Oltre la seteVerde, blu e grigio sono i nuovi pantoni dell’acqua

Abbiamo cercato di capire le vie parallele di questa risorsa esclusiva analizzando l’uso nella produzione agricola e il suo riutilizzo

Talvolta non ci rendiamo conto dell’importanza e dell’unicità degli elementi con cui abbiamo a che fare giornalmente. L’acqua è uno di questi, protagonista non solo della maggior parte dei tessuti che compongono il nostro organismo ma anche sostanza fondamentale per la vita sulla Terra. A tutti i livelli, e sempre di più anche in quello agricolo e industriale, l’acqua va trattata come una risorsa idrica esclusiva, che occorre preservare, recuperare, riutilizzare e mai sprecare.

Dal coinvolgimento degli allevatori, alle attività di recupero e riutilizzo degli scarti, fino all’autoproduzione energetica, il gruppo Inalca è in prima linea per fare la sua parte nell’applicare i principi di economia circolare e nel rispetto dell’ambiente lungo tutta la filiera, dall’allevamento al prodotto finito. Pertanto, gli ambiti su sui concentra le proprie attività nella sostenibilità ambientale sono molto ampi e riguardano l’agricoltura, l’allevamento, il consumo di acqua, il packaging, l’energia, il controllo delle emissioni, la gestione dei rifiuti e dei sottoprodotti.

Focalizzandoci sulla gestione dell’acqua, per i propri siti produttivi l’azienda utilizza in grandissima parte risorse idriche provenienti da falda, che offrono maggiori garanzie in termini di qualità. Oltre il 90% degli approvvigionamenti idrici è gestito direttamente, sia per la fase di prelievo dalla falda, che per la fase di distribuzione, utilizzo e depurazione. Il ciclo idrico direttamente gestito dall’azienda assicura una gestione senza sprechi della risorsa, in quanto la rete distributiva è particolarmente presidiata e controllata.

Le acque reflue dei processi industriali di Inalca non presentano sostanze particolarmente pericolose per l’ambiente, e gli impianti di depurazione sono capaci di rendimenti elevatissimi: negli ultimi tre anni è stato avviato a recupero una media di oltre circa 91.742 mc/anno di acque depurate. Inoltre, per verificare gli impatti reali, l’Epd (Enviromental Product Declaration), strumento di conoscenza fondamentale per raggiungere l’obiettivo di rendere più sostenibile la produzione, è stato applicato a diversi prodotti, riuscendo a misurare con esattezza i quantitativi di acqua utilizzati.

Ma la questione più delicata riguarda la fase dell’allevamento bovino, la cui impronta idrica è spesso citata in modo superficiale. Va ricordato che l’impronta idrica dei sistemi agro-zootecnici è l’insieme delle componenti di acqua verde (piovana), blu (prelevata dalle falde o da altri corpi idrici) e grigia (acqua di depurazione).

La green water nello specifico è il volume di acqua piovana evapo-traspirata dal suolo e dalle piante coltivate. La blue water corrisponde al volume di acqua proveniente da corsi superficiali o dalle falde sotterranee e impiegato lungo la filiera produttiva senza essere restituito al bacino. Infine, la grey water è volume di acqua eventualmente inquinata durante la produzione e misurato come il volume teoricamente richiesto per diluire gli inquinanti per riportare l’acqua alla sua disponibilità. Ebbene, la componente verde, quella più rilevante che rappresenta oltre il 90%, è l’acqua piovana che però fa parte del ciclo di evapotraspirazione e che ritorna nell’ambiente.

Per approfondire: https://www.inalca.it/it/bilancio-di-sostenibilita/

Cover image courtesy Red Tiger K, Unsplash

 

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