Lontano dalle spiagge assolate del Mediterraneo e dalle coste battute dalle onde dell’Atlantico; lontano dagli splendori di Madrid e dai giardini andalusi; lontano dalla movida catalana e dai sentieri della Spagna verde. Aragona e Navarra sono tra le mete meno turistiche della Spagna, ma per storia, bellezza naturale e ricchezza artistica non hanno nulla da invidiare a territori più gettonati, talvolta sviliti proprio da un’eccessiva presenza di visitatori. Solo Pamplona, la città dei tori, fa eccezione: migliaia di persone partecipano alla Festa di San Fermín, famosa soprattutto per gli encierros, le corse dei tori che attraversano le strade della città, raccontate da Hemingway.

Pamplona e la Navarra
Ma ci sono moltissimi altri motivi per visitare Pamplona, a partire dai quartieri medievali, dalla cattedrale, con lo splendido mausoleo del re Carlo III il Nobile, fino alla elegante Plaza del Castillo. La visita può iniziare da un moderno e raffinato hotel come il Tres Reyes e proseguire con soste gastronomiche in locali che conservano i sapori più genuini della cucina locale: il Bar mochuelo propone le tipiche cazuelicas, “ciotoline” con trippa o ajoarrero o polpette, e poi formaggi, salumi, oltre a piatti dal sapore desueto, come le orecchie di maiale impanate; per nulla turistico è anche il Bar Hawai dove servono baccalà, piedini di maiale, crocchette e una indimenticabile tortilla de patatas, la frittatona con patate e cipolle.

Come tutti i capoluoghi, Pamplona raccoglie il meglio della regione: la trota di fiume o il salmone del Bidasoa, gli asparagi, pregiatissimi, bianchi, grossi e carnosi, i formaggi, gli insaccati e le carni. Tra le specialità da provare le alubias pochas, fagioli in zuppa, l’agnello al chilindrón (con peperoni secchi), il maialino da latte arrosto.
A soli quarantacinque chilometri d Pamplona, nella storica città medievale di Olite, si trova il Castello dei Re di Navarra, monumento nazionale, oggi trasformato in albergo: il Parador di Olite è un luogo da visitare, tra torri, corridoi, cortili, e dove dormire sentendosi parte di una favola antica. E il suo ristorante offre una ricchissima vetrina di cucina navarra: queso D.o. Navarra Roncal, e txistorra (salsiccia), per cominciare con formaggi e salumi, bacalao ajoarriero, baccalà con salsa di pomodoro, aglio e peperoni rossi secchi, senza dimenticare le deliziose migas del pastor de Ujue con txistorra y huevos camperos fritos, le molliche di pane rosolate. Queste sono un piatto diffuso in molte zone della Spagna, e qui vengono preparate secondo la ricetta di Ujue, pittoresco borgo navarro, e servite con salsiccia e uova.

E a proposito dei re di Navarra, non si può non ricordare che nella deliziosa Roncisvalle, tappa del Cammino di Santiago (ne abbiamo parlato qui) si può visitare la tomba di Sancho VII il Forte, l’ultimo re di Navarra, un “gigante” alto circa due metri e venti, che riposa nella Capilla de San Augustin.
L’Aragona
Il Regno di Navarra aveva unificato nell’undicesimo secolo la cristianità nel Nord della Spagna; alla morte del re Sancho III il Grande, la Contea di Aragona divenne regno autonomo sotto Ramiro il Bastardo, che ampliò il suo territorio fino ad arrivare a conquistare Saragozza. Il capoluogo aragonese racchiude stili diversi in un percorso di storia che parte dalle rovine della romana Caesaraugusta: due cattedrali, la più celebre, la Basilica di Nostra Signora del Pilar, capolavoro barocco, e la Seo, la Cattedrale del Salvatore, costruita nel dodicesimo secolo sul luogo in cui prima sorgeva la moschea, dove lo stile gotico e rinascimentale incontrano il mudejar. È quest’ultimo uno stile unico, sintesi di elementi cristiani, ebraici e musulmani. Le due cattedrali si aprono, una di fronte all’altra, sulla maestosa plaza del Pilar, una delle più grandi di tutta la Spagna. Guardano la Basilica le stanze dell’Hotel NH Ciudad de Saragoza, e a pochi passi si ammira un altro simbolo della città, il puente de piedra sull’Ebro.
Tra tanta bellezza, lasciamo spazio anche al gusto: ci sono ristoranti stellati in città, e altri che propongono una cucina innovativa come Cancook, ma anche ristoranti di cucina tipica aragonese, come El Fuelle, ideale per assaporare, tra le altre specialità, il ternasco de Aragon asado, agnello da latte tutelato dal marchio Igp, cotto lungamente nel forno a legna e servito con patate.

Il turista goloso non può rinunciare a portarsi a casa un adoquín del Pilar come souvenir, una caramella gigante (gigante davvero, anche mezzo chilo) avvolta in una carta che riporta l’immagine coloratissima della Madonna del Pilar; e dentro la carta è impresso il testo della jota, ballo popolare aragonese.
Fuori dalla capitale, la terra di Aragona si estende nella sua varietà e bellezza, tra alte montagne dove volano le aquile, veri e propri deserti (celebre quello di Los Monegros), meraviglie naturali e cittadelle fortificate. Tra queste ultime da non perdere Sos del Rey Catolico, dove nacque Ferdinando II d’Aragona, conosciuto come Ferdinando il Cattolico. Le piazze, le chiese romaniche, le strette vie medievali, le mura e le torri, il castello: tutto è affascinante in questo borgo. Il luogo migliore per soggiornare, il Parador, sorge dentro le mura, e oltre alle eleganti camere offre un’ottima cucina aragonese.

Assolutamente da visitare anche Huesca, con la sua splendida cattedrale, mentre per gli amanti dello stile mudejarimperdibile è Teruel: qui si trova il più importante complesso architettonico in questo stile, patrimonio dell’umanità. Ma al di là dei monumenti, delle chiese e delle torri con le caratteristiche, colorate decorazioni di ceramica, tra le attrattive di questa piccola città c’è il famosissimo e squisito prosciutto Do. Il Jamon de Teruel si può gustare nei tanti ristoranti della cittadina, da quello del Parador all’apprezzatissimo Yain, che lo propone in una carta contemporanea ed elegante, fino ai locali più tradizionali come la Mesón El Óvalo.
Tra i prodotti stella della gastronomia locale anche il queso de tronchon, che trova menzione già nel “Don Quijote”, e i tartufi. Ma la vetrina di sapori di tutta la regione è ricca e varia. Tra i salumi vanno ricordati anche la longaniza, saporita salsiccia, e l’arbiello, come qui viene chiamata la chistorra. I prodotti dell’orto si affiancano alle carni nella realizzazione di specialità come il pollo al chilindròn, i fardeles, fagottini di fegatelli di maiale, le madejas, interiora di agnello in salsa di aglio verde, o la sopa de ajo en perolico, zuppa di aglio cotta in un perol (tegame di coccio), servita con uovo.

Il pesce è quello di fiume, a partire dalla trota, che qui si serve in mille modi, come in mille modi si cucina il baccalà. E poi dolci, come la trenza de Almudévar, treccia dolce di sfoglia con frutta secca, o i prodotti a base di mandorle e castagne.

Indirizzi utili
Parador de Olite
Pza. Teobaldos, 2 – Olite (Navarra)
Parador di Sos del Rey Catolico
Arquitecto Sainz de Vicuña, s/n – Sos del Rey Católico (Zaragoza)
NH Ciudad de Saragoza
Av. de César Augusto, 125 – Casco Antiguo (Zaragoza)
Barcelò Hotel Huesca
Av. De Fernando,el Católico, 2 – Huesca
Bar Mochuelo
C/ de Juan María Guelbenzu, 48 –Pamplona
El Fuelle
Cl. Mayor, 59 – Casco Antiguo (Zaragoza)
Parador de Teruel
Carretera Sagunto-Burgos km 122,5 – Teruel

