritto ha il dovere di chiedere chiarezza proprio oggi che anche in Europa pensiamo siano a rischio i diritti universali. I valori occidentali muoiono se si rinuncia a difenderli fino in fondo, e questo vale anche per le ipocrite condoglianze ai macellai iraniani

AP/Lapresse

L’articolo Guia Soncini sui mandati di arresto per il capo del governo israeliano e per il suo ministro della Difesa, ma anche e soprattutto l’attenta lettura del parere giuridico prodotto dal procuratore della Corte penale internazionale dell’Aja, costituiscono un salutare schiaffo per quella parte dell’opinione pubblica, compreso chi scrive e questo giornale, che ha sempre sostenuto le ragioni di Israele.

È chiara a tutti la condizione di Paese aggredito di Israele e la sua lotta per sopravvivere contro un’organizzazione terroristica che fa del suo sterminio la ragione sociale.

Tuttavia quelle tredici pagine redatte da due ex giudici della Corte penale, docenti e quattro avvocati con specifica competenza sulla materia dei diritti umani e dei crimini di guerra, dicono cose tremende su cui la coscienza di chi ama e difende la democrazia di Israele deve interrogarsi.

Vista la confusione che anche stavolta hanno fatto alcuni commentatori in materia di diritto va detto subito che il documento è un semplice parere consultivo rilasciato da un panel di esperti a sostegno della richiesta di arresto del rappresentante dell’accusa. Su essa deciderà la Corte dell’Aja, che ha l’ultima parola e potrebbe anche respingere la domanda, oppure accettarla in parte.

I giudici sono gli stessi che un anno fa hanno disposto l’arresto di Vladimir Putin ricevendo un cambio le minacce e il disprezzo della Russia, che non ha aderito allo statuto della Corte al pari di Paesi come gli Stati Uniti, la Turchia, la Cina, l’ India e lo stesso Israele.

Come bene ha spiegato Vladimiro Zagrebelsky, il ruolo e il prestigio dell’istituzione, il suo carattere sovranazionale rendono impossibile sottacere la gravità dell’iniziativa e le sue ricadute.

Per questo la reazione più sbagliata di chi sta dalla parte della democrazia israeliana sarebbe l’invettiva sprezzante alla Giuliano Ferrara o peggio ancora dubitare dell’autorevolezza dell’organismo : abbiamo tutti un disperato bisogno di diritto e di diritti da difendere per cui demolire le istituzioni di garanzia è un lusso che non possiamo permetterci.

Bisogna leggerlo questo parere e soffermarsi in particolare su un’accusa agghiacciante mossa a Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant e che disonora l’esercito israeliano: aver deliberatamente affamato la popolazione di Gaza non come conseguenza dei combattimenti ma con lo scopo preciso di impedire i rifornimenti di cibo e medicine.

Sul punto gli esperti sono chiarissimi: la volontà del governo israeliano è stata quella di uccidere per fame la popolazione civile, per evitare che i soccorsi giovassero anche ad Hamas.

Le prove le valuteranno i giudici dell’Aja, ma l’accusa è tremenda e non trova giustificazione alcuna. Negare il cibo, sterminare per fame un popolo, colpisce il nucleo fondamentale di ciò che chiamiamo pietà umana e il senso più profondo del concetto di diritti universali.

Su questo giornale tempo fa si è ricordata la storia di Gareth Jones, un coraggioso cronista gallese, militante del partito comunista che negli anni Trenta denunciò l’Holodomor, lo sterminio per fame di milioni di ucraini disposto da Stalin, accolto con disprezzo e incredulità proprio dai suoi stessi compagni di fede che lo isolarono e forse lo condannarono a morte in nome di una fede cieca che non poteva essere messa in discussione.

Credo che chi sta dalla parte della libertà e del diritto ha il dovere di chiedere chiarezza proprio oggi che anche in Europa pensiamo siano a rischio i diritti universali.

Qualcuno, tra cui Joe Biden e il Segretario di Stato Antony Blinken, ha rigettato l’implicita equiparazione tra Hamas e Israele che l’iniziativa giudiziaria del procuratore dell’Aja avvalorerebbe.

In effetti c’è una parte di verità, ma la critica deve colpire l’ipocrisia diplomatica che c’è dietro tale parificazione. Non avendo il coraggio di procedere separatamente si è perseguita la politica cerchiobottista temendo le accuse di antisemitismo ed islamofobia.

Eppure deve essere ben chiaro a tutti che la Corte Penale non persegue gli Stati sovrani, ma gli individui e i reati da loro commessi. E andrebbe anzi sostenuto con convinzione che l’incriminazione di Netanyahu sarebbe un aiuto necessario per i democratici di Israele che da anni riempiono le piazze contro il suo governo. Come si può criticare la sua pericolosità politica e poi appoggiare i suoi crimini? Una democrazia non può stringersi intorno a chi cerca di strangolarla.

A tale proposito, la coscienza di un uomo libero non può restare indifferente davanti allo squallido spettacolo di ipocrite condoglianze inviate dai Paesi democratici (come la stessa Italia) ai boia iraniani per la irreparabile perdita di un loro degno esponente. Petrolio e scambi commerciali giustificano questo triste spettacolo? Non bastano le donne bastonate e i martiri impiccati? La democrazia muore anche di questo: la rinuncia a difenderla sino in fondo.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter