Parla Elena GrandiIl 25 luglio 2023 ha cambiato profondamente Milano, nel bene e nel male

Intervistata da Linkiesta, l’assessora comunale al Verde racconta che la città, aggrappandosi al suo immancabile spirito creativo, sta trasformando la tragica tempesta della scorsa estate in opportunità trasversali, dall’arte alle soluzioni per combattere la sosta selvaggia

Dopo la tempesta del 25 luglio 2023 (Claudio Furlan/LaPresse)

Prima del 25 luglio 2023, giorno della tempesta che sradicò circa cinquemila alberi nell’area urbana, a Milano il vento era semplicemente vento. Da quel giorno, però, anche una folata leggermente più violenta rispetto al solito riaccende nei milanesi i ricordi di quella impetuosa notte estiva, quando i vetri delle finestre parevano sul punto di esplodere e le piante cadevano come birilli in una sala da bowling. 

Raffiche superiori ai cento chilometri orari, quaranta millimetri d’acqua in dieci minuti (la quantità di un mese intero), più di trecento edifici danneggiati, una ventina di linee tranviarie bloccate e danni da sessanta milioni di euro solo a Milano (ottocento in Lombardia), oltre ai già citati cinquemila alberi caduti nel capoluogo. Questi sono i principali numeri di un evento meteorologico che ha imposto un’accelerazione delle misure volte a ripensare la manutenzione del verde urbano in piena emergenza climatica. 

Elena Grandi (Claudio Furlan/LaPresse)

Il legno degli alberi distrutti dalla tempesta è stato consegnato a mobilifici, cartiere, scuole, associazioni di categoria e altri enti specializzati. Ancora oggi, però, nei parchi e depositi cittadini giacciono tronchi ancora da smaltire, alla ricerca di una nuova vita. A Elena Grandi, assessora al Verde del Comune di Milano, è quindi venuta un’idea: chiedere agli artisti, attraverso un bando, di trasformare quel materiale in opere d’arte site-specific. Alla fine ne sono state selezionate tredici, che verranno svelate alla cittadinanza dopo l’estate. 

Agli artisti scelti dal Comune si sono aggiunti nomi (più noti) che hanno preferito muoversi autonomamente. Citiamo ad esempio il progetto Second life curato da Nicoletta Gatti, che durante la scorsa Design week ha installato in piazza San Fedele dieci Totem d’autore realizzati da altrettanti designer con il legno degli alberi caduti; le opere sbarcheranno all’ADI Design Museum dal 4 al 20 settembre e verranno battute all’asta, finanziando la gestione del verde urbano milanese grazie alle quote raccolte dalla vendita. Notevoli anche l’opera The fall of shamanic tree e il progetto Hug me (terminato il 26 maggio alle Gallerie d’Italia) di Fabio Pietrantonio, che ha coinvolto la stessa Elena Grandi all’interno di un documentario. 

I Totem d’autore esposti in piazza San Fedele durante la Design week (progetto di Nicoletta Gatti, foto di Andrea Martiradonna)

Assessora Grandi, come è nato il bando rivolto agli artisti e quali direzioni prenderà?
«L’idea è nata abbastanza spontaneamente. Abbiamo trascorso i primi giorni dopo la tempesta a lavorare per ridare i servizi essenziali alla città. Poi ho iniziato a prendere atto della quantità di legno accumulata in questi enormi depositi all’aperto, come quello in via Novara. C’erano montagne di legna. Non potevamo fare solo il chippato e portare tutto negli impianti. A quel punto, dopo una prima chiamata ai mobilieri, ho pensato che potesse essere una bella sfida chiedere agli artisti e alle scuole d’arte di inventarsi dei progetti tratti dalla legna degli alberi caduti. Abbiamo quindi identificato dei parchi e delle aree in cui fosse plausibile e coerente posizionare delle opere d’arte, aprendo poi un bando. La risposta è stata straordinaria».

Quando (e come) potremo ammirare le opere d’arte realizzate con il legno degli alberi caduti?
«Stiamo pensando di fare una mostra durante la Milano Green Week, dal 26 al 29 settembre. Le tredici opere selezionate – pronte per quel periodo – saranno collocate nei luoghi dove sono state progettate. Una persona, ad esempio, potrebbe partire dai giardini Indro Montanelli e vedere la prima opera, per poi spostarsi al parco Sempione, al parco delle Cave e così via. Non sarà la mostra a essere itinerante, ma il visitatore. Nascerà proprio una sorta di mappa disponibile nel programma della Green Week».

Hug me, di Fabio Pietrantonio (courtesy of the artist)

Non solo opere d’arte: nella sua drammaticità, la tempesta del 25 luglio 2023 ha innescato un processo creativo virtuoso e articolato.
«Sto pensando di utilizzare i tronchi degli alberi caduti a luglio 2023 – ma anche di quelli che purtroppo continuano a cadere – come dissuasori della sosta sulle aree verdi e sui viali alberati. Adesso partiranno due o tre progetti pilota. Al posto dei paletti d’acciaio e delle balaustre di ferro – infrastrutture ad alto impatto, costose e brutte – vorrei mettere dei tronchi anche per impedire alle auto di salire sui marciapiedi. Inoltre, nelle scuole stiamo facendo una serie di progetti, arredando i giochi dei bambini con i tronchi al posto di usare seggiolini e tavolini». 

Ph. Stefano Banfi

Qual è l’impatto della crisi climatica sugli alberi di una città come Milano?
«Quello dell’anno scorso è stato molto visibile e scioccante, perché la città si è trovata con cinquemila alberi in meno nel giro di quindici minuti. Ma l’anno prima ancora, a causa della siccità, è stato anche peggio: noi bagnavamo gli alberi in continuazione, ma quando hai questi fenomeni così violenti non è detto che tutte le piante reagiscano allo stesso modo. È tutto eccessivo ed estremo. Le piogge continue e torrenziali di questa primavera, per fare un altro esempio, in alcune zone hanno reso pesante e fangoso il suolo che ospita le radici. Il risultato? Questi alberi cadono apparentemente senza motivo. Con l’esondazione del Lambro e del Seveso ne sono crollati quindici: sembra poco, ma è un sintomo. Abbiamo un quinto delle alberature della città che è vicino alla senescenza e delle tipologie di alberi che non sono più adatte ai cambiamenti climatici». 

Bisogna piantare alberi diversi e ripensare il loro posizionamento, corretto?
«In via Fabio Filzi abbiamo fatto le analisi a campione con le prove di trazione degli alberi, scoprendo che sono tutti olmi di “classe D”: significa che sono a rischio di schianto e che richiedono interventi di abbattimento. Abbiamo quindi cominciato dall’inizio ad abbatterli e sostituirli con piante più adatte. Ora siamo fermi perché si possono piantare alberi solo da novembre a marzo, ma abbiamo già ordinato nuove piante: via Fabio Filzi, nel giro di uno o due anni, avrà delle nuove alberature che tra dieci, venti e trent’anni svolgeranno una funzione ecosistemica decisamente migliore. Ma ci sono tante altre riflessioni da fare, ad esempio sulle dimensioni – alcune volte sarà necessario sostituire alberi di prima grandezza con alberi più piccoli –, su come si incanalano i venti e sui quartieri più a rischio. Ci dobbiamo adattare e dobbiamo mitigare gli effetti del cambiamento climatico».

E una delle strategie per adattarsi al clima che cambia è il cosiddetto “sfalcio ridotto” dell’erba, che sta creando non poche polemiche.
«Siamo partiti in un momento in cui il confine tra erba alta per volontà ed erba alta per obbligo era labile, quindi ci hanno accusato di incuria del verde urbano. Ma quando diluvia, come è noto, l’erba non si può tagliare. E ricresce molto velocemente. Bisogna essere bravi a livello di comunicazione, spiegando anche le differenze a livello di biodiversità. Perché l’erba alta serve proprio a quello: salvaguardare la biodiversità».

Il taglio dei fondi governativi destinati ai Comuni sta limitando anche le attività del suo assessorato? 
«Impatta tantissimo. Ci troviamo con meno strumenti e meno risorse economiche. Per esempio, noi stiamo portando avanti un grande progetto sulla depavimentazione delle strade e delle piazze per abbattere le isole di calore, ma un intervento del genere puoi completarlo solo se hai i soldi. Siccome le risorse sono sempre meno, al posto di depavimentare cinquanta o venti luoghi, ne depavimenti cinque: una penalizzazione importante. Stessa cosa per la manutenzione del verde, che tra l’altro passerà dall’appaltatore esterno all’affidamento in-house a MM (società controllata dal Comune di Milano, ndr). Noi possiamo investire più o meno un euro a metro quadro l’anno per la manutenzione del verde, mentre Bam (la Biblioteca degli Alberi di Milano, in Porta Nuova, sotto la Fondazione Riccardo Catella, ndr) ne investe otto o nove l’anno: è facile capire perché un giardino è perfetto e l’altro meno. Stiamo quindi lavorando molto con i privati, tra collaborazioni tecniche e sponsorizzazioni. Dobbiamo fare così, vista la mancanza di risorse dallo Stato»

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