Campagna domiciliareLe accuse a Toti, la fine della legislatura ligure e il regolamento di conti a destra

Si avvicina il voto e, oplà, scattano le manette (come sempre esagerate) per il presidente della Liguria. Ma i suoi alleati della maggioranza a Roma non sembrano così disperati

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Dopo aver bombardato Bari (a proposito, com’è finita?), la magistratura sta politicamente devastando la Liguria di Giovanni Toti. Prima il Partito democratico, ora tocca ai moderati del centrodestra. Toti aveva litigato con Forza Italia, ma il mondo è quello lì. Che la magistratura sia intervenuta così duramente contro l’area politica che più si batte per la separazione delle carriere può essere una coincidenza. O forse no.

Il colpo è pesantissimo. Toti, governatore della Liguria da tanti anni, è finito agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta clamorosa su mazzette di vario tipo e scambievoli favori tra politica e imprenditori, con il solito côtè di “poraccitudine”, come si dice nello slang romanesco-twittarolo (albergo extralusso, massagg eccetera). Titoli da Tangentopoli, trent’anni dopo: soldi a un partito in cambio di favori. Esattamente come allora, tutto è sbattuto in prima pagina senza alcun riguardo per nessuno.

La Procura di La Spezia ha fatto un comunicato dettagliatissimo che ora è a disposizione del popolo. Garantismo, zero. Al massimo c’è Carlo Nordio che si chiede il perché degli arresti domiciliari per il governatore della Liguria: che faceva, scappava? Reiterazione di reato? Forse bastava un’interdittiva, o no?

Poi ci sono gli aspetti più grotteschi. L’ordinanza di arresto è stata notificata a Toti in un hotel di Sanremo prima che il governatore partecipasse a una conferenza stampa con Flavio Briatore per la presentazione del nuovo “Twiga”, il celebre stabilimento balneare versiliano ex di proprietà di Daniela Santanchè, un’altra nei guai, a Ventimiglia.

Il braccio destro di Toti, Matteo Cozzani, arrestato anche lui per corruzione e con in più un’accusa di mafiosità perché avrebbe agevolato l’attività di Cosa Nostra, in particolare il clan Cammarata del mandamento di Riesi (Caltanissetta). Gli imprenditori Aldo e Roberto Spinelli sono accusati di aver finanziato con un totale di 74.100 euro il comitato elettorale di Toti in cambio di vari provvedimenti favorevoli, tra cui il rinnovo trentennale della concessione del Terminal Rinfuse e l’assegnazione di altri spazi portuali, nonché di un intervento nella vicenda della riqualificazione delle ex Colonie Bergamasche di Celle Ligure, complesso destinato a diventare un resort di lusso.

Ed ecco la presunta contropartita per l’ex presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale Paolo Emilio Signorini, che oggi è amministratore delegato del colosso delle multiutility Iren: Signorini sarebbe stato corrotto con soggiorni di lusso, massaggi e trattamenti estetici.

Dal lato politico, si possono dire due cose in attesa degli sviluppi. La prima è che la legislatura ligure è morta. Ovviamente le funzioni di Toti sono sospese. Il Partito democratico chiede che si vada al voto. E Andrea Orlando è pronto a candidarsi: lui pensava a tempi più lunghi, ma aveva rifiutato la candidatura in Europa proprio per correre nella sua Liguria. Ora deve accelerare.

La seconda riguarda il centrodestra. Il colpo indiretto an Antonio Tajani, che stava facendo crescere Forza Italia, è forte. E dunque Matteo Salvini, che sente sul collo il fiato degli “azzurri”, sarà felice. E in fondo anche Giorgia Meloni non si dovrebbe stracciare le vesti per l’improvviso cazzotto mollato al partito da lei più distante, anche se è l’ennesima vicenda giudiziaria che colpisce la coalizione di governo. La campagna elettorale comincia anche così.

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