Strapotere riformistaLa vittoria annunciata dei laburisti e tutte le possibili maggioranze di governo

Secondo l’analista della Bbc John Curtice, il partito di Starmer «ha il novantanove per cento di possibilità di formare la prossima amministrazione». Ma il sistema uninominale secco potrebbe riservare qualche sorpresa nelle alleanze

AP/Lapresse

Pochi giorni dopo l’inizio ufficiale della campagna elettorale in Regno Unito, si fa già un gran parlare dei possibili risultati, vuoi per la scadenza lampo del 4 luglio imposta dal primo ministro Rishi Sunak e vuoi per il vantaggio abissale che i sondaggi attribuiscono al nuovo Labour.

Sir John Curtice, il principale analista elettorale della Bbc, due mesi fa ha detto che c’è «il novantanove per cento di possibilità che i laburisti formino la prossima amministrazione». Il day after elettorale è dietro l’angolo, ma per molti è già arrivato, con Sunak che sembra già un personaggio archiviato dalle cronache, annegato tra i mille problemi dei Tories.

Il Financial Times ha da poco pubblicato uno strumento molto interessante, che permette di travestirsi da stratega e provare a ipotizzare il risultato delle prossime elezioni, stimando l’esito in ogni circoscrizione elettorale. La prima cosa che risalta è quanto sia rossa la barra che raccoglie le previsioni sulla composizione del prossimo parlamento. Il dominio dei laburisti sembra incontrastato: stando alla proiezione dei seggi in base ai sondaggi attuali, il partito di Starmer potrebbe superare i quattrocentocinquanta seggi su seicentocinquanta, ben oltre la maggioranza assoluta di trecento ventisei, una cifra che potrebbe permettere al Labour di portare a compimento con la massima serenità la sua rivoluzione gentile.

A marzo, l’istituto di sondaggi YouGov si era spinto addirittura oltre, con i laburisti a quota quattrocentosessantotto seggi e i conservatori sotto i cento, un risultato peggiore di quello patito nel 1997 con John Major alla guida. Le analogie con il 1997 sembrano moltissime in questi giorni, in parte per la debolezza dei Tories e in parte per le similitudini tra la svolta riformista di Starmer e l’approccio di Tony Blair. La vittoria totale sembra ampiamente alla portata dei laburisti, ma non bisogna concentrarsi solo sulle proiezioni dei sondaggi e prendere in considerazione anche la fotografia che restituiscono le circoscrizioni locali.

Con il sistema elettorale britannico «first-past-the-post» (da noi si direbbe «uninominale secco»), le percentuali di voto nazionali dei partiti, che si possono consultare sui vari sondaggi, non sono strettamente legate al numero di seggi conquistati. Ciò rende difficile comprendere le implicazioni politiche dei dati. Rob Ford, professore di scienze politiche all’Università di Manchester, ha definito le proiezioni sui seggi dei sondaggi generali come un «metro di giudizio approssimativo: il Labour potrebbe avere un vantaggio di quindici punti e non avere la maggioranza, oppure avere un vantaggio di dieci punti e avere la maggioranza. Dipende da dove si trovano quei voti».

Anche guardando alla prospettiva locale, però, il quadro continua a essere favorevole a Starmer: i Tories potrebbero perdere molti seggi rispetto al passato e si trovano sotto un doppio attacco, dall’estrema destra e dal centro. Se Sunak teme soprattutto di poter perdere terreno a scapito di Reform Uk, il movimento sovranista erede del Brexit Party di Nigel Farage, anche i Liberaldemocratici potrebbero fare più di uno scherzetto ai Tories.

La concorrenza di Reform Uk e una crescente inclinazione sovranista tra gli stessi conservatori hanno spinto probabilmente Sunak a cavalcare in modo serrato le istanze più estreme della sua area politica, lasciando nella terra di nessuno molti elettori moderati. Gli stessi che potrebbero sostenere i candidati libdem in molte circoscrizioni nel sud del Paese, il cosiddetto «muro blu», dove esponenti di spicco dei Tories come il cancelliere dello Scacchiere Jeremy Hunt rischiano di perdere il posto in favore di un rappresentante liberaldemocratico.

