Questione di influenzeL’Ue ha criticato il governo georgiano per aver fermato le proteste con la violenza

Da Bruxelles arrivano richieste a Tbilisi per fermare l’escalation di repressione contro i manifestanti dopo che la polizia ha usato idranti, gas lacrimogeni e granate stordenti

AP/Lapresse

Il popolo georgiano in piazza con la bandiera delle cinque croci e con la bandiera europea in questo momento rappresenta il vero spirito europeo. I manifestanti chiedono all’esecutivo di combattere l’ingerenza russa mentre quello si piega sul modello cremliniano con una legge sugli agenti stranieri che è la copia carbone di quella liberticida di Mosca. E a dimostrazione dei metodi mutuati dalla Russia, il governo georgiano ha pensato di rispondere ai canti e alle grida di libertà del suo popolo con la repressione: le forze di sicurezza hanno usato idranti, gas lacrimogeni, granate stordenti e proiettili di gomma per interrompere le manifestazioni pacifiche.

Martedì notte la polizia ha arrestato sessantatré manifestanti nella capitale e sei agenti sono rimasti feriti, secondo il ministero degli Interni del paese. Si tratta della repressione più violenta mai attuata dalle autorità contro il movimento di protesta durato tre settimane. Al momento degli scontri con le forze dell’ordine, circa duemila persone avevano bloccato il traffico fuori dal parlamento sul viale principale di Tbilisi e su altre strade principali della città. La polizia in tenuta antisommossa ha colpito i manifestanti disarmati con i manganelli e alimentato disordini durati ben oltre la mezzanotte.

Sono stati aggrediti anche diversi giornalisti e politici dell’opposizione. Tra questi c’era Levan Khabeishvili, leader del principale partito di opposizione della Georgia, il Movimento Nazionale Unito, che ha pubblicato sui social una foto del suo volto tumefatto dopo gli scontri. «Se il mio pestaggio ha impedito quello di un altro, giovane attivista, sono solo felice che sia successo a me», ha scritto Khabeishvili. «Questo Paese appartiene alle future generazioni».

Per questo l’Unione europea ha chiesto a Tbilisi di porre fine a queste violenze. «L’uso della forza per reprimere il diritto di riunione pacifica è inaccettabile», ha dichiarato via X (ex Twitter) Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di sicurezza. Va ricordato che la Georgia ha ottenuto lo status di candidato per diventare un nuovo Stato membro dell’Ue.

Anche la presidente della Georgia, Salome Zourabichvili, ha lanciato un appello al ministro degli Interni affinché fermi le violenze, definendo la repressione «totalmente ingiustificata, non provocata e sproporzionata».

Ieri invece nel Parlamento georgiano ci sono stati nuovi scontri tra deputati – con lanci di oggetti e minacce di violenze a mani nude – durante la procedura d’approvazione del disegno di legge sugli agenti stranieri. La norma obbligherebbe le Ong, i gruppi per i diritti civili e i media a registrarsi come organizzazione «portatrice degli interessi di una potenza straniera» se più del venti per cento dei loro finanziamenti dovesse arrivare dall’estero. Ma secondo questa formulazione questi enti sarebbero costretti a condividere informazioni riservate sotto richiesta del ministero della Giustizia, pena sanzioni fino a novemilacinquecento dollari.

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