Heavy metalLa preoccupante dipendenza europea dalla nitrocellulosa cinese

Per produrre munizioni in grande quantità le aziende europee hanno bisogno del fulmicotone che Pechino possiede in dosi massicce

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L’arrivo a Pechino del segretario di Stato americano Antony Blinken e l’incontro con il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha molti livelli di lettura, uno di questi è il rapporto commerciale che l’Occidente ha con la Cina in alcuni ambiti strategici. Per questo motivo, diventa ancora più significativo il monito di Micael Johansson, Ceo della Saab, una delle principali aziende mondiali nel settore della difesa, nonché uno degli asset a disposizione della Nato dopo l’ingresso svedese di poche settimane fa. «Il rischio che la Cina interrompa le consegne di nitrocellulosa (fulmicotone) per produrre polvere da sparo in Europa è molto svantaggioso», ha riferito Johansson in un’intervista di qualche giorno fa con Politico.

Questa posizione è stata ribadita anche venerdì mattina durante la conferenza stampa di presentazione dei risultati del primo trimestre del 2024. «Gli obiettivi del settore difesa non sono fissati in numerosi paesi», ha riferito il Ceo. «Non possiamo permetterci di andare sotto la massa critica, significherebbe diminuire gli investimenti e perdere posti di lavoro, in un momento in cui stiamo crescendo molto e stiamo realizzando che ci ritroveremo ad avere un vicino di casa molto aggressivo durante gli anni a venire», riferendosi alla Russia. 

La chiave di tutto questo è l’approvazione del programma Asap da parte della Commissione europea avvenuta nel marzo di quest’anno. Asap, la cui traduzione dell’acronimo è Atto di Supporto per la Produzione di Munizioni, richiama anche l’espressione inglese As soon as possible, il prima possibile, ed è stata concepita per far andare la produzione di materiali bellici di pari passo con le necessità dell’Ucraina nella guerra contro la Russia e con l’Europa che dovrà necessariamente correre ai ripari dopo decenni in cui la spesa pubblica destinata alla difesa è andata via via calando.

Il programma Asap ha l’obiettivo di accelerare la produzione di munizioni in Europa e la polvere da sparo rappresenta l’elemento principale di finanziamento, con circa metà dei cinquecento milioni complessivi che saranno diretti a questo specifico capitolo di spesa.

La produzione di materiale bellico è particolarmente concentrata nel Nord Europa e lì si trovano alcune delle aziende beneficiarie del programma Asap: la Chemring Nobel otterrà circa sessantacinque milioni di euro per la produzione norvegese di esplosivi (la svedese Bofors quasi sette), la finno-norvegese Nammo usufruirà di dieci milioni da gestire autonomamente e altri quarantuno assieme all’italiana Simmel, alla francese Nexter e la lituana Valsts; quaranta andranno a Eurenco in Francia e Svezia (tramite la Bofors) per la produzione di polvere da sparo, trentaquattro andranno alla Nammo per la produzione di munizioni e dieci a testa a Kongsberg (Norvegia) e Nammo per la produzione di missili.

Tornando alle materie prime indicate da Johansson, di cosa si parla esattamente? Gli elementi principali necessari per la produzione di polvere da sparo sono nitrocellulosa e nitroglicerina, mentre la nitroguanidina (derivata dal guano, presente in grandi quantità in alcune isole del Pacifico) era più comune in passato.

La nitrocellulosa è entrata recentemente nel dibattito legato alle sanzioni secondarie nei confronti della Russia e, grazie a un articolo del Wall Street Journal, è emerso come la Russia sia riuscita ad aggirare il divieto di importo attraverso la Turchia e utilizzando il composto prodotto per lo più a Taiwan. E farebbe il proprio ingresso nel conflitto in Ucraina, oltre che dall’isola, anche tramite la Cina continentale e la Germania, sempre attraverso intermediari situati in paesi neutri.

La questione è arrivata sia al Parlamento europeo dopo l’interrogazione del deputato ceco Tomas Zdechovsky, sia al Congresso americano grazie all’interpellanza del rappresentante repubblicano del Minnesota Tom Emmer. La produzione di questi composti è legata alla disponibilità delle materie prime da convertire attraverso l’azione dell’acido nitrico e dell’acido solforico. L’acido nitrico, di cui l’Europa è uno dei maggiori esportatori mondiali, arriva in Ue quasi interamente dalla Norvegia.

Nel caso della cellulosa, questa è presente sia nel legno delle piante sia nel cotone, ma nel secondo caso la percentuale di cellulosa è più alta. Secondo le statistiche della Banca Mondiale, l’importazione di nitrati di cellulosa nell’Ue dal 2023 avveniva per il 28.42 per cento dalla Cina, una percentuale di crescita esponenziale anche rispetto al periodo pre-pandemico. Come indicato da Micael Johansson, la lavorazione del cotone per la produzione di nitrocellulosa richiede più tempo e risorse rispetto a quella derivante dalla polpa del legno, ma il commercio di quest’ultima è subordinato a restrizioni di natura ambientale che, secondo il Ceo della Saab, andrebbero allentate.

Un’altra dichiarazione ha attratto l’attenzione degli osservatori. «Sarà necessaria anche una valutazione», continua Johansson per Politico, «per materiali quali alluminio e titanio, per comprendere il livello di dipendenza che abbiamo da Cina e Russia». Nello specifico, alluminio e titanio sono stati aggiunti dall’Unione Europea alla lista di metalli critici, in particolare per la necessità di produrre aerei, sottomarini e mezzi militari.

Sempre secondo la Banca Mondiale, i maggiori esportatori mondiali di alluminio non lavorato sono India, Canada, Australia, Malesia e Islanda, ma nel 2022 le importazioni principali dell’Unione Europea erano dal Mozambico e proprio dalla Russia. Da questa proveniva il 17.9 per cento delle importazioni, ma nel 2023 era sceso al 10.14 per cento e le importazioni complessive erano calate da 9.2 a 7.9 miliardi di dollari. L’alluminio direttamente derivante da estrazione proviene in larga parte dalla Guinea, ma circa il dieci per cento è estratto in Cina. Il titanio estratto è esportato nel mondo principalmente da Sudafrica, Mozambico, Kenya, Senegal, Madagascar e Ucraina, ma una buona parte destinata all’Ue arriva anche da Sierra Leone, Australia e Norvegia.

Proprio a Oslo alcuni mesi fa il parlamento ha dato il via libera alle attività di ricerca nei fondali marini settentrionali per la futura estrazione di noduli di manganese, una misura che è stata fortemente criticata dal Parlamento europeo e dalle associazioni ecologiste perché considerata rischiosa per l’ambiente. Secondo l’agenzia norvegese per le estrazioni, la presenza stimata nei fondali sarebbe di 8.4 milioni di tonnellate di titanio, dieci volte il valore delle importazioni Ue nel 2023.

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