Côte NoireViaggio nel sud della Francia, roccaforte del Rassemblement National

Islamofobia, xenofobia e l’appoggio della classe medio-borghese alle politiche ultra-liberiste del partito di Le Pen sono tra i fattori che rendono la Costa Azzurra il principale asso nella manica dell’estrema destra. Unica eccezione è il capoluogo di regione Marsiglia, dove la sinistra resiste a stento

I simpatizzanti della coalizione di sinistra Nouveau Front Populaire espongono manifesti della campagna per le prossime elezioni legislative, AP/ LaPresse

«Abbiamo molta paura. Eppure anche se il Rassemblement National dovesse vincere, sappiamo che Marsiglia è Marsiglia. Qui siamo protetti, non siamo stranieri, siamo cittadini francesi, non i soliti immigrati che demonizzano nelle loro campagne elettorali». Lo dice a Linkiesta Yassine, trentasettenne francese di origini tunisine residente nel quindicesimo arrondissement di Marsiglia, una delle banlieue più difficili del Paese. Qui il partito La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon ha ottenuto quasi il cinquantacinque per cento di voti alle ultime Europee, con un elettorato formato principalmente da lavoratori e migranti di seconda generazione. Nel terzo arrondissement, tra i più poveri di Francia, con più di metà degli abitanti al di sotto della soglia di povertà assoluta, LFI ha superato la soglia del quarantanove per cento dei voti.

La «più rossa delle città di Francia», come viene spesso chiamata Marsiglia, resiste però a stento: persino nella culla del fronte popolare, ancora in parte tinta di rosso, il RN è arrivato primo in dieci dei suoi sedici arrondissements. Non a caso, lo scorso marzo Le Pen e Bardella avevano iniziato proprio qui la campagna per le Europee.

Marsiglia è il capoluogo del dipartimento Alpi Marittime, conta il più alto numero di cittadini con doppia nazionalità di Francia, per lo più provenienti dal Maghreb e dall’Africa subsahariana e teme più di altri l’ascesa di Bardella. Il «delfino» del Rassemblement national, durante il dibattito televisivo con il primo ministro Gabriel Attal andato in onda martedì venticinque giugno sul primo canale TF1, ha dichiarato come, in caso di vittoria, molti lavori ritenuti «sensibili» per la sicurezza del Paese verranno vietati ai cittadini con doppia nazionalità. «Tamara va bene, Rachida no», ha ribattuto il primo ministro, evidenziando la portata xenofoba e islamofoba della dichiarazione di Bardella.

Alla vigilia delle elezioni anticipate indette dal presidente Emmanuel Macron in seguito alla sconfitta nelle Europee di inizio giugno, la città è stata teatro di numerose proteste contro la svolta a destra del Paese. «Questa non è la Francia», «Votate, potrebbe essere l’ultima volta», «Bardella, Marsiglia non è tua», sono alcuni degli slogan dei manifestanti che, secondo la confederazione sindacale CGT, hanno raggiunto quota dodicimila domenica 23 giugno.

Lo scenario è ben diverso nel resto della regione. Osservando la distribuzione dell’elettorato pubblicata su Libération, ci si rende conto come Marsiglia sia circondata dal nero del Rassemblement National che si estende su tutta la costa sud-orientale del paese. Per quanto, infatti, gran parte della Francia sia nera (RN), a eccezione di Parigi, con qualche puntino rosso qui e lì (LFI), è la regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra a registrare il più alto numero di elettori del partito di estrema destra.

Il dipartimento delle Alpi Marittime è considerato la principale roccaforte dell’estrema destra sin dalla seconda metà del ventesimo secolo. «La Provenza mi ha adottato», aveva dichiarato Jean-Louis Tixier-Vignancour, l’unico candidato più a destra di Charles de Gaulle nelle elezioni presidenziali del 1965, le prime a suffragio universale diretto. Tixier-Vignancour aveva ottenuto il cinque per cento dei voti al primo turno, di cui più della metà proprio nella regione del sud-est. A organizzare la campagna elettorale di Tixier-Vignancour era stato Jean-Marie Le Pen, fondatore del Front National e padre di Marine Le Pen.

«La regione Paca, territorio che ha sostenuto il principale portaparola dell’estrema destra degli anni Sessanta Tixier-Vignancour, è considerata un laboratorio politico per l’estrema destra sin dalla fondazione del Front National. Immigrazione, islamofobia, protezione dell’identità francese: viene tutto da qui», sostiene Felicien Faury, politologo e ricercatore presso l’Istituto di Ricerca Interdisciplinare in Scienze Sociali (Irisso) dell’Università Paris-Dauphine.

