Fine wine Come e perché investire in un vino

Tutti vogliono essere “fine”, produttori, brand e intere denominazioni. È plausibile? All’hackathon del Festival di Gastronomika abbiamo parlato anche di come cambia la scena delle bottiglie da collezione

©LorenzoCevaValla

A cosa pensiamo quando parliamo di fine wine? L’associazione è immediata: un vino pregiato e costoso, un vino di razza pura.

Ognuno di noi ha un vino del cuore, magari stappato in un’occasione importante oppure condiviso con una persona speciale. Un vino di cui vantarsi con amici e conoscenti o, come potevamo erroneamente ipotizzare, durante l’hackathon del tavolo 9 al Festival di Gastronomika.

Ma decantare i nomi dei grandi vini degustati non va più di moda, i partecipanti al dibattito lo hanno paragonato a «…comprarsi la macchina bella per fare colpo», dando evidenza che le scelte degli under 40 sono più consapevoli rispetto a quelle delle generazioni precedenti.

E allora quali sono i requisiti che determinano quando un vino possa essere classificato di qualità? Questa è la domanda che la nostra moderatrice Eugenia Torelli, ci ha servito come aperitivo.

Nell’immaginario comune, il fine wine è il vino iconico, riconosciuto universalmente come tale in tutto il mondo. Rispecchia l’eccellenza della produzione di un determinato territorio o l’etichetta di punta della cantina. I produttori capaci di lanciare sul mercato un fine wine vengono presi come modello di riferimento poiché negli anni hanno conquistato credibilità; la loro reputazione è confermata dai costanti investimenti e dall’innovazione continua. La linearità gustativa è una garanzia su più fronti, da un lato il futuro professionista lo riconosce come il vino-tipo, un modello al quale paragonare etichette simili, dall’altra il consumatore ha la certezza di acquistare un prodotto di eccezionale qualità. Qualità che migliora nel tempo. Una delle caratteristiche di queste bottiglie è il potenziale evolutivo e, per questo, vengono anche definite vini da investimento, da esporre e conservare nella propria cantina.

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Le nostre papille si sono attivate, Eugenia Torelli è pronta a servirci la seconda domanda: chi etichetta un vino come fine wine?

Intorno al nostro tavolo siedono professionalità diverse: produttori di vino, giornalisti, sommelier, commerciali, Pr, sommelier e ristoratori; tutti concordano nell’identificare alcune delle figure che influenzano il successo di un vino.

Sicuramente il marketing e la comunicazione giocano un ruolo importante ma non essenziale, esistono diversi esempi di vini iconici che non hanno un sito internet nonostante siano universalmente riconosciuti.

La critica senza dubbio è l’ago della bilancia capace di spostare gli acquisti; le riviste di settore studiano il segmento dei propri lettori e hanno la capacità di capire i gusti del proprio pubblico e identificare quali sono le etichette che vanno incontro ai nuovi consumatori. Tra le firme più seguite dalla Gen Z emergono quasi esclusivamente testate straniere, fatta eccezione per l’unica guida rossa italiana. Gli acquisti non sono più influenzati dai nomi dei produttori blasonati, al contrario, si va alla ricerca dei prodotti meno conosciuti.

Il ruolo determinante nella promozione di un potenziale fine wine è svolto dai distributori. Grazie alla loro presenza capillare sul mercato, hanno il potere di affossare o spingere un determinato prodotto, decidendone le sorti. Con un catalogo vasto e con l’intento di lanciare sul mercato un prodotto qualitativamente superiore a quelli presenti, sono i talent scout del settore.

Così come abbiamo identificato un fine wine in base alla sua capacità evolutiva nel tempo, anche il concetto di fine wineevolve. Il vino deve essere buono e non per forza famoso. Deve avere una storia, un’identità e deve rispecchiare il territorio da cui proviene, rispettandone il paesaggio.

È ora di concludere la nostra degustazione virtuale sorseggiando un calice di vino da meditazione e stilare il nuovo “Manifesto dei fine wine”. In questa giornata abbiamo definito quali sono, secondo noi, le dieci caratteristiche fondamentali:

  1. Qualità
  2. Bevibilità
  3. Identità
  4. Innovazione
  5. Sostenibilità
  6. Territorialità
  7. Capacità di emozionare
  8. Credibilità
  9. Particolarità
  10. Comunicazione

Oggi l’approccio verso il mondo enogastronomico è più critico perché più consapevole. Non esistono più solo grandi nomi. I consumatori di oggi, e del prossimo futuro, sono alla ricerca di piccole perle, preziose realtà che riscoprono e rispettano il territorio. Sorsi con una storia, capaci di emozionare.

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