Dopo la disfatta alle elezioni del 2019, quando hanno ottenuto solo una decina di seggi, i libdem sono ripartiti dalle loro radici, ovvero la politica locale, raggiungendo risultati ragguardevoli di recente sotto la guida di sir Ed Davey. Il loro focus sul territorio potrebbe renderli un avversario ostico per i conservatori, regalando maggior vantaggio alle ambizioni laburiste. Proprio per questi motivi, è difficile stimare quanti seggi potrebbero raggiungere i libdem a partire dal consenso su base nazionale (che è circa del dieci percento): sebbene il loro sostegno generale sia molto inferiore a quello dei due partiti principali, in alcune circoscrizioni hanno una presenza significativa.

In particolare, il “voto tattico” sarà fondamentale: l’elettorato dell’uno o dell’altro schieramento potrebbe scegliere di sostenere il candidato più forte in una singola circoscrizione, per evitare una vittoria dei conservatori. Sembra esserci infatti molta più affinità tra laburisti e liberaldemocratici sotto la leadership di Starmer che sotto quella di Jeremy Corbyn. Ciò è comprensibile se si considera che gli elettori libdem del 2019 hanno dato a Starmer un voto medio di 5,4 su dieci in un sondaggio del British Election Study, contro il 2,6 di Corbyn. Neanche a dirlo, il “voto tattico” è diventato famoso per la prima volta nel 1997, quando Tony Blair vinse in modo schiacciante.

I recenti successi alle elezioni locali nelle contee di Somerset e Dorset hanno mostrato una rinascita del centrismo libdem anche a ovest, sostenuto dall’arrivo di professionisti da Londra, scappati dalla capitale a causa dei prezzi elevati o in cerca di lavoro da remoto. L’anno scorso, dopo la vittoria nel collegio locale di Somerton and Frome, Davey ha dichiarato: «Questa sorprendente vittoria dimostra che i liberaldemocratici sono tornati saldamente anche in quest’area».

Nonostante questi segnali, di recente Sunak ha provato ad agitare lo spettro di un parlamento senza una chiara maggioranza, proponendo uno scenario in cui i laburisti non riuscirebbero a raggiungere i trecentoventisei seggi. Le previsioni, il trend politico e l’atmosfera di ostilità verso i conservatori che si respira in molte circoscrizioni britanniche sembrano suggerire tutt’altro, ma anche se si verificasse un esito di questo tipo, è molto probabile che i liberaldemocratici sosterrebbero il nuovo Labour piuttosto che i Tories, entrando in coalizione con Starmer oppure assicurando supporto dall’esterno. Non è difficile immaginare i punti di contatto tra libdem a laburisti: ambiente, potenziamento dei servizi pubblici e riparazione dei danni causati dalla Brexit, ad esempio.

Il noto sondaggista britannico Matt Singh ha riflettuto su questi temi nella sua newsletter, chiedendosi se i sondaggi abbiano sovrastimato il consenso dei laburisti. Secondo Singh, al massimo il vantaggio dei laburisti è solo nella fascia bassa delle previsioni. Oltretutto, se si guarda a come si stanno comportando Rishi Sunak e Keir Starmer, è abbastanza chiaro che anche loro sono convinti delle indicazioni dei sondaggi: Sunak dà l’idea di uno che si sta giocando il tutto per tutto, mentre Starmer propone una leadership rassicurante.

A conferma ulteriore dello strapotere laburista, il pensiero che il partito di Sunak possa andare incontro a un’altra batosta storica e a un lungo periodo di opposizione è sicuramente nelle menti dei Tories: il numero di attuali parlamentari conservatori che hanno rinunciato alle prossime elezioni ha superato le centotrenta unità, superando il livello raggiunto nel 1997. Un’altra analogia con l’anno d’oro del Labour riformista.

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