Figli dello scoutingL’Albania è arrivata agli Europei con gli algoritmi

La squadra che esordisce oggi contro l’Italia è stata costruita con un minuzioso lavoro di reclutamento, trovando gli elementi giusti per il ct Sylvinho in campionati esotici, nelle serie minori, tra tutti i cittadini fuggiti dai Balcani negli ultimi decenni

AP/Lapresse

L’Albania è finita in un girone di ferro nei panni della vittima sacrificale, quella che da pronostico chiude gli Europei con tre sconfitte in tre partite. Italia, Spagna e Croazia sono squadre più forti, più pronte, più talentuose. E per una Federazione piccola come quella di Tirana potrebbe essere già un grande traguardo aver raggiunto la fase a gironi, quindi anche un torneo da comparsa può accontentare squadra e tifosi. Eppure quella che oggi giocherà contro gli Azzurri è una Nazionale arrivata prima nel suo girone di qualificazione, con un progetto calcistico figlio di una visione e di un modello razionale, che sembra aver trovato la giusta strada per valorizzare le poche risorse a disposizione.

Nell’ultimo anno e mezzo, cioè da quando è arrivato il ct Sylvinho, l’Albania ha trovato a sua solidità a partire da un gruppo perfettamente integrato, costruito con il bilancino, e con un metodo innovativo per una Nazionale: la Federcalcio di Tirana ha fatto calciomercato come in una lunghissima partita di Football Manager. Non proprio con gli stessi criteri delle squadre di club, quindi acquistando i cartellini di giocatori da altre squadre, ma con strumenti simili. È stato fatto un enorme lavoro di scouting e reclutamento, una rete capillare tessuta dallo staff tecnico – fatta di viaggi e partite da analizzare, ma anche video, software e intelligenza artificiale – per cercare talenti in giro per il mondo da aggregare alla Nazionale.

C’è un dato che più ogni altra cosa dà un senso a quest’operazione. In Albania ci sono circa tre milioni di abitanti, ma sono nove milioni gli albanesi figli della diaspora sparpagliati in ogni angolo del pianeta. La composizione della rosa convocata per Euro2024 riflette esattamente questo: diciannove dei ventisei convocati sono nati in un altro Paese. Vuol dire anche avere uno spogliatoio multiculturale, in cui si parlano tre, quattro o cinque lingue diverse, molti giocatori non sono nemmeno madrelingua albanesi. In un’intervista di fine maggio il capo del dipartimento scouting dell’Albania, Alarico Rossi, ha spiegato che nella lista A dei giocatori osservati ci sono calciatori di ventinove campionati diversi, selezionati da un database con ottocento nomi potenzialmente convocabili.

L’esempio migliore è quello del difensore Mario Mitaj, di origini greche, che ha esordito in Nazionale a diciassette anni anche per impedire alla Grecia di convocarlo. E molti altri, dal terzino destro Ivan Balliu al centrocampista del Sassuolo Nedim Bajrami, hanno fatto la trafila delle giovanili con le rappresentative di un altro Paese e poi sono stati chiamati dall’Albania.

Il volto principale di questo sistema di reclutamento è Jasir Asani, ala destra di piede sinistro con una carriera anonima passata tra Macedonia, Albania, Svezia e Ungheria. A gennaio 2023 si è trasferito in Corea del Sud, al Gwangju, cercando fortuna per vie traverse rispetto alle strade principali del calcio europeo. Proprio in quei giorni la Nazionale albanese veniva affidata a Sylvinho e al suo vice, Pablo Zabaleta, per portare aria nuova a Tirana. Sylvinho ha cambiato subito il 3-5-2 di matrice italiana per un 4-3-3 tipico del gioco di posizione catalano. Ma aveva bisogno, guarda caso, di nuovi esterni offensivi. È così che si è ritrovato a cercare sul suo computer le partite del campionato coreano nella speranza di trovare il pezzo mancante della sua squadra.

L’omologo di Asani, sulla fascia opposta, è Anis Mehmeti, ala del Wycombe Wanderers che gioca in League One, la terza divisione del calcio inglese. La Bbc ha raccontato di come Sylvinho si sia «ritrovato seduto un po’ sorprendentemente davanti a un laptop e a prendere appunti sulle partite del Wycombe, per studiare un giocatore che fino a quel momento non aveva giocato un singolo minuto con la Nazionale maggiore».

Il lavoro meticoloso nella ricerca delle pedine giuste è la perfetta sublimazione dell’idea di squadra portata da Sylvinho: mente schematica, allenatore moderno, in costante aggiornamento e sempre in dialogo con il suo staff tecnico. Un metodo di lavoro tradotto sul campo in una grande attenzione difensiva, una squadra compatta e tanto lavoro sporco da parte degli attaccanti. I risultati per ora gli stanno dando ragione: fin qui Sylvinho ha un record di sei vittorie in dodici partite, cioè la percentuale di vittorie più alta (cinquanta per cento) per qualunque ct con più di quattro partite allenate. Un cambio di rotta notevole per una squadra veniva da uno degli anni peggiori della sua storia calcistica – aveva vinto una sola partita nel 2022.

Oltre al lavoro sul campo del nuovo commissario tecnico c’è anche la spinta della Federazione per dare nuova linfa all’intero movimento calcistico del Paese. All’Arena Kombëtare di Tirana – uno stadio da ventiduemila posti – si è disputata la prima finale della Conference League della storia, quella tra Roma e Feyenoord del 2022. Un evento simbolico che è sempre un’occasione per costruire tavoli di dialogo con i vertici delle federazioni internazionali. E per un piccolo Paese alla periferia del calcio è forse l’unico modo per provare a mettersi sulla mappa.

Anche per questo si è parlato molto della possibilità di far organizzare all’Albania l’edizione 2027 degli Europei under-21. A maggio è stata avanzata anche l’ipotesi di una candidatura congiunta con la Serbia. E non è una notizia come un’altra. I due Paesi hanno una convivenza politica difficile nei Balcani e anche calcisticamente non sono mai stati grandi amici: meno di dieci anni fa durante una partita tra le due Nazionali un drone che trasportava una bandiera nazionalista albanese ha causato il caos sorvolando lo stadio di Belgrado. Il presidente della Federcalcio albanese, Armand Duka, ha provato a spiegare all’Associated Press che l’intento è puramente calcistico, non politico. Anche se poi ha ammesso: «Questo è in realtà un ottimo messaggio politico da trasmettere. La storia tra Serbia e Albania è ben nota e forse dieci anni fa era impensabile che avessimo anche solo la possibilità di fare una proposta congiunta».

La Federazione sta investendo anche per migliorare lo sport di base in tutto il Paese. C’è un progetto per la costruzione di cento campi da calcio diffusi su tutto il territorio nazionale, da realizzare in collaborazione con i club locali e le diverse autorità cittadine. Un modo per avvicinare sempre più persone al calcio. Così magari in futuro Sylvinho, o chi per lui, non dovrà sfidare il fuso orario per guardare le partite del Jasir Asani di turno dall’altro lato del mondo.

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