Formazione comunitariaLa rinascita culturale dei piccoli centri passa anche dagli eventi ecosostenibili

Scenografie realizzate con il legno bostricato, luci a batteria con ricarica a energia solare, escursioni nella natura a zero impatto ambientale, “food & beverage” a chilometro zero e non solo. Come realizzare un festival davvero green, secondo il Progetto Bao

Courtesy of Progetto Bao

Dal 5 al 14 luglio tra Franciacorta, Brescia e Val Trompia si terrà il Bao music festival, una nove giorni articolata tra interventi musicali, installazioni artistiche e performance, ma anche escursioni nella natura e talk sui temi che ruotano attorno alla sostenibilità ambientale. Nata dal progetto Bao – Brescia art observatory – con l’obiettivo di collegare associazioni e collettivi culturali di Brescia e dintorni, tra le aspirazioni dell’iniziativa c’è quella di creare sinergie tra enti attivi sul territorio, valorizzando il panorama culturale attraverso attività artistiche di carattere sperimentale, elettroacustico e performativo. 

Una proposta transdisciplinare, plurale e ibrida che mette in relazione musica, arte, natura e spazio pubblico per aggregare intorno a sé la comunità e per favorire sviluppo e coesione sociale. Ne parliamo con Fabrizio Saiu e Gabriele Mitelli, organizzatori del festival. 

Come nasce il progetto Bao?
«Bao nasce durante la pandemia dall’idea di Gabriele Mitelli di creare un hub che mettesse in connessione tra loro differenti realtà della provincia bresciana che operano nell’ambito della cultura e dell’arte. Nel 2022 l’associazione culturale Lampedeé aveva al suo attivo due festival da sei anni. Il primo è Indica, rassegna invernale e primaverile dedicata alla sperimentazione e all’improvvisazione musicale nella città di Brescia; il secondo è Ground Music Festival, programmazione di live all’aria aperta in provincia (in Franciacorta e Valle Trompia) e in città. Il primo anno di Bao ha coinciso anche con il mio ingresso in associazione e con la nascita di Raaa Performing arts festival, di cui ho curato la direzione artistica». 

Courtesy of Progetto Bao

Di cosa si trattava?
«Era un festival urbano e diffuso, interessato a formati live e al crocevia tra sound e performing arts. Rispondevo alla proposta di Gabriele di espandere la proposta culturale dell’associazione verso la performance e insieme all’esigenza di portare in città un festival che non c’era mai stato: trasversale, non mainstream ma nemmeno underground ed esclusivo. Dopo questo primo anno, la visione di Bao aveva permeato tutte le produzioni dell’associazione. Nel 2023, anno in cui Bergamo e Brescia sono capitali della cultura, Bao esplode e la sua visione inizia a penetrare in modo decisivo in tutti i festival di Lampedée. Sebbene ogni festival mantenesse il proprio focus artistico, tutti erano caratterizzati da un approccio multidisciplinare e da produzioni site specific che nascevano dall’unione di associazioni culturali, collettivi, persone e luoghi differenti. Ci sono voluti due anni per maturare questa trasformazione che ha portato alla forma attuale di Bao. Dai tre festival oggi siamo passati a una proposta transdisciplinare, plurale e ibrida, articolata in due momenti dell’anno: Bao music festival, con concerti, escursioni e performance nei boschi, e Bao sound experience, con performance site-specific in città, a dicembre».

Il territorio bresciano sta crescendo a livello culturale? 
«Brescia è una città dalle grandi potenzialità, ancora per lo più inespresse, soprattutto nel nostro ambito. Credo che la cultura dell’industria e quella dell’imprenditoria siano state per Brescia degli strumenti di incremento della ricchezza e del benessere, ma al tempo stesso anche una maschera che ha nascosto agli osservatori esterni i movimenti culturali della città e della provincia. In questi ultimi quindici anni la città ha vissuto una rinascita culturale, frutto del lavoro della politica, delle associazioni culturali e delle istituzioni (teatri, musei, centri culturali e fondazioni). Brescia sta attraversando una trasformazione culturale decisiva che può portarla dall’essere riconosciuta come una città industriale a una città o un polo culturale in grado di competere con la città di Milano».

