EurospottingLa Scozia si allontana dall’Europa mentre la Nazionale fa di tutto per rimanerci

Le elezioni del prossimo 4 luglio potrebbero ridurre il peso politico dello Scottish National Party, che storicamente contrario alla Brexit. Al momento la Tartan Army sembra il solo legame rimasto con il Continente

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Divisi sull’indipendenza, uniti dal calcio. Dopo il pesante 5-1 della prima partita contro la Germania, la Scozia scende in campo stasera contro la Svizzera con un obiettivo chiaro: interrompere un digiuno di vittorie lungo ventotto anni. L’avversario può portare fortuna: l’ultimo successo della Tartan Army in un grande torneo internazionale risale infatti all’Europeo inglese del 1996, quando bastò un gol di Ally McCoist, attaccante di culto dei Rangers Glasgow di quegli anni, per battere proprio la Svizzera.

Da allora, però, la storia calcistica della Scozia si è come fermata: dopo il Mondiale di Francia, concluso ai gironi con un solo punto racimolato, la Nazionale britannica non ha più partecipato a un Europeo o a un Mondiale sino al 2021. Anche per questo nel Paese si respira aria di grande gioia tra i tifosi e anche tra i politici: il premier John Swinney, leader dello Scottish National Party, è stato a Monaco di Baviera a seguire la partita con la Germania, in rigoroso kilt e maglia della Nazionale, insieme ai tifosi, mentre Anas Sarwar, che guida il Partito laburista scozzese, ha mostrato su Instagram il proprio sostegno, ma ha preferito continuare la campagna elettorale.

In Scozia, infatti, dopo una crisi di governo che ha portato lo Scottish National Party a scegliere il terzo premier nel giro di tre anni, c’è da pensare al voto nazionale del 4 luglio, che potrebbe cambiare gli equilibri a Westminster. Mai come stavolta la Scozia potrebbe allontanarsi definitivamente dall’Europa. L’unica eccezione? Il calcio, in particolare la Nazionale.

Se si confrontano tecnica e talento della Scozia con quelli delle altre ventitré Nazionali in Germania si nota un livello piuttosto modesto, eppure la selezione guidata dal ct Steve Clarke è riuscita a mettersi alle spalle durante il girone di qualificazione Nazionali che godevano di un maggiore hype, come la Georgia di Kvicha Kvaratskhelia e la Norvegia di Erling Haaland.

Se la Scozia è a Euro2024, deve tutto ai mesi tra marzo e settembre 2023: la qualificazione è stata infatti fortemente indirizzata da quelle cinque vittorie consecutive, nelle quali spicca il tris Spagna-Norvegia-Georgia, che ha permesso di gestire le restanti partite. A dominare, un giocatore su tutti, il centrocampista Scott McTominay, in grado di segnare la bellezza di sette reti nelle otto partite di qualificazioni, cioè le stesse messe a segno con il Manchester United nelle trentadue partite (non sempre da titolare) di Premier League dell’ultimo anno.

La differenza tra la panchina con Erik Ten Hag e il «giocare con il sorriso sulle labbra», come lo ha esortato il ct Clarke, si vede: è stato McTominay, infatti, a segnare la doppietta decisiva nel successo per 2-0 contro la Spagna all’Hampden Park del marzo 2023. Oltre a lui la Nazionale può contare su altri buoni elementi, come John McGinn dell’Aston Villa, centrocampista britannico in classico stile box-to-box, e, ovviamente, il capitano Andrew Robertson del Liverpool, l’elemento di maggior esperienza.

Una squadra fisica, priva di vere stelle, a cui manca il capitano del Bologna Lewis Ferguson, fermato dalla rottura del legamento crociato dello scorso aprile. Lo stesso vale anche per un’altra vecchia conoscenza del calcio italiano e di Bologna in particolare, Aaron Hickey, oggi in forza al Brentford, che sulla fascia destra avrebbe sicuramente rappresentato un upgrade rispetto a quell’ Anthony Ralston del Celtic che venerdì si è facilmente arreso a Wirtz e compagni. In attacco, invece, mancano elementi di esperienza internazionale: per il momento sembra titolare indiscusso Che Adams, autore di sedici gol in stagione che hanno contribuito a riportare in Premier League il Southampton, ma potrebbe avere qualche chance nelle prossime due partite anche Lawrence Shankland degli Heart of Midlothian, capocannoniere della Premiership scozzese con ventiquattro reti.

