Selfie politicoL’estrema destra francese vuole fare di Jordan Bardella la sua nuova star

Secondo i sondaggi, le elezioni europee lo consacreranno come uno dei leader del Front national, nel quale milita da quando aveva sedici anni. Ma a interessargli davvero sembra la politica nazionale

Associated Press/LaPresse

Presidente di partito, stella politica «in ascesa» per alcuni giornali, «agente straniero» per gli avversari, che lo hanno definito così al primo confronto televisivo. A unire tutte queste definizioni c’è un nome e un cognome: Jordan Bardella, presidente del Rassemblement national, il partito di estrema destra francese che da sempre lega il suo nome a quello di due generazioni di Le Pen, Jean-Marie e Marine.

Un legame che resiste ancora però: Bardella è infatti legato sentimentalmente a Nolwenn Olivier, nipote della leader del Rassemblement national. Le elezioni europee possono rappresentare la definitiva consacrazione di Bardella: il sondaggio del 29 aprile di Ipsos, in collaborazione con il Centro di ricerca politica Sciences Po (Cevipof), l’Istituto Montaigne, la Fondazione Jean Jaurès e Le Monde, mostra come l’ex Front national sia largamente in testa con il trentadue per cento delle preferenze, seguito da Renaissance di Macron con il diciassette per cento, dal Partito socialista con il quattordici per cento e dalla France Insoumise di Jean-Luc Mélénchon con il sette per cento.

Sarebbe un vero e proprio successo per l’estrema destra francese, che mai si è spinta sul territorio nazionale oltre il venticinque per cento delle preferenze; per Bardella, capolista del suo partito e pronto a fare il pieno di voti, e anche per la stessa Marine Le Pen, che guarda ancora all’Eliseo per il 2027, anno in cui si terranno le elezioni presidenziali, e allo stesso tempo non manca di far sentire il suo appoggio al giovane presidente. «Domani potrei essere investita da un camion», ha dichiarato Le Pen durante un’intervista televisiva, aggiungendo che in quel caso Bardella «avrebbe il peso politico e il credito» necessari per prendere il suo posto.

Un volto che piace
Classe 1995, proveniente da una famiglia di origine italiana di Parigi, la carriera politica di Bardella è stata fulminea: a sedici anni, nel 2012, seguiva già il Front national e attaccava i manifesti per Marine Le Pen, in campo contro l’allora presidente Nicolas Sarkozy e il socialista François Hollande, che ne avrebbe preso il posto. Appena tre anni più tardi, mentre studiava geografia alla Sorbona, era già consigliere regionale dell’Île-de-France. Nel 2017 divenne portavoce, nel 2019 deputato europeo e, infine, nel novembre 2022 presidente del partito, una carica raggiunta a soli ventisette anni. Sembra quasi normale, quindi, che piaccia soprattutto ai più giovani: la “strategia selfie” messa in atto dal suo team elettorale lo ha portato a ottenere percentuali importanti di consenso nella fascia tra i diciotto e i ventiquattro anni (a marzo L’Opinion ha stimato come Bardella avesse il trentacinque per cento dei consensi, tre punti in più del primo ministro Gabriel Attal) e questo traspare dal suo profilo TikTok, dove conta più di un milione e duecentomila follower, più di Attal e Marine Le Pen.

Comizi elettorali che sembrano vere e proprie feste, organizzate in discoteche e con rapper a fare da sottofondo, e selfie con tutti. I commenti su Bardella si sprecano, con voci che sostengono che incarni «il rinnovamento di tutto ciò che odiavamo del Front national» oppure che metta «del miele francese sull’estrema destra». Il vantaggio di non portare il cognome Le Pen.

Un vero e proprio trionfo per la leader del Rassemblement national, che ha scelto il testimonial perfetto per incarnare il progetto di “dédiabolisation” dell’estrema destra, iniziato nel 2018 con il rebranding del partito, e che oggi è tra le figure più popolari di Francia, come testimonia il sondaggio di Les Echos che lo piazza al secondo posto con il trentotto per cento delle preferenze, dietro al solo ex primo ministro Édouard Philippe (quarantadue per cento) e davanti alla stessa Marine Le Pen (trentacinque per cento). Bardella piace anche agli elettori di altri partiti, come testimonia il tasso di soddisfazione del cinquantanove per cento dei Repubblicani (inchiodati secondo l’ultimo sondaggio al 6,5 per cento alle prossime Europee). Una percentuale che non aveva mai avuto nessun altro esponente del Rassemblement national.

Che Bardella piaccia ai francesi sembra evidente, ma non è ancora chiaro il perché. Le sue presenze al Parlamento europeo, dove si ripresenta, risultano essere poche: come ha accertato Le Monde, tutte le sue partecipazioni alla Commissione per le petizioni, l’unica alla quale Bardella è iscritto, sono avvenute durante riunioni accessibili a distanza, tra il 2020 e il 2022, a causa della pandemia di Covid-19.

Le sue posizioni, inoltre, risultano spesso distoniche rispetto a quelle del partito: nel 2023, in un’intervista su L’Opinion, si era espresso sull’Ucraina e la Russia parlando di «ingenuità collettiva di tutto l’Occidente nei confronti di Vladimir Putin». Un modo per smarcarsi da un binomio quasi assodato tra il Rassemblement national e Mosca, certificato dall’Assemblea nazionale e ribadito di recente anche dagli avversari politici nel primo confronto tra i candidati per le europee.

Un attacco giustificato dall’atteggiamento ondivago di Bardella e degli altri eurodeputati del Rassemblement national degli ultimi anni, capaci di votare a favore di una risoluzione Ue di condanna dell’aggressione della Russia all’Ucraina immediatamente dopo l’inizio dell’invasione, ma di astenersi durante il voto che garantiva l’assistenza finanziaria a Kyjiv e sulla risoluzione che menzionava gli sforzi di disinformazione di Mosca all’interno dell’Unione europea. Non deve sorprendere, quindi, che appena pochi giorni dopo l’intervista di Bardella, Marine Le Pen abbia pubblicato una lettera nella quale criticava aspramente la politica di sanzioni dell’Ue nei confronti della Russia.

Più recentemente, il presidente del Rassemblement national si è espresso contro l’introduzione dei prezzi minimi per gli agricoltori francesi, nonostante il sostegno del Rassemblement national a questa decisione. Da quello che racconta Politico, durante una riunione del gruppo parlamentare Marine Le Pen ha dovuto ancora una volta sconfessare quanto dichiarato da Bardella.

E il resto? Restano proposte non meglio definite, un libro autobiografico (una tappa obbligata per chi aspira a fare le cose in grande nella politica francese) ancora in via di definizione che si appoggia all’aiuto di intellettuali d’area, slogan riferiti maggiormente al contesto nazionale («Se Macron perde dovrà sciogliere l’Assemblea Nazionale») che non a quello europeo, che non sembra interessargli poi così tanto. «È più importante la lotta che facciamo ogni giorno con il Rassemblement national che stare seduto a Bruxelles a scaldare la poltrona spostando virgole», ha dichiarato a chi gli contestava la scarsa presenza europea.

D’altronde appare evidente come abbia più attenzione per la politica nazionale e sembri al momento molto probabile immaginarlo in prima fila anche nelle elezioni presidenziali del 2027, quando avrà soltanto trentadue anni: solo il tempo dirà se correrà per il Matignon, per il ruolo di primo ministro a fianco dell’adorata Marine, oppure per l’Eliseo, il sogno proibito dell’estrema destra e di due generazioni di Le Pen.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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