Perché è importante creare questo punto di contatto tra i vari enti culturali?
«Le innumerevoli realtà che operano in città sono anche molto divise tra loro. Più che competere, si escludono a vicenda. È in questo clima che abbiamo pensato a un organismo che lentamente potesse intrecciarsi con tutte queste realtà, facendo emergere, di volta in volta, dei progetti condivisi e delle collaborazioni inedite».

Courtesy of Progetto Bao

Oggi le persone lasciano i piccoli centri per andare alla ricerca di nuovi stimoli e migliori servizi nelle grandi città. Perché è importante attivarsi e proporre offerte culturali e momenti di aggregazione anche nelle valli?
«Se è vero che assistiamo a una migrazione verso le grandi città, è anche vero che siamo testimoni della nascita di manifestazioni culturali che operano nei piccoli centri, in periferia e in provincia. Questo accade per diverse ragioni: una di carattere culturale, che tende a mettere in rilievo il concetto di ruralità e di periferia; l’altra in virtù di una riscoperta della pluralità e delle singolarità del proprio territorio. Per noi lavorare nella Valle Trompia e nella Franciacorta è un modo per confrontarci con una natura che in città non esiste, ma è anche l’occasione per portare artiste e performer, che non sono mai stati in Italia, nel piccolo paese di montagna, provocando un’ibridazione tra fenomeni internazionali e contesti periferici sempre nel rispetto delle proporzioni tra l’evento, il contesto ospitante e l’impatto ambientale del primo sul secondo».

Che impatto ha avuto il vostro progetto sul territorio?
«Abbiamo avuto un feedback sempre crescente sia in termini numerici, sia di partecipazione alle nostre attività. Il pubblico è cambiato, soprattutto con l’avvento di Bao. Da due anni a questa parte abbiamo avuto un netto aumento della partecipazione delle fasce dei più giovani. Il pubblico è molto vario e trasversale e questa pluralità ci rende molto felici perché rispecchia la pluralità delle nostre proposte. Il territorio risponde bene, ma c’è ancora molto lavoro da fare. La qualità e la singolarità delle nostre proposte non è immediatamente accessibile pur non essendo ostica o esclusiva. Abbiamo fatto molto per attivare nel territorio percorsi di formazione nelle scuole e nelle accademie, abbiamo coinvolto e prodotto giovani musiciste e musicisti, supportato lo sviluppo di artiste e artisti locali e contribuito alla nascita di progetti speciali come INorchestra, costituita dalle orchestre Euphonia di Brescia e La nota in più di Bergamo (formata da sessantasette musicisti e musiciste con disabilità) operanti nell’ambito del disagio psico-mentale. Attraverso talk, workshop e performance partecipative ci siamo aperti agli abitanti di Monticelli Brusati, Gardone Valtrompia – penso ai bambini e alle bambine coinvolti in Bloom & Doom di Caterina Moroni e a quelli coinvolti in Musica e Gioco –, ma anche gli abitanti del quartiere di via Milano di Brescia (penso alla performance Ti voglio un bene pubblico di Elisabetta Consonni). La città tendenzialmente partecipa in modo più ricettivo e attivo, ma stiamo lavorando per creare una maggiore partecipazione del pubblico della provincia attraverso l’attivazione di tavoli di lavoro con le associazioni locali. Siamo molto fiduciosi. Si tratta di un processo più graduale che darà i suoi frutti nel tempo».  

Courtesy of Progetto Bao

Bao si impegna a offrire una proposta culturale partecipativa, formativa e aggregante per costruire una comunità sempre più aperta, attiva e ampia. Da cosa nasce questa esigenza?
«Perché questa è la realtà che viviamo e che vogliamo costruire. Contro l’idea di una comunità esclusiva (anche quando si dice inclusiva) che proclama una cultura nazionalista, bianca e ancora molto maschile, legata ai grandi eventi e ai grandi nomi, vogliamo costruire una comunità ampia, plurale e ibrida, al di là dei generi, delle discipline e dei contesti predefiniti. Vogliamo ricercare, ma in modo sano e non serioso e autoreferenziale (per non essere a nostra volta esclusivi). In questo certamente una direzione artistica bipolare e talvolta pluripolare ci aiuta molto. C’è molto da fare e ci vuole del tempo. I grandi processi si fanno a piccoli passi e devono emergere più che essere imposti». 