Diversi fattori rendono la regione della Provenza e Costa Azzurra un territorio particolarmente fertile per il proliferare di ideologie di estrema destra.

La regione Paca (Provence-Alpes-Cote d’Azur) è da secoli un territorio che accoglie i flussi migratori presenti nel Mediterraneo. Il suo capoluogo, Marsiglia, già porto commerciale dal diciassettesimo secolo, diventa luogo di immigrazione all’indomani della decolonizzazione del 1960 e dell’indipendenza degli ex protettorati francesi. Registra un notevole aumento di migranti provenienti dal Maghreb e dall’Africa Subsahariana negli anni Duemila. Crocevia di lingue e culture, la  città accoglie oggi oltre sessanta etnie differenti. Secondo l’Institut national de la statistique et des études économiques (Insee), il quindici per cento degli immigrati giunti in Francia nel 2021 risiede proprio nel dipartimento delle Alpi Marittime (Provence-Alpes-Côte d’Azur).

Nel suo libro “Des électeurs ordinaires: Enquête sur la normalisation de l’extrême droite”, Faury indaga le intersezioni tra estremismo, razzismo e islamofobia nella regione del sud-est. Se la Francia non ha ancora completamente integrato il suo passato coloniale all’interno della sua identità nazionale, tantomeno ha fatto la regione delle Alpi Marittime, dove negli ultimi anni il partito di Le Pen, approfittando della crisi migratoria e della complessa situazione socio-politica e facendo leva sulla cosiddetta teoria del «Grand Remplacement», ha creato coesione nell’elettorato. «I voti per il RN si basano sulla volontà di difendere un’identità, quella francese. A partire dal 2015, con l’esplosione della crisi migratoria al confine franco-italiano e l’ondata di terrorismo che ha colpito il Paese, l’islamofobia e le campagne anti-immigrazione di Le Pen hanno rafforzato l’elettorato di estrema destra, già presente nella regione a causa della sua particolare posizione geografica di confine», conclude Faury.

A partire dal boom economico dei “Trente Glorieuses” (1945-1975), la Regione Paca ha rappresentato il buen retiro di lavoratori medio-borghesi in pensione, tendenzialmente provenienti da Parigi e dall’Île-de-France portando alla creazione di una classe medio-borghese simpatizzante delle politiche liberiste di Marine Le Pen. Questo l’ha resa un terreno fertile per l’estrema destra. Una differenza fondamentale con l’elettorato lepenista del nord del Paese, dove a votare RN è principalmente la classe operaia, destabilizzata dalla deindustrializzazione e dai recenti cambiamenti nel mercato del lavoro. Nel Sud, a votare estrema destra sono «self-made men con pensioni d’argento», come li definisce Benjamin Tainturier, politologo e ricercatore presso l’Istituto di studi politici Sciences Po Paris.

«I lepenisti del sud-est sono principalmente persone medio-borghesi che si sono trasferite in Provenza-Costa azzurra in età avanzata, figli del boom economico e di un modello di società che attribuiva alla sola meritocrazia ogni traguardo individuale. Votano per il Rassemblement National perché credono difenda questo modello di self-accomplishment e auto-realizzazione che li ha generati, ormai logorato da politiche assistenziali e stataliste», dice a Linkiesta Tainturier, aggiungendo come «votare estrema destra sia in Provenza e Costa Azzurra un modo per reclamare la propria identità più che farsi portavoce delle istanze della classe lavoratrice, al contrario di quanto avviene nel resto del paese».

In vista delle elezioni di domenica, lo scenario appare dunque frammentato. Tra una Marsiglia che vorrebbe resistere all’ondata populista del Rassemblement National e una Costa Azzurra da tempo tinta di nero. Oggi la vittoria dell’estrema destra sembra però sempre più probabile. Negli ultimi sondaggi il Nouveau Front Populaire (Partito Socialista, la France Insoumise, i Verdi e il Partito Comunista), si attesta al ventotto per cento, Macron e il suo partito Renaissance si collocano per ora al terzo posto, con il diciotto per cento, mentre il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella e il partito alleato dei Republicaines sono in testa nelle intenzioni di voto, con il 35,5 per cento.

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