Quella di ieri è stata una delle sessioni più tese mai vissute dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. A volerla è stato l’Iran, a margine di una giornata gonfia di minacce a Israele e condanne da parte di tutto il Medio Oriente, dalla Russia e dalla Turchia. L’accusa allo stato ebraico è di aver perseguito un chiaro obiettivo politico con l’uccisione di Ismail Haniyeh. L’hanno espressa chiaramente i rappresentanti iraniani all’Onu, convinti che vi sia anche l’aggravante di voler destabilizzare nuovo governo di Teheran.
L’eliminazione di Haniyeh è stata definita come «orribile atto terroristico e grave violazione del diritto internazionale», e la convocazione del Consiglio Onu mirata a ottenere un’azione «immediata ed efficace» è quel che rimane di una attività diplomatica che è costantemente messa in discussione dagli inni alla guerra di Khamenei.
L’Iran ha chiesto spiegazioni anche agli Stati Uniti in quanto «alleato strategico e principale sostenitore di Israele», complice della morte di Haniyeh che non sarebbe mai stato ucciso senza il via libera e il supporto dell’intelligence americana.
La risposta degli Stati Uniti è stata altrettanto perentoria: dall’Onu i rappresentanti di Washington hanno ribadito la totale estraneità e negato qualsiasi coinvolgimento nella decisione di colpire la residenza del capo di Hamas, ospite di Teheran.
Il discorso del rappresentante di Washington al Consiglio di sicurezza è iniziato con la premessa che «Israele ha il diritto di difendersi da Hezbollah e da altri terroristi» ed è terminato con un appello: «Ogni membro di questo Consiglio dovrebbe chiedere all’Iran di smettere di armare, consigliare e finanziare gruppi terroristici e di frenare le azioni dei suoi partner che minacciano la pace e la sicurezza nella regione». Un riferimento chiaro ai gruppi come gli Houti, sostenuti da Teheran, che continuano a destabilizzare l’intera area.
Dal Consiglio Onu in ogni caso si è percepito un vero accerchiamento geopolitico dello stato ebraico: l’Algeria ha espresso condoglianze e solidarietà al popolo palestinese, definendo l’attacco a Ismail Haniyeh come un attentato al diritto internazionale. Seria preoccupazione è stata espressa anche dal rappresentante cinese, mentre la Russia, ha criticato la violazione delle frontiere con le armi. Sopra le righe, come al solito, le reazioni turco Erdogan, inneggianti a una potente ritorsione, a supporto di quella annunciata da Khamenei. L’Ayatollah ha infatti impartito ieri l’ordine di attaccare Israele con una rappresaglia esemplare.
Nel panico da escalation imminente le uniche parole rassicuranti sono state quelle del portavoce della sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby: «Non ci sono segnali di un imminente aggravamento della crisi», ha detto ai giornalisti. Poi però ha anche precisato che la preoccupazione c’è ma che esistono ancora m risorse per evitare la soluzione peggiore.