
Capire quale cucina proporre ai propri ospiti non è mai facile. Tanto che si tratti di un gruppo affermato o di una nuova realtà, e nonostante la ristorazione sia ormai diventata un traino nelle logiche di acquisto, azzeccare la formula corretta cambia decisamente il fatturato. Per noi italiani non è ancora costume vivere gli hotel se non siamo ospiti, mentre per gli stranieri di tutto il mondo gli alberghi non solo sono un elemento chiave della vacanza ma sono anche un luogo alternativo di intrattenimento e relax, diventando spesso asset portante del viaggio.
Ecco perché avere un ristorante stellato, un servizio di room dining efficiente, un cocktail bar aperto fino a tarda notte, un bar a bordo piscina, sono tutti elementi che ci aiutano nella scelta. Tra hotel affini in categoria e fascia di prezzo, sono i servizi a fare la differenza – quanto meno sulla carta – e che, a bilancio, contribuiscono ad aumentare la spesa dell’ospite, invogliarlo a restare nella struttura più lungo e, perché no, tornare.
Il Four Seasons Chao Prahya River di Bangkok è stato eletto come terzo hotel migliore al mondo per la classifica dei World 50 Best Hotels non a caso. Un luogo che nella capitale tutti conoscono, usano come punto di ritrovo, riunioni, ospitalità per guest importanti, festeggiamenti e matrimoni. Oltre ad avere un reparto di banchettistica capace di sfamare oltre mille persone placé, il reparto food and beverage ha una proposta ambiziosa e competitiva.
Il Riva del Fiume è il ristorante principale, capitanato da Andrea Accordi, executive chef di tutta la struttura, originario di Nogara (Verona) ma da anni ormai prestato all’universo Four Seasons e un po’ in tutto il mondo. Accordi sa come conquistare la clientela italiana, internazionale e soprattutto quella locale, che non smette di aumentare in fidelizzazione e frequenza. Un menu che racconta il Mediterraneo attraverso una serie di antipasti caldi e freddi che spaziano da Nord a Sud, una bella selezione di crudi con provenienze da Giappone ed Europa, una vasta selezione di pasta fatta in casa.
Dal raviolo al tagliolino, dal tortiglione alla lasagnetta, non c’è limite alla golosità di un piatto regionale nostrano ma realizzato a migliaia di chilometri da casa, con ingredienti locali e mani thailandesi. Con i produttori è un lavoro in divenire, costantemente volto a migliore la qualità e soprattutto a standardizzarla, aspetto che fino a qualche anno fa non era nemmeno preso in considerazione. «Sono sempre più numerosi i giovani agricoltori che provano a cimentarsi in nuovi raccolti, esperimenti, micro produzioni e siamo davvero soddisfatti del livello raggiunto. Ormai tutte le nostre spezie vengono coltivate in Thailandia e alcune volte abbiamo risultati sorprendenti. Anche per quel che riguarda le carni, ad esempio, sono riuscito a scovare degli allevatori quasi più perfezionisti di me. Come per l’anatra, l’ho trovata delle giuste dimensioni e con il rapporto di carne e grasso che ritengo migliore per un palato che non è così abituato magari a mangiarla e apprezza meno i sapori forti».
Nonostante le trecento camere e le oltre duecento persone che ogni giorno consumano la prima colazione, la produzione di lievitati dolci e salati, dessert, monoporzioni, pizze piccole e pizze vere, pizza a portafoglio e ogni altra tipologia di carboidrato è realizzata in casa. Una forza lavoro con oltre seicento dipendenti, che macina customer care e attenzioni senza stufarsi, senza spocchia e con grande spontaneità. Dopo diversi mesi di studio e tentativi, Andrea e il suo team sono riusciti a mettere a punto una ricetta unica ed esclusiva per pizza e lievito madre. Dopo aver provato con diversi prodotti, è stato facendo fermentare la fava di cacao locale che si è trovata una ricetta definitiva. Oggi la pizza è cotta espressa nel forno elettrico davanti al cliente, guarnita con i migliori ingredienti di stagione e disponibile tutto il giorno, persino a colazione in versione mignon.
La stessa tipologia di madre è usata da Andrea Bonaffini, l’altro italiano in regia con origini piemontesi e una passione smisurata per dolci e gelati: «Sto cercando di lavorare con prodotti locali anche nella pasticceria, perché trovo più coerente operare con quello che il Paese in cui vivi ti offre e perché ci stimola a trovare nuovi equilibri di gusto, così come nuovi orizzonti. Certo, quando entriamo in periodo panettone nessuno ci può toccare la ricetta tradizionale, anche se ogni anno cambiamo gusto» ci racconta. «Ultimamente sono rimasto piacevolmente stupito dall’ottima qualità di cioccolato che si trova in Thailandia. C’è molta differenza a seconda delle zone di arrivo, tra Nord e Sud il prodotto cambia radicalmente e a livello tecnico si devono ancora specializzare, sono produttori giovani. Ma comunque parliamo di un prodotto molto valido e dalle ottime prestazioni».
Il secondo per numero di coperti e impatto visivo è il ristorante Yu Ting Yuan, cantonese cento per cento e che prima del recente cambio chef era insignito di una stella Michelin. Perché un ristorante cinese e non giapponese? Una prima risposta è data dalle numeriche che si possono gestire con questo modello a differenza di un sushi counter, dove la tipologia di cibo e il servizio sarebbero molto diversi. Soprattutto, alla base della cucina thailandese ci sono tecniche di cottura e influenze massicce di cucina cinese. C’è quindi una vicinanza culturale oltre che territoriale, che contribuisce a rendere questo outlet interessante – anche verso i non guest – non solo esclusivamente per la proposta gastronomica.
Recentemente rinnovato nel decoro e negli interni, il Palmier grill and brasserie si trova invece fronte fiume. La cucina francese del tristellato Guillaume Gaillot, executive chef per il Four Seasons di Hong Kong, si adatta a una esigenza da brasserie contemporanea glam e non troppo formale. Quale passepartout migliore di un grande plateau di crudi, una sole meunière o di una soup à l’oignon? La ricchezza delle ricette d’oltralpe mette in genere d’accordo tutti e resta una formula capace di soddisfare pranzo e cena.
Per chi ha un volo a tarda notte e poca voglia di una cena formale, quale migliore opportunità di farsi un drink nel miglior cocktail bar dell’Asia, il BKK Social, magari accompagnato dalle coscette di pollo glassate? È quindi ovvio che avere tanta offerta, e di qualità, non fa che stuzzicare le voglie e costringerci – nel senso buono – a provarle tutte. Se consideriamo anche la comodità di “mettere sulla camera” anziché dover pagare ogni volta, il lusso è servito.
FS Bangkok
300/1 Charoen Krung Road, Yan Nawa,
Sathon, Bangkok 10120
Thailandia
Photo courtesy Four Seasons Chao Prahya River Bangkok