Perché secondo voi è importante che la cultura sia accessibile? Credete che debba avere un valore anche educativo?
«Tra le altre professioni, sono anche insegnante, da tanti anni. La cultura talvolta è un potere distruttivo, talaltra è colonizzazione e rieducazione. Per noi la cultura è formazione individuale e comunitaria. Uno strumento per costruire nuovi modi di stare insieme e per mettere in discussione le stereotipie dei linguaggi. È un contesto di sperimentazione. Le nostre proposte coprono una fascia di età abbastanza ampia: ai minori sono dedicati i laboratori di formazione musicale nelle scuole primarie della provincia bresciana come Musica e Gioco (Danilo Mineo e Pasquale Mirra), un workshop di costruzione di strumenti musicali con oggetti di riciclo e di creazione musicale collettiva tramite l’improvvisazione e la conduction. Siamo anche molto attivi nella formazione per gli studenti delle Accademie di Belle Arti sia nei formati workshop che in quelli più ibridi tra talk e performance. Inoltre, ospitiamo nel nostro festival molti stagiste e stagisti dell’Accademia SantaGiulia nell’ambito della documentazione audiovisiva, della comunicazione e della produzione».

Da quest’anno il progetto realizzerà attività con un minore impatto ambientale. Il binomio tra ecosostenibilità ed eventi culturali è possibile?
«L’anno scorso il Ground music festival ha ottenuto la certificazione Upgreene come realtà a basso impatto ambientale attraverso la compensazione delle emissioni di CO2. La vincita del bando TOCC del ministero della Cultura e Invitalia per la “Transizione ecologica organismi culturali e creativi” ci permetterà di realizzare entro il 2025 importanti passi verso la sostenibilità ambientale. Tra i vari progetti già attivi ci sono l’ideazione, la progettazione e la realizzazione delle scenografie del festival attraverso l’utilizzo del legno bostricato della Valle Trompia, a cura di Vulcano Studio e con il supporto delle studentesse del secondo anno di scenografia dell’Accademia di Belle Arti SantaGiulia; l’acquisto di attrezzature audio e luci a batteria con ricarica a energia solare, per consentire l’allestimento di performance e concerti immersivi nella natura senza il bisogno di allacci temporanei di corrente o l’utilizzo di generatori a benzina; la realizzazione di un’area food & beverage “chilometro zero” e utilizzo di materiali al cento per cento riciclabili; la realizzazione di un’app per il festival che – oltre a fornire informazioni pratiche come il programma e l’acquisto dei biglietti – offra una panoramica completa dei servizi locali (trasporti, ristoranti, alloggi) e delle attività sul territorio (trekking con mappe Gpx, musei, attività didattiche), incentivando il pubblico a prolungare la permanenza e riducendo i viaggi multipli». 

Per voi che ruolo ha la cultura nei processi di sensibilizzazione riguardo tematiche ambientali?
«La sensibilizzazione alla sostenibilità ambientale passa anche attraverso le nostre proposte culturali: oltre ai concerti site-specific e alle performance ambientali, Bao organizza e propone durante il festival escursioni condotte da guide di Media Montagna e talk sulle tematiche ambientali tenuti da specialisti e specialiste del settore e incentrati sulle caratteristiche faunistiche, vegetali e biologiche dei territori d’intervento. Sostenibilità ambientale per noi significa ecologia del suono e della mente, ma anche etica dei comportamenti e politica delle relazioni. Il suono è una materia capace di far risuonare gli spazi fisici e mentali, crea connessioni inedite, è costitutivamente plurale e collettivo»

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter