Spese analcoliche Un futuro di successo

Il valore di un drink no-alcol è spesso considerato inferiore anche in termini economici, ma a dire il vero sempre più distillati zero costano come normali spiriti alcolici

©LorenzoCevaValla

Nel mondo della mixology, il valore dei drink analcolici è stato per molto tempo sottovalutato, anche dal punto di vista economico. Questa percezione era dovuta alla convinzione che bere analcolico fosse uno spreco di soldi e una scelta denigratoria. Il consumo di bevande analcoliche era confinato alle mura domestiche, ma oggi, con l’evoluzione del mercato, i “distillati zero” stanno acquisendo un prestigio paragonabile ai normali spiriti alcolici, con costi che riflettono questa nuova realtà. La miscelazione di bevande analcoliche dietro il bancone eleva ulteriormente il loro valore.

In questo contesto, tre parole chiave emergono come fondamentali per costruire il futuro del settore: educare, normalizzare, e ottimizzare.

Educare, la conoscenza è potere
Il primo passo per valorizzare i drink analcolici è educare. La comprensione della qualità e della complessità dei distillati analcolici è essenziale per cambiarne la percezione ed è quindi fondamentale abbandonare l’idea dell’analcolico anni Novanta.

Secondo alcuni professionisti del settore, molti consumatori non conoscono il processo elaborato che sta dietro la produzione dei distillati zero. «È compito nostro spiegare e dimostrare il valore di questi prodotti giustificando la ricerca delle materie prime e lo studio dei singoli ingredienti, che influiscono indubbiamente sul costo finale».

L’educazione deve essere rivolta sia al personale dei cocktail bar, che deve essere preparato a proporre diverse offerte alla clientela, sia al consumatore finale, che oggi desidera consumare meglio e meno. Questo riguarda in particolare “i palati allenati” che cercano nuove esperienze e nuovi gusti, mantenendo il divertimento e il bere consapevole al centro delle serate tra amici.

Educare la forza vendita è cruciale. I venditori devono essere preparati a raccontare la storia dietro ogni drink analcolico, a descrivere i sapori e a suggerire abbinamenti. Questo creerebbe un’esperienza più coinvolgente e giustificherebbe il prezzo premium. Anche le etichette devono svolgere un ruolo informativo, indicando chiaramente ingredienti e altre informazioni utili, ma il compito principale dell’educazione spetta ai professionisti del settore.

Normalizzare, una scelta di qualità
Per troppo tempo, i drink analcolici sono stati visti come una seconda scelta. Normalizzare il loro consumo significa integrarli come opzioni di qualità, indipendentemente dalle preferenze alcoliche dei clienti. «Un drink analcolico dovrebbe essere una scelta naturale, non un’alternativa minore. Anche chi beve alcol può godere di un cocktail analcolico di alta qualità. È una questione di educazione e di offerta di opzioni valide».

Normalizzare il consumo dei distillati zero significa anche includerli nei menu alla pari degli alcolici, offrendo esperienze di degustazione complete. I locali che riescono in questo intento stanno vedendo un aumento della soddisfazione dei clienti e delle vendite.

Questa tendenza non riguarda solo il consumo di bevande no-alcol, ma anche la ricerca di alternative più leggere e salutari, come i drink low-alcol, facilmente bevibili, poco zuccherati e ricchi di frutta. Gli addetti ai lavori dichiarano che almeno un quarto del menu dovrebbe includere drink analcolici o low-alcol. A questo potrebbero aggiungersi anche bevande come gli infusi, che, sebbene culturalmente associati a bevande calde, potrebbero essere combinati in maniera innovativa con altri ingredienti per creare nuovi cocktail.

©LorenzoCevaValla

Ottimizzare, efficienza economica
L’ottimizzazione dei costi è una componente essenziale per il successo a lungo termine. La produzione di distillati analcolici richiede investimenti significativi in ricerca e sviluppo ma con la crescita della domanda, i produttori stanno trovando modi per rendere il processo più efficiente.

«Il costo di un cocktail no-alcol o low-alcol che può sembrare elevato non è un aspetto negativo, in quanto rappresenta un’alternativa di alta qualità che offre un’esperienza diversa. Il prezzo giustifica il fatto che dietro ogni preparazione c’è un brand, una storia da raccontare».

Il futuro dei drink analcolici dipende dalla capacità dei professionisti del settore di renderli accessibili senza compromettere la qualità. Ottimizzare i costi significa poter offrire prodotti di alta gamma a prezzi competitivi, attraendo una clientela più ampia.

Tiriamo le somme
Il settore dei drink analcolici è in piena espansione, guidato da un cambiamento nelle abitudini di consumo e dalla crescente consapevolezza dei benefici per la salute. Educare i consumatori e la forza vendita, normalizzare il consumo dei distillati zero e ottimizzare i costi sono le chiavi per costruire un futuro solido e prospero.

Con l’impegno di bartender, consulenti e addetti ai lavori, il valore dei drink analcolici continuerà a crescere, cambiando il panorama della mixology e offrendo nuove opportunità per tutti. Queste tre parole chiave – educare, normalizzare, ottimizzare – non solo definiscono le sfide attuali, ma anche le opportunità per arrivare al prossimo anno con una posizione di mercato rafforzata e innovativa.

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