EquilibrismiMeloni dovrà scegliere tra l’omologazione al centro e il blocco unico della destra europea

La premier sa che molto probabilmente dovrà scendere a compromessi con Le Pen dopo le elezioni, almeno per impedire che l’asse tra Macron e Scholz crei problemi al suo governo

Pexels

Le campagne elettorali sono fatte per lanciare proposte destinate, spesso, a non essere mantenute. Sono fatte per individuare nemici, avversari contro i quali mai e poi mai, si giura in tv, nelle interviste e nei comizi, verrà aperta la porta delle alleanze. Il giorno dopo le elezioni le cose cambiano, si rimettono i piedi per terra, si comincia a ragionare con i voti che ogni partito ha preso. Con i voti e soprattutto con le convenienze di potere e i posti che nell’establishment europeo ogni governo mira a ottenere. Perché da questi dipendono i margini di manovra sui conti pubblici e le trattative su ogni dossier che incrocia le competenze nazionali e comunitarie.

Allora, se questo è l’abc di partenza del dopo voto europeo, bisogna capire se il «blocco unico delle destre» che propongono Marine Le Pen e Matteo Salvini possa veramente interessare Giorgia Meloni. Finora non è stato così perché nel gruppo Identità e Democrazia ci sono partiti impresentabili come l’estrema destra tedesca di Alternative für Deutschland (AfD) e altri amici di Mosca. Partiti anti europei che il Partito popolare europeo (Ppe), il centro di gravità politica da cui dipendono tutti i giochi, non può accettare. A cominciare dal polacco Donald Tusk che i nemici ce li ha a casa (i Conservatori del PiS) e considera irriducibile avversaria una come Le Pen e il giovane delfino Jordan Bardella. Per Tusk, e non solo, i nemici del suo amico Emmanuel Macron sono anche i suoi, anche per una questione legata a doppio filo alla guerra in Ucraina.

Ecco che Meloni vive in bilico tra l’omologazione al centro, tagliando i ponti con ogni blocco di destra, e la tentazione di utilizzare questo blocco per avere una forza inimmaginabile. Utilizzando la crisi di consensi dei liberali, macroniani, verdi e socialisti. La maggioranza Ursula secondo i sondaggi più recenti e seri ci sarà, ma sarà molto risicata e in ogni caso non si può far finta che non succeda nulla a destra. Cosa che un bel pezzo di Popolari non vuole ignorare: nel nuovo Europarlamento il numero di chi si iscriverà ai gruppi degli identitari e dei conservatori sarà quasi il doppio. Non ascoltare questo pezzo di elettorato europeo, una minoranza molto robusta, non è politicamente intelligente. Soprattutto se malauguratamente l’Europa dovesse far fronte a una guerra all’Ucraina che si allarga, con un Paese come la Russia che ha trasformato la sua economia in modalità di guerra mentre i Paesi europei e l’Unione europea sono fermi sulle gambe.

Gli effetti sarebbero catastrofici se non ci dovesse esserci un equilibrio, un modo di coinvolgere ciò che oggi in campagna elettorale non è coinvolgibile. Meloni potrebbe giocare proprio la carta Le Pen per tagliare la strada a Macron, a qualunque ipotesi che a dare le carte sia il presidente francese in asse continuo con il socialista Scholz, per bloccare il Green Deal, per evitare che la prossima legge di Bilancio risenta già della scure del nuovo patto di stabilità. Almeno otto miliardi all’anno di tagli per rimanere in linea con il debito e il deficit è un’acrobazia se deve mantenere tutti i bonus, il taglio del cuneo fiscale e le varie elargizioni elettorali.

Meloni non morirà per Ursula von der Leyen, dovrà scendere a compromesso con l’unica altra grande vincitrice (almeno tutti i sondaggi francesi ed europei questo dicono), ovvero madame Le Pen. Salvini, forse scavalcato da Forza Italia, se vuole, dovrà seguire come l’intendenza, altrimenti rimarrà con il generale Roberto Vannacci e l’estrema destra fuori dai giochi. La leader del Rassemblement National sta già cercando da un po’ di tempo di riposizionarsi verso il centro, pensando alle prossime presidenziali francesi: l’Europa sarà il banco di prova per esercitare attrazione e non essere esclusa dal grande ballo del potere. Non vede l’ora di dare un cazzotto a Macron e Meloni potrebbe passarle i guantoni.

Sarà un grande blocco di destra depurato dalle punte più estreme, che si camufferà, si contraddirà, imbarcherà Viktor Orbán, nasconderà la natura filoputiniana, che vorrà limitare la vitale crescita di un’Europa più sociale e sovrana. L’operazione metamorfosi è insidiosa. Dovrà però fare i conti dei voti di chi non vuole farsi prendere in giro. Ma non basta dire, come hanno fatto Elly Schlein e gli altri leader socialisti l’altro giorno, non faremo mai alleanze con la destra. Così come Meloni dice che non farà mai maggioranza con la sinistra. Potrebbe finire che i primi l’apertura a destra, di cui ha parlato anche von der Leyen, non la faranno davvero, mentre i secondi, travestiti, si aprono una strada con i Popolari. Occhio alle fregature.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter