«Le décor est planté, tout est en place, tout est prêt» («La scena è allestita, tutto è a posto, tutto è pronto»): con una solennità consona all’esprit francese, il presidente del Comitato Olimpico Internazionale Thomas Bach ieri ha virtualmente tagliato il nastro delle Olimpiadi 2024 che si apriranno con la grande inaugurazione venerdì lungo la Senna. D’altronde il barone Pierre de Coubertain nacque non lontano dal grande fiume parigino. E così per l’ennesima volta Parigi sarà al centro del mondo, non soltanto – questo è ovvio – dal punto di vista sportivo.
Su Linkiesta Alessandro Cappelli ha scritto tutto quello che c’è da sapere sui problemi enormi dal punto di vista organizzativo e sui rischi per l’ordine pubblico. Una Olimpiade mentre non lontano infuriano due guerre non si era mai vista prima. Per di più la guerra più vicina l’ha scatenata un Paese, la Russia, che odia la Francia e il suo Presidente che si è schierato con gli aggrediti, gli ucraini: e qualche brivido viene. I parigini hanno lasciato la città in mano ai turisti, alle forze dell’ordine e a tutto il gigantesco circo mediatico.
Emmanuel Macron, che si gioca molto del suo prestigio nelle prossime settimane, ha rivolto un appello a una tregua politica, il che pare contraddittorio per l’uomo che due mesi fa ha incendiato il quadro politico sciogliendo il Parlamento con tutto quel che ne è seguito e che è sotto gli occhi di tutti. Non che non sapesse, l’inquilino dell’Eliseo, che le Olimpiadi si sarebbero potute svolgere senza un governo in carica. Ma Macron è così, sembra non temere mai nulla, appare sempre ottimista e positivo, uno che ci crede: «Sarà una festa che farà bene a tutti», ha detto al mega-ricevimento all’Eliseo.
Per la Francia è una grandissima vetrina. E anche per lui, ovviamente, che alla fine di questo lungo tornado politico francese è l’unico ben in sella. Il fatto che noi italiani non valutiamo bene è che dietro Macron, dietro i partiti, dietro le lotte politiche, in Francia c’è uno Stato che funziona ancora abbastanza bene. La macchina gira. I corpi dello Stato garantiscono la continuità dell’amministrazione, della polizia, della giustizia. Non c’è un governo, a Parigi, ma la vigilia delle Olimpiadi non ne ha risentito.
I problemi della Francia sono soprattutto fuori dalla politica e dallo Stato, quello ai quali la politica non sa rispondere: i giovani, le periferie, gli immigrati. Tutto questo Macron lo sa benissimo. Non sta facendo niente per accelerare la soluzione della crisi politica sapendo che la chiave è nelle sue mani, tanto più che i partiti continuano a menare il can per l’aia. Principalmente, come sempre, quelli di sinistra.
Sembra di tornare al secondo dopoguerra, ai “Mandarini” di Simone de Beauvoir, quel romanzo un po’ dimenticato nel quale sfilano i personaggi e le diatribe di una sinistra a suo modo fascinosa ma inconcludente. I “Mandarini” del 2024, cioè l’aristocrazia intellettuale e politica di sinistra, sono la brutta copia di quelli del 1946.
Se si passa in rassegna quello che il Nouveau Front Populaire ha combinato dal 7 luglio (il secondo turno delle elezioni) a oggi c’è da mettersi le mani nei capelli. Nei giorni successivi alle elezioni, diverse figure proposte dal Nfp sono state scartate, a partire da Jean-Luc Mélenchon, il cui desiderio di guidare il governo non è stato condiviso dagli altri membri della coalizione. Successivamente, per ripicca, sono stati esclusi anche Olivier Faure, segretario del partito socialista, l’ex presidente della Repubblica François Hollande e altri esponenti socialisti, sulla base di un veto di Mélenchon che ha detto no anche su alcuni dei purgati dallo stesso Mélenchon, come il deputato François Ruffin, che era stato l’ideatore del Nfp.
In mezzo a questo conflitto tra France Insoumise e socialisti, il partito comunista ha proposto Huguette Bello, presidente della regione d’oltremare La Réunion. Ma Bello, considerata abbastanza vicina a Mélenchon, è stata bruciata dai socialisti. A quel punto, questi ultimi hanno proposto una figura non politica, una tecnica, Laurence Tubiana, economista e docente a Sciences Po. Tubiana è stata la negoziatrice per l’accordo Cop 21 durante la presidenza Hollande e ha presieduto la convenzione cittadina sul cambiamento climatico voluta da Macron. Vicina ai socialisti, la sua candidatura era sostenuta anche da comunisti e Verdi. Tuttavia, France Insoumise si è dichiarata contraria, poiché Tubiana aveva in passato firmato un appello a favore di un accordo tra Macron e la sinistra per il governo del Paese.
Come si vede, la desistenza è stata uno strumento formidabile per battere l’estrema destra ma si è anche rivelata un ginepraio nel quale trovare un candidato condiviso appare impresa impossibile. Comunque, le trattative proseguono. Ieri sera finalmente un passo unitario: i partiti del Nuovo Fronte Popolare si sono messi d’accordo sul nome da proporre come Primo ministro, Lucie Castets, direttrice delle finanze al comune di Parigi e oppositrice alla riforma delle pensioni di Macron. Vedremo quanto durerà questo nome. Probabile che lo sblocco verrà in qualche modo imposto dal presidente. E anche se i partiti di sinistra non riescono a cavare un ragno dal buco e la politica è in affanno, che le Olimpiadi di Parigi abbiano inizio.