EquilibriMeloni guadagna altri due punti ma ora l’opposizione è più forte

La presidente del Consiglio vorrà ancora fare cappotto con le riforme istituzionali, ma i risultati non così netti glielo sconsigliano, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

Lapresse

I sovranisti trionfano in Germania, dove l’Afd è oggi il secondo partito, e in Francia, dove Macron ha già annunciato le elezioni anticipate, ma non in Italia. Alle elezioni europee Giorgia Meloni prende due punti in più rispetto alle politiche, passando dal ventisei al ventotto per cento, gli stessi guadagnati dalla maggioranza nel suo complesso, che resta comunque almeno un paio di punti sotto la somma delle opposizioni.

Qui è il Partito democratico di Elly Schlein ad affermarsi nettamente su tutti gli altri, con il ventiquattro per cento, un balzo di ben cinque punti rispetto alle politiche, in una coalizione che si sposta a sinistra anche grazie all’ottimo risultato dell’Alleanza Verdi Sinistra (oltre il sei), al pessimo risultato del Movimento 5 stelle (al nove) e al suicidio rituale dei due spezzoni dell’ex terzo polo, entrambi sotto la soglia di sbarramento.

Meloni conferma dunque la regola secondo cui le europee consolidano le leadership al governo, ma con numeri ben al di sotto del trionfo toccato a Matteo Renzi nel 2014 (40,8) e Matteo Salvini nel 2019 (34,2). Quanto ai futuri equilibri nel Parlamento europeo, la coalizione socialisti-popolari-liberali, per quanto indebolita, è riuscita a conservare la maggioranza, dunque non c’è nulla di scontato.

Resta anche da vedere se e quanto la vittoria consentirà a Meloni di fare cappotto con le riforme istituzionali, il referendum su di sé, l’elezione diretta del premier, come sostengono alcuni retroscena.

Fossi in lei, ci penserei due volte. La situazione italiana, al netto della consueta retorica trionfalistica di Fratelli d’Italia, appare ben diversa da quella dei maggiori paesi d’Europa.

In Germania, la coalizione di governo formata da Spd, Verdi e Liberali, tutta insieme, arriva appena attorno al trenta per cento raccolto dalla sola Cdu, con l’estrema destra di Afd al quindici, secondo partito del paese. In Francia, il Rassemblement national di Marine Le Pen doppia il partito di Emmanuel Macron, che convoca le elezioni anticipate, spiazzando tutti, probabilmente allo scopo di costringere Le Pen a un difficile governo in coabitazione con lui fino alla fine del suo mandato all’Eliseo, così da non consentirle di arrivare alle presidenziali sull’onda di una lunga e facile campagna tutta all’opposizione. Può darsi che la decisione, molto criticata a sinistra, sia in fondo il male minore.

Ai miei occhi però conferma soprattutto la saggezza dei nostri costituenti e della loro scelta di affidare un potere decisivo come quello di sciogliere le camere a una autorità terza, la presidenza della Repubblica, e quanto sia pericolosa l’idea di sottrarglielo, che è il cuore della riforma del premierato.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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