Fine coffee Caffè sempre più amaro, sarà per i prezzi che salgono?

Abbiamo parlato di qualità, di costo e di valore con i partecipanti al tavolo dell’hackathon dedicato al mondo delle tazzine

©LorenzoCevaValla

Ogni tazzina di caffè nasconde una complessa rete di costi e dinamiche di mercato. Ma quanto è disposto il consumatore italiano a spendere per un espresso? E perché è così difficile accettare un aumento del suo prezzo? Queste sono state le domande che danno inizio al dibattito del tavolo 13, moderato da Gianni Tratzi di Mezzatazza Consulting. La discussione spazia su più fronti, grazie al contributo di esperti provenienti da differenti settori e con competenze specifiche.

Nel corso degli anni, il caffè è diventato simbolo di democrazia e accessibilità, radicandosi nella tradizione italiana come bevanda per tutti. Tuttavia, questa percezione sta cambiando con l’aumento dei costi e la crescente attenzione alla sostenibilità.

Il prezzo di un espresso a Milano, attualmente di 1,30 euro, non riflette gli aumenti di costi che recentemente hanno dovuto affrontare i produttori, le torrefazioni, i bar e i ristoranti. Il rincaro del caffè verde rappresenta una delle sfide principali per i negozianti, che devono affrontare un incremento di circa il duecento per cento dell’onere della materia prima.

Nonostante questo sia solo uno dei numerosi aumenti nella spesa per i beni alimentari, 1,30 euro per un espresso sembra essere particolarmente difficile da digerire in Italia. Ma la chiave per accettare un aumento di prezzo sta, forse, nella comunicazione: far percepire e valorizzare la qualità del prodotto, il servizio offerto e la storia che c’è dietro ogni tazzina.

Alle origini di questo fenomeno ci sono anche motivazioni positive, come la presa di coscienza, seppur parziale, della necessità di riconoscere una classe di lavoratori che è rimasta nell’ombra fino a ora. È questo il leitmotiv dello specialty coffee: una produzione e commercializzazione equa per tutti, che rispetta ogni anello dell’ecosistema. Le grandi aziende che per più di ottant’anni hanno sfruttato parti di questo sistema si trovano ora a dover riconoscere e segnalare la provenienza del caffè.

Negli ultimi anni è stato registrato un aumento di consumatori di specialty coffee, che ha raggiunto circa il venti per cento negli Stati Uniti. Per far fronte a questo trend, i grandi players del settore hanno iniziato progetti interni che andassero nella direzione del fine coffee, acquistando lotti o destinando a ciò una piccola parte della loro produzione.

©LorenzoCevaValla

Gianni ci ricorda che il caffè è un prodotto agricolo: è cibo. Come tale, va selezionato con la stessa cura utilizzata per ogni altro prodotto. Il caffè non è più solo un semplice “risveglio mattutino”, ma un’esperienza sensoriale da gustare appieno.

Molti consumatori, sempre più attenti e coscienti del loro impatto sociale e ambientale, ricercano un caffè prodotto con cura e rispetto, capace di offrire un gusto unico e distintivo.

Comunicazione e marketing diventano cruciali per raccontare la storia, la provenienza e le caratteristiche del chicco, dalla piantagione al bar. Per creare un legame di fiducia con i clienti, è fondamentale che il personale sia preparato e competente, in grado di raccontare efficacemente – e in pochi minuti – il valore del caffè. I baristi diventano così dei veri e propri ambasciatori dell’espresso di qualità.

Le esigenze ambientali ed economiche, così come le normative che entreranno in vigore nel 2025, imporrano un cambiamento di prospettiva e, magari, saranno la spinta che serve per trovare un punto d’incontro nel binomio specialty coffee e caffè da macchinetta.

In un mercato in evoluzione, il caffè si reinventa, cercando di offrire un’esperienza sempre più raffinata e consapevole. La sfida è coniugare qualità, rapidità, e accessibilità, in modo da creare un modello di consumo sostenibile per tutti.

Al termine del dibattito, come già accaduto lo scorso anno, è stata ribadita l’importanza di un moderatore imparziale per una comunicazione autentica e trasparente. Che sia questo un invito ai giornalisti a seguire questa linea guida, assumendo un ruolo di moderatori imparziali e garantendo una presentazione obiettiva delle informazioni, in linea con i principi dell’etica giornalistica?

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