L’impunitoGuterres teme che il Libano diventi come Gaza, ma gli attacchi a Israele non lo avevano turbato

Il segretario generale dell’Onu continua a dire impunemente enormità sulla situazione in Medio Oriente, e fa fatica a riconoscere la natura criminale delle aggressioni contro lo Stato ebraico

AP/Lapresse

C’è una sola ragione per cui al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, è permesso di dichiarare impunemente – e cioè senza essere investito dall’unanime esecrazione che una simile enormità meriterebbe – che «i popoli della regione e del mondo non possono permettersi che il Libano diventi un’altra Gaza». E la ragione è questa: che può permettersi tutto, anche una bestemmia del genere, chi ha potuto dire che il 7 ottobre non veniva dal nulla senza essere costretto a rendere conto dell’infamia.

Questo signore è rimasto silente durante la pioggia ininterrotta di razzi e droni sul nord di Israele. È rimasto silente quando decine di migliaia di civili israeliani erano sfollati a causa della guerra di cui non si parla perché è la guerra fatta per distruggere Israele e per uccidere gli ebrei. È rimasto silente mentre la Galilea era incenerita e mentre centinaia di migliaia di civili israeliani, ogni giorno, aspettavano il segnale per rintanarsi nei rifugi. Ora, secondo il modulo sperimentatissimo del grido all’escalation non quando l’aggressore aggredisce, ma quando l’aggredito si difende, questo disinvolto malvissuto si sente “in dovere” di esprimere la sua «profonda preoccupazione per l’escalation tra Israele ed Hezbollah lungo la Linea Blu». Non si è sentito in dovere di nulla in otto mesi di violazioni di quella linea, perché erano le violazioni che attentavano alla sicurezza di Israele e alla vita degli israeliani.

Ma come al solito, e anche questa volta, la sfacciataggine di questo ras del carrozzone corrotto e corruttore delle Nazioni Unite trova forza nell’assoluta assenza di reazione che gliela fa mantenere.

È un’impunità che non si spiega con l’esigenza di equilibrismo che inevitabilmente comanda i rapporti diplomatico-internazionali, né con la constatazione, triste ma obbligata, che l’Onu rappresenta una specie di sincretismo che fagocita il peggio del mondo e lo dà fuori ripulito e presentabile quel tanto da permettere cene e tagli di nastro che accomunano gente normale e tagliagole provetti. Non è questo.

È che l’Onu, non da oggi e non solo con questo plenipotenziario, ma oggi tanto più platealmente e gravemente, costituisce uno degli elementi attuatori del male del mondo, la base di accreditamento e di azione di una cospirazione antidemocratica e autoritaria mai prima così vasta e pervasiva, l’enorme valigia diplomatica che si fa recipiente di ogni istanza ben confezionata per intossicare le società libere. La sceneggiatura che preconizza un’altra Gaza in Libano senza una pagina dedicata alla guerra che da otto mesi è portata contro Israele, e senza nessuno che rinfacci a questo signore quella vergognosa mancanza, descrive responsabilità che eccedono quelle di un pappagallo delle polizie morali e delle rivoluzioni dal fiume al mare.

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