L’Italia per la libertà Il gran discorso di Mattarella sull’Ucraina, la stampa e contro l’antisemitismo

Durante la annuale Cerimonia del Ventaglio, il presidente della Repubblica ha espresso il suo sostegno a Kyjiv contro l'aggressione russa e ha condannato l’odio verso gli ebrei, ricordando la lezione tragica della seconda guerra mondiale

Valerio Portelli AP/LaPresse

«Ogni atto rivolto contro la libera informazione, ogni sua riduzione a fake news, è un atto eversivo contro la Repubblica». Sergio Mattarella ha scelto la cerimonia del Ventaglio per lanciare un appello alla responsabilità di cittadini e politici sul rispetto delle libertà di stampa, di espressione e di informazione. Durante il tradizionale appuntamento prima della pausa estiva, il capo di Stato ha salutato i giornalisti della stampa parlamentare, chiarendo senza ambiguità il doveroso sostegno dell’Italia all’Ucraina, e la condanna ferma del crescente clima di antisemitismo che dilaga in Europa. Citando Tocqueville, Bobbio, Popper, il presidente della Repubblica ha denunciato le «condizioni angosciose» dei detenuti nelle carceri, «luoghi indecorosi trasformati in palestre criminali», al ritardo del Parlamento per l’elezione del quindicesimo giudice della Corte Costituzionale, che ha così compiuto «un vulnus alla Costituzione» con la sua lunghissima attesa.

Mattarella ha condannato «la disumana giornata del 7 ottobre» e il crescente clima di antisemitismo e di intolleranza religiosa ed etnica che dilaga in Europa, alimentato da «apprendisti stregoni, incauti nel maneggiare pericolosamente strumenti che generano odio e violenza». Una preghiera laica per la pace che invita ad adoperarsi sul piano culturale «contro la pretesa di elevare l’odio a ingrediente, a elemento legittimo della vita: una spinta a retrocedere nell’inciviltà. Un odio che viene spesso alimentato sul web, che va non soltanto condannato ma concretamente contrastato con rigore e severità.».

Il presidente della Repubblica ha rinnovato poi il sostegno dell’Italia all’Ucraina. Secondo Mattarella, la Russia ha «regalato» alla Nato un rilancio di ruolo e protagonismo: «Chi non ricorda le parole di più di un Capo di Stato e di governo di Paesi della Nato che, appena tre anni fa, la definivano in stato di accantonamento, per usare un termine davvero riduttivo rispetto alle espressioni allora adoperate?». Il presidente si è soffermato sulla supposta war fatigue nelle pubbliche opinioni verso la resistenza di Kyjiv contro l’invasione russa. «È vero. A nessuno – comprensibilmente – piace un’atmosfera in cui la guerra abbia prolungata presenza, anche se non vi si è coinvolti. Come non lo è l’Italia. Aggiungo, personalmente, che spinge a grande tristezza vedere che il mondo getta in armamenti immani risorse finanziarie, che andrebbero, ben più opportunamente, destinate a fini di valore sociale. Ma chi ne ha la responsabilità? Chi difende la propria libertà – e chi l’aiuta a difenderla – o chi aggredisce la libertà altrui?», ha aggiunto, volendo poi ricordare le dinamiche dell’occupazione tedesca della Cecoslovacchia, in particolare della regione dei Sudeti, che Hitler  annesse al terzo Reich.

«Historia magistra vitae», ha detto richiamando il tragico errore delle potenze europee del tempo che, anziché difendere il diritto internazionale e sostenere la Cecoslovacchia, diedero a Hitler il via libera. La Germania occupò i Sudeti, e poco dopo l’intera Cecoslovacchia, e dopo ancora la Polonia, e infine scoppiò la tragedia della Seconda Guerra Mondiale «che, verosimilmente, non sarebbe scoppiata senza quel cedimento per i Sudeti», ha ricordato Mattarella. «L’Italia, i suoi alleati, i suoi partner dell’Unione sostenendo l’Ucraina difendono la pace, affinché si eviti un succedersi di aggressioni sui vicini più deboli. Perché questo – anche in questo secolo – condurrebbe a un’esplosione di guerra globale», ha suggerito il Presidente. 

Il discorso di Mattarella è disseminato di moniti severi e rimproveri sul rispetto della libertà di stampa:«Si vanno, negli ultimi tempi, infittendo contestazioni, intimidazioni, quando non aggressioni, nei confronti di giornalisti, che si trovano a documentare fatti. Ma l’informazione è esattamente questo. Come anche a Torino, nei giorni scorsi», ha aggiunto il capo di Stato, facendo riferimento al giornalista de La Stampa, Andrea Joly, aggredito da un gruppo di militanti di CasaPound.  A pochi giorni dalle dimissioni della presidente Rai Marinella Soldi e dalle dichiarazioni della presidente del Consiglio sull’inchiesta di Fanpage su Gioventù Nazionale, la libertà di stampa in Italia è sempre più in pericolo. «È responsabilità della Repubblica e dell’Unione europea che i valori del pluralismo si affermino anche nei nuovi ambiti e si creino le condizioni per accompagnare la transizione in atto», ha concluso, alludendo al recente Regolamento sulla libertà dei media approvato lo scorso aprile dall’Unione europea. 

A fine discorso, Mattarella ha rinsaldato il ponte tra Italia e Stati Uniti. Il capo di Stato ha ringraziato l’uscente presidente americano Joe Biden, che ha annunciato il ritiro dalla corsa alla Casa Bianca, «per il suo apprezzato servizio e per la sua leadership». Da ultimo, un monito alla politica italiana: «Nessuno – vorrei presumere – ipotizza di conformare il proprio orientamento a seconda di quanto decidono elettori di altri Paesi e non in base a quel che risponde al rispetto del nostro interesse nazionale e dei principi della nostra Costituzione. Questo vale sia per l’Italia, sia per l’Unione europea».

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