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In un contesto del genere appare evidente che il commissario tecnico abbia cercato di mantenere basse le aspettative alla vigilia del torneo. “In questi quattro anni abbiamo riportato la nazione e i tifosi dalla nostra parte. Loro vogliono vedere una nazionale competitiva contro tutti. Non pretendono necessariamente che si vinca, ma credo che pretendano che si sia competitivi”, ha dichiarato. Una bella figura a Euro2024, seguita magari da una storica qualificazione al Mondiale americano del 2026, dopo 28 anni di assenza, sarebbe un risultato storico.

Non pretende invece di essere soltanto competitivo Anas Sarwar, leader del Partito Laburista Scozzese. «Mentre la Scozia cerca una vittoria in Germania, noi stiamo giocando per vincere qui in casa», ha postato su Instagram a poche ore dalla vigilia del match di apertura di Euro2024, poco prima di visitare la Thorn Athletic Academy, club dilettantistico di Johnstone.

Il partito laburista locale, infatti, è vicino a uno storico successo, come la sua controparte inglese, alle prossime elezioni del 4 luglio: gli ultimi sondaggi danno uno storico primo posto del Labour, che otterrebbe il trentaquattro per cento dei voti degli scozzesi, seguiti dallo Scottish National Party, dato intorno al trenta per cento, e ai Conservatori, più staccati con il sedici per cento delle preferenze.

Si profila una sconfitta durissima per il partito dell’indipendenza scozzese: secondo un modello di YouGov, riportato da Politico, dei quarantotto seggi del 2019 lo Scottish National Party potrebbe riconfermarne soltanto diciassette, mentre il Labour salirebbe da uno a trentaquattro. Le settimane di incertezza politica, causate da un’indagine della polizia su Peter Murrell, marito dell’ex leader Nicola Sturgeon, per appropriazione indebita dei fondi dello Scottish National Party e dalla crisi del patto di governo tra Verdi e Snp, che hanno portato alle dimissioni dell’ex primo ministro Humza Yousaf, delfino di Sturgeon, hanno influito nella percezione che hanno gli elettori.

Infatti, secondo le rilevazioni più recenti sulla composizione del prossimo Parlamento scozzese, che verrà rinnovato soltanto nel 2026, lo Scottish National Party, al governo dal 2007, sembra essere ormai tallonato dal Labour che lo insegue a un solo punto percentuale, ventotto per cento a ventisette per cento.

Il tema dell’indipendenza, dopo il referendum fallito nel 2014, resta l’elefante nella stanza della politica scozzese: rispetto a dieci anni fa, però, la percentuale di sì è sensibilmente aumentata e Ipsos ipotizza sia addirittura maggioritaria, anche se di pochissimo. Se per Conservatori e Labour scozzesi il tema non è centrale (i partiti fratelli inglesi sono i primi avversari dell’indipendentismo scozzese), per lo Scottish National Party, invece, la questione è ancora importante e si lega in modo stringente a un veloce rientro in Europa, ipotizzato già lo scorso novembre dal governo di Yousaf. «Prima di riaprire il dossier dell’indipendenza della Scozia dobbiamo convincere un numero maggiore di cittadini», ha promesso John Swinney, vicepremier durante i nove anni di guida Sturgeon e ora diventato premier.

E non c’è legame più forte del calcio e degli Europei per rinsaldare il legame tra Edimburgo e il Continente. Anche per questo il neopremier ha seguito la Nazionale nella sua partita di esordio, non sottraendosi ovviamente alle foto con i tifosi in Germania, e non era solo: a Monaco c’era anche il leader del suo partito a Westminster, Stephen Flynn, che resterà in terra tedesca per le tre partite del girone della Scozia, e il segretario alla Costituzione Angus Robertson.

Una presenza quasi “eccessiva”, specie considerando che molti seggi in Scozia sono ancora contendibili, ma la Nazionale scozzese sembra essere il solo legame rimasto con l’Europa. In un momento nel quale la causa indipendentista rischia di finire nel dimenticatoio con il ritorno al potere del Labour, per lo Scottish National Party suona quasi profetico il titolo di una famosissima canzone che invitava ad accettare il proprio destino, riadattata da un celebre figlio di Scozia, sir Rod Stewart, per la Tartan Army alla vigilia del Mondiale in Argentina del 1978: “Que sera sera”.

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