Cercasi guida fluidaI benefici climatici e ambientali (ma anche sociali) del telepedaggio in autostrada

Nel 2023, secondo uno studio del Sustainability Lab dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, in Italia sono state risparmiate oltre settantaduemila tonnellate di CO2 grazie al telepedaggio di Telepass, che elimina gli “stop and go” dovuti al biglietto. Ne parliamo con il professor Giovanni Vaia, uno degli autori della ricerca

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Lo stile di guida è un fattore rilevante anche in termini climatici e ambientali: le frequenti accelerazioni e decelerazioni – inscrivibili nella definizione di stop and go – consumano con più rapidità freni e pneumatici, aumentando così la generazione di polveri sottili e gas serra come l’anidride carbonica (CO2). Questo argomento, specialmente in un periodo in cui il modello della Città 30 è sempre più in cima all’attualità, è spesso al centro dei dibattiti sulla mobilità urbana. 

Per inquadrare il fenomeno in modo più esaustivo, però, è necessario focalizzarsi anche su ciò che accade in autostrada, soprattutto perché in Italia il trasporto su gomma è ancora molto diffuso. Per rendere l’idea, secondo i dati Eurostat elaborati da Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici), nel 2020 nel nostro Paese sono state trasportate 133.265 milioni di tonnellate di merci per chilometro: il 14,1 per cento in più rispetto al 2015. 

Ad approfondire il tema dell’impatto ambientale dello stile di guida in autostrada è stato il Sustainability Lab dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, che – in collaborazione con Telepass – ha pubblicato una ricerca dal titolo “Studio sulle emissioni inquinanti evitate con il telepedaggio nell’anno 2023. Il fattore Telepass nella smart mobility”. 

Nel 2023, secondo i risultati, sono state risparmiate oltre settantaduemila tonnellate di CO2 grazie al sistema del telepedaggio di Telepass, che elimina gli stop and go per il ritiro e il pagamento del biglietto. Una cifra che, per fare qualche paragone, equivale all’anidride carbonica emessa durante diecimila viaggi intorno alla Terra, oltre mille viaggi dalla Terra alla Luna e settecentocinquantottomila tragitti in auto da Roma a Milano. 

«Abbiamo calcolato, tramite un algoritmo, i tempi morti di attesa al casello, ma non solo. Abbiamo definito la velocità media di attraversamento con il Telepass, verificando i momenti di decelerazione con il passaggio sotto il portale e i successivi momenti di accelerazione. Facendo questi calcoli, e ponderandoli in base alle categorie di veicolo, abbiamo calcolato il risparmio in termini di anidride carbonica e altri gas inquinanti», racconta a Linkiesta il professor Giovanni Vaia, membro del dipartimento di Management – Venice School of Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia, che ha guidato lo studio assieme a Raffaele Pesenti.

La ricerca si riferisce al 2023, l’anno in cui il traffico è tornato ai livelli precedenti alla pandemia da Coronavirus. Nell’arco dei dodici mesi, in Italia, sono stati percorsi più di quattrocentotrentacinque chilometri da parte di mezzi che hanno utilizzato un dispositivo Telepass per il pagamento del telepedaggio. Stando alla ricerca, la fluidità di guida garantita da questa tecnologia ha evitato la dispersione sia di gas a effetto serra, sia di polveri sottili: è un beneficio spalmabile su più livelli, capace di mitigare sia il cambiamento climatico, sia l’inquinamento atmosferico. 

I risultati dello studio delineano il telepedaggio, introdotto nel nostro Paese da Telepass nel 1990, come uno dei primi esempi di smart mobility, grazie alla maggiore ottimizzazione dei flussi di traffico e una soluzione virtuosa per l’ambiente in termini di conservazione a lungo termine della natura e della biodiversità e riduzione dell’impronta di carbonio del settore dei trasporti.

Gli stessi obiettivi di riduzione dell’impatto ambientale in ambito urbano ed extraurbano sono evidenti anche nei trenta servizi addizionali collegati ai nuovi stili di mobilità che l’azienda ha affiancato allo “storico” servizio di telepedaggio, come ad esempio la possibilità di pagare i parcheggi in oltre trecentocinquanta strutture convenzionate quali aeroporti, stazioni e fiere o la possibilità di accedere alla rete interoperabile di ricarica elettrica più estesa d’Italia con oltre trentottomila punti di ricarica su tutto il territorio nazionale. 

L’impatto positivo dell’eliminazione degli stop and go è stato riscontrato su tutti i veicoli, in particolare sui mezzi pesanti: nel caso degli ossidi di azoto, recita lo studio, la riduzione è stata tre volte superiore rispetto ai veicoli di classe “A” (motoveicoli e autoveicoli con due assi e un’altezza inferiore o uguale a centotrenta centimetri), così come per il particolato emesso dallo scarico. 

«Com’è noto, i veicoli più pesanti producono più inquinamento. Tuttavia, c’è anche un’interessante area di miglioramento sulle auto di categoria “A”, quelle più comuni che vediamo spesso in coda al casello con l’aria condizionata accesa. Solo la metà di questi veicoli è dotata di telepedaggio. Incrementando l’uso del dispositivo sulle auto più diffuse, l’impatto ambientale scenderebbe ulteriormente», aggiunge il professor Vaia, che ha parlato anche dei benefici sociali di una guida più fluida in autostrada. 

«L’eliminazione degli stop & go causa meno ingorghi, con effetti multipli che vanno al di là della riduzione delle polveri sottili e della CO2. Un altro esempio riguarda anche i benefici in termini di inquinamento acustico sui territori circostanti. Per questo è fondamentale fornire sempre più feedback sui comportamenti di guida. Solo così possiamo allargare il discorso», spiega l’esperto. 

Un’altra parte essenziale dello studio riguarda i paragoni tra 2023 e 2022, quando sono stati registrati trecentosessantasette milioni di chilometri percorsi sulle tratte autostradali italiane (circa 2,4 milioni di transiti su base media giornaliera). Nel 2023 il risparmio in termini di emissioni si è aggirato attorno al diciotto per cento rispetto all’anno precedente, nonostante l’aumento del traffico. 

Studi come questi, sottolinea il professor Giovanni Vaia, sono importanti anche per «studiare nuove strategie di sostenibilità». Secondo il co-autore della ricerca, «bisognerebbe individuare nuove tecniche di evoluzione dei grandi trasportatori logistici, così da stimolare la loro conversione verso l’elettrico o l’idrogeno. Le aziende che trasportano merci su gomma devono migliorare in termini di comunicazione e monitoraggio, sotto molti punti di vista: emissioni di CO2, tempo trascorso nelle grandi città nel traffico, incidenti provocati. È fondamentale capirne di più, anche alla luce della crescita dell’e-commerce dopo la pandemia